Pensioni, la 'fase 2' arranca: Poletti sui bonus, Boeri e Fornero frenano

13 settembre 2017 ore 16:36, Luca Lippi
Alla vigilia della nuova seduta del tavolo sulle pensioni convocata per oggi, il segretario generale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti ha dichiarato:Abbiamo acquisito un primo risultato sulla rivalutazione delle pensioni, con un nuovo meccanismo che entrerà in vigore dal 2019 e che tutelerà maggiormente il potere d’acquisto dei pensionati. Restano però molti nodi da sciogliere, come il riconoscimento del lavoro di cura delle donne, le pensioni dei giovani e il blocco dell’adeguamento dell’età all’aspettativa di vita. In mancanza di risposte chiare del Governo su questi punti, siamo pronti a mobilitarci”.
L‘appello di Pedretti, ospite di un dibattito che ha visto anche l’intervento del presidente della Commissione lavoro della Camera dei Deputati Cesare Damiano, arriva in vista di un incontro dal quale la Cgil si attende concreti passi avanti nel confronto con l’esecutivo, a partire dalla questione dell’aspettativa di vita. Ha proseguito Pedretti:Su questo tema  finora non ci sono state risposte da parte del Governo, nonostante si sappia che l’aspettativa cambia a seconda del mestiere e che per un operaio siderurgico non è la stessa di un professore universitario. Da parte del Governo, finora, non è stata manifestata disponibilità a intervenire su questo punto”.
Pensioni, la 'fase 2' arranca: Poletti sui bonus, Boeri e Fornero frenano
IL FRONTE PENSIONI ANTICIPATE
Intanto, sul fronte delle pensioni anticipate e Ape sono state fornite notizie da Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro alla Camera. “In attesa del decollo dell’Ape volontaria possiamo già fare un primo consuntivo dei lavoratori e delle lavoratrici che sono andati o andranno in pensione grazie alle correzioni apportate, dal 2012 a oggi, al sistema pensionistico. Si tratta di oltre 160.000 persone coinvolte nelle 8 salvaguardie, di circa 36.000 lavoratrici che hanno beneficiato di Opzione Donna e di oltre 60.000 lavoratori che hanno fatto richiesta per l’Ape sociale: in totale oltre 255.000 persone che anticipano la pensione, alle quali aggiungere coloro che aderiranno all’Ape volontario”.
Ha spiegato Damiano: “Per finanziare queste scelte, con una lunga e difficile battaglia parlamentare, sono stati stanziati complessivamente oltre 20 miliardi di euro, parte dei quali non verranno spesi e andrebbero recuperati per nuovi interventi previdenziali”. Ha concluso: “Tra questi, nel confronto tra governo e sindacati, acquista importanza il tema dell’aspettativa di vita: recenti studi hanno evidenziato che nei primi 3 mesi del 2017 la mortalità è aumentata del 15%. Un altro colpo alla crescita dell’aspettativa di vita, dovuta anche a fattori di crescente povertà, come nel 2015. Per questo ci aspettiamo una correzione, al ribasso, dell’aumento di 5 mesi dell’età pensionabile previsto dal 2019”.

I NODI DELL’APE
A parte le risorse, che per l'Ape social sono già state valutate insufficienti rispetto alle domane, c'è da sottolinerae che per l'anticipo volontario non ci sono ancora gli accordi con l'Abi e con l'Ania (rispettivamente banche e assicurazioni). Probabilmente, la finanza sta aspettandosi un rialzo dei tassi (attualmente a zero) attraverso cui poter guadagnare di più dall'accordo. Questo ritardo in ogni caso provoca qualche dubbio sul fatto che l'Ape volontaria possa avere un seguito nel breve.
Elsa Fornero ha ripreso il dibattito sulle pensioni intervenendo alla trasmissione diMartedì. Sull’età pensionabile la Fornero ha detto: “L’aumento dell’età pensionabile può essere considerato troppo”. Però va spiegato che “non c’è un’età, il sistema pensionistico si basa su due principi”. Il metodo contributivo “si basa sulla cifra di contributi versati”, mentre il secondo è un automatismo. Nello specifico “l’automatismo dell’allungamento di vita è stato introdotto per una questione di equilibrio per i conti e le generazioni future. Si può uscire prima se si adotta la flessibilità che comunque aumenta da 63 fino a 70 anni” ha chiosato l’economista. 
Riguardo l’Ape volontaria e social il pensiero dell’ex ministro è chiaro. La prima “è un prestito che viene dato a una persona che può decidere di lavorare part time”. La cosa che passa sotto banco è che “La persona deve restituire il prestito”. Quindi in un certo senso “si è data l’illusione che così si potesse anticipare il pensionamento”, ma ha dichiarato che non c’è nessun anticipo. Invece per quanto riguarda l’Ape social il giudizio è meno aspro “la flessibilità ai lavoratori usuranti e svantaggiati è versata dalla fiscalità, l’esecutivo poteva muoversi prima, ma non critichiamo troppo il governo”.

IL CONTENTINO DI POLETTI ALLE DONNE
Discutendo con i sindacati sulla ‘fase 2’ della riforma previdenziale, Poletti ha messo sul piatto uno ‘sconto’ di sei mesi per ciascun figlio (per un massimo di 2 anni), riconoscendo dunque il lavoro di cura ai fini previdenziali. Per l’accesso all’Ape social, una volta compiuti i 63 anni di età, a una donna con 4 figli basterebbero così “solo” 28 anni di contributi invece che 30 (o 34 invece di 36 per chi ha svolto lavori gravosi). La proposta parte dalla constatazione che tra i 66mila lavoratori che hanno chiesto l’anticipo pensionistico riservato alle categorie svantaggiate e pagato dallo Stato solo il 29% è rappresentato da donne. Proprio perché per loro è più difficile raggiungere gli anni di contributi richiesti. L’obiettivo del governo è quello di arrivare al 40%. Si tratta di 4mila lavoratrici in più secondo le stime di Cgil, Cisl e Uil, che ritengono però la proposta insufficiente a bilanciare lo squilibrio delle domande tra uomini e donne e, soprattutto, a sostenere le madri penalizzate dal mercato del lavoro e dall’assenza di politiche per la famiglia che vadano oltre i bonus spot.
A tale proposito Boeri ha anche avvertito che in questo modo si espongono le donne madri al rischio di essere mandate via dal datore di lavoro per ridurre la forza lavoro, obbligandole ad andare in pensione con una pensione più bassa per il resto della vita”. E “il secondo problema è quello di introdurre una discriminazione tra le donne che hanno figli e quelle che magari hanno preferito concentrarsi sulla carriera”.

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autore / Luca Lippi
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