Non c'è pace per Alitalia: scioperi, esuberi e interventi statali

20 marzo 2017 ore 15:22, Luca Lippi
Alitalia cancella il 40% dei voli programmati, sia nazionali che internazionali, per lo sciopero dei controllori di volo. Alcune sigle sindacali hanno proclamato un’agitazione dalle 13 alle 17 e, sempre per l’intera giornata di oggi, ad eccezione delle fasce garantite 7-10 e 18-21, la sigla sindacale Cub Trasporti (e per gli aeroporti di Milano anche il sindacato Usb) ha confermato uno sciopero generale del comparto aereo.
Sono giorni difficili per Alitalia e per i suoi dipendenti. Lo sciopero di oggi potrebbe infatti essere solo l'antipasto di altre proteste, dopo la presentazione del business plan della Compagnia ai sindacati.

LA SITUAZIONE
Servono quasi 200 milioni. Sono poco più della metà dei soldi necessari ad Alitalia di “capitale aggiuntivo” (400 milioni) messi sul piatto per il piano industriale al termine dell’ultimo consiglio di amministrazione. Sono soldi necessari, di riserva, nel caso ci fosse un disallineamento tra quanto i vertici di Alitalia intendono risparmiare (un miliardo in tre anni) e quanto effettivamente si riuscirà a portare a termine, soprattutto in considerazione della delicatissima trattativa con i sindacati sugli interventi di riduzione del costo del lavoro. 
I primi 200 li avrebbe già garantiti Etihad. La parte restante, mantenendo lo schema azionario attuale che vede al 51% la compagine Cai (che vede tra i soci Intesa Sanpaolo, Unicredit e anche Poste Italiane) e al 49% la compagnia emiratina, prevederebbe che fossero proprio le banche a doversi impegnare. 
ovviamente, sia Intesa Sanpaolo, sia Unicredit dopo aver bruciato almeno mezzo miliardo da soci della compagnia non intendono farlo. Fonti vicine al dossier ritengono ormai ineludibile l’intervento pubblico per evitare che Alitalia fallisca.

Non c'è pace per Alitalia: scioperi, esuberi e interventi statali

LA TRATTATIVA IN CORSO
Non è chiarissima, tuttavia il premier Paolo Gentiloni, oltre che i ministri competenti, cioè Carlo Calenda allo Sviluppo e Graziano Delrio ai Trasporti, oltre a  Pier Carlo Padoan al Tesoro. L’ipotesi, per ora sottotraccia, è che le banche possano impegnarsi mettendo liquidità soltanto conferendola in un fondo con la garanzia dello Stato. Così in caso di perdite sarebbe il Tesoro a coprire. 
Il fallimento di Alitalia, secondo fonti vicine al dossier, significherebbero un esborso per lo Stato di almeno 10 miliardi. Comporterebbe 7.500 esuberi sui 12mila dipendenti attuali. Avrebbe ripercussioni sociali enormi in termini di sussidi e di assegni di ricollocazione. Significherebbe un impatto sul Pil italiano di difficile quantificazione, perché è complicato calcolare l’effetto sull’export italiano e le ricadute sul turismo.

TRENTA GIORNI DI SOPRAVVIVENZA
La compagnia ha ancora un mese di sopravvivenza prima di bruciare tutta la cassa che ha disposizione, visto che dai rubinetti della compagnia continua a fuoriuscire quasi un milione al giorno a causa di un modello di business rivelatosi fallimentare. I ricavi della compagnia, 3 miliardi nel 2015, derivano per il 70% dal corto e medio raggio. Segmento che ha portato ad una perdita operativa di oltre 250 milioni nell’ultimo anno, perché travolto dalla concorrenza delle compagnie low cost. 
Il lungo raggio, responsabile soltanto del 30% del giro d’affari, non riesce a compensare. Sono solo 27 gli aerei di Alitalia in grado di volare su tratte intercontinentali. 
L’esecutivo sta cercando di trovare una mediazione tra azienda e sindacati che hanno proclamato lo sciopero per il 5 aprile. I numeri del piano sono un colpo allo stomaco per i confederali: un sesto del personale in esubero, impiegati negli uffici e agli imbarchi, tagli in busta paga tra il 22 e il 32% in funzione del ruolo. La sensazione è che questi numeri difficilmente reggeranno alla prova dei fatti. Se reggessero Alitalia sarebbe pronta persino a diventare la pedina di un disegno più ampio che coinvolgerebbe, tramite Etihad, anche la tedesca Lufthansa.

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autore / Luca Lippi
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