Troppi sprechi su esami preoperatori, linee guida Nice anti abusi

22 maggio 2017 ore 15:26, Americo Mascarucci
Basta esami preoperatori se non necessari soprattutto in caso di interventi chirurgici programmati e non urgenti. Sempre più spesso infatti ai pazienti vengono prescritti dai chirurghi una serie di esami da effettuare prima di un intervento. Peccato che il più delle volte questi esami vengano prescritti più per scrupolosità e senza un’effettiva necessità. La denuncia arriva dall'Osservatorio Gimbe che monitora l'efficienza e il corretto funzionamento del Sistema sanitario Nazionale e che ha rilanciato le linee giuda del Nice (Istituto Nazionale per la Salute e l'Eccellenza Clinica  sull'argomento".
Troppi sprechi su esami preoperatori, linee guida Nice anti abusi

I DISAGI  - Questo abuso di esami preoperatori procura disagi su più livelli come riporta il Sole 24 Ore.
"L'utilizzo routinario di test preoperatori - denuncia Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - da sottoporre a chirurgia elettiva non incide sulla gestione chirurgica e il riscontro di risultati falsamente positivi genera un ulteriore sovra-utilizzo di prestazioni, quali terapie inappropriate, consulti specialistici ed esami invasivi che possono determinare danni ai pazienti. Inoltre, i conseguenti sprechi non sono dovuti solo all'eccesso di esami, ma anche ai ritardi generati nel processo chirurgico".

LE LINEE GUIDA - Da qui quindi la decisione di diffondere le linee guida del Nice in materia, che forniscono le raccomandazioni per i test diagnostici con uno schema che utilizza i colori del semaforo: rosso (non di routine), giallo (raccomandato in casi particolari), verde (sempre raccomandato).
"Le linee guida Nice – continua il presidente – raccomanda di includere i risultati di tutti i test pre-operatori effettuati dal medico di famiglia quando si richiede un consulto chirurgico, oltre che considerare tutti i farmaci assunti dal paziente prima di effettuare qualsiasi test pre-operatorio, al fine di evitare inutili duplicazioni di esami, in particolare quelli eseguiti per specifiche comorbidità o terapie assunte dal paziente".
Altro aspetto da esaminare a fondo riguarda la necessità di accertare correttamente lo stato di gravidanza, visti i rischi per la madre e per il feto determinato dagli anestetici e dalla procedura chirurgica, associati ad un aumentato del rischio di aborto spontaneo: il 5,8% delle donne in gravidanza rischia un aborto spontaneo dopo un intervento chirurgico e la percentuale sale al 10,5% se l'intervento viene effettuato durante il primo trimestre. Paradossalmente, nella chirurgia elettiva il sovra-utilizzo dei test di routine convive con il sotto utilizzo di procedure standardizzate per accertare lo status di gravidanza, incluso il test nei casi dubbi.
"L'articolo 5 – conclude Cartabellotta – della legge 24/2017 sul rischio clinico fa riferimento alla tutela medico-legale del professionista che si attiene a linee guida elaborate da elaborate da enti e istituzioni pubblici e privati nonché dalle società scientifiche e dalle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie e, in assenza di queste, da buona pratiche clinico-assistenziali. Riteniamo che le raccomandazioni del NICE prodotte con metodologia estremamente rigorosa rappresentino un riferimento, oltre che per guidare i comportamenti professionali e per informare correttamente i pazienti, anche per la tutela medico-legale".

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