Che fine ha fatto Paolo Ferrari?

21 aprile 2017 ore 9:52, intelligo
L’Italia è un paese di santi, navigatori, eroi e… attori. Nella nostra storia ce ne sono davvero tanti, e molti di loro incredibilmente bravi, che forse avrebbero meritato maggior successo, o comunque molti più riconoscimenti di quelli ottenuti e, se non altro, almeno di rimanere bene in vista nel cuore e nella mente del pubblico per essere un grande del teatro. Uno di loro è senz’altro Paolo Ferrari. Incredibile ma vero, però, questo attore di grande talento è più famoso tra il pubblico per la pubblicità di un detersivo – rammentate: “Signora vuole cambiare il suo fustino di Dash con due di altra marca?” – che per tantissimi altri lavori importanti, anche cinematografici e televisivi. Una vera e propria ingiustizia.
Che fine ha fatto Paolo Ferrari?
L’italianissimo Paolo Ferrari nasce a Bruxelles il 26 febbraio del 1929 solo perché all’epoca suo padre è console italiano in quella città
. Poco dopo l’arrivo del bambino, però, la famiglia viene richiamata in patria, dove Paolo crescerà con una passione che ha da sempre, quella per il mondo della recitazione. E’ talmente talentuoso che debutta all’età di 9 anni in radio, quando ancora si chiama EIAR, interpretando “il balilla Paolo”.  Sempre nello stesso anno, il 1938, debutta anche sul grande schermo, nella pellicola Ettore Fieramosca, per la regia di Alessandro Blasetti.  E negli anni successivi, quelli della guerra, viene chiamato a interpretare altri quattro film: Kean, per la regia di Guido Brignone (1940) ;  Odessa in fiamme, per la regia di Carmine Gallone (1942); I pagliacci, per la regia di Giuseppe Fatigati (1943);  Gian Burrasca, per la regia di Sergio Tofano (1943). 
Malgrado il secondo conflitto mondiale che sta letteralmente bruciando l’Europa, Paolo potrebbe essere un ragazzino relativamente tranquillo se non fosse che nel 1945, quando ha solo 16 anni la sua adolescenza viene segnata da una tragedia: la morte del fratello maggiore, Leopoldo, che ancora indossava la divisa fascista.  Racconta Paolo stesso: “Era il ’45, eravamo sfollati. Una mattina Leopoldo mi salutò dicendo che doveva andare in un posto. Lo vidi allontanarsi con un uomo, non tornò più. Lo giustiziarono i partigiani. Per me fu uno shock. Dormii per cinque giorni consecutivi. […] Mi piace ricordare che quando il padre di un suo amico gli aveva proposto di fuggire per salvarsi la vita, Leopoldo aveva risposto: ‘Questa divisa l’ho presa, l’ho portata, ho la coscienza pulita, non la tolgo e accada quel che deve accadere'…”.  
Dopo la guerra e la tragedia del fratello, la vita di Paolo Ferrari riprende nel mondo dello spettacolo, soprattutto in teatro, e poi al cinema con due pellicole del 1949,  Fabiola, per la regia di Alessandro Blasetti e  Una lettera all'alba, per la regia di Giorgio Bianchi. Poi arrivano radio e televisione. Nel 1955 Ferrari partecipa con successo al varietà radiofonico Rosso e nero n° 2, insieme a Nino Manfredi e Gianni Bonagura e inizia contemporaneamente anche la carriera di doppiatore, che tante soddisfazioni gli darà nel corso degli anni, facendo di lui una delle voci più famose e belle del cinema italiano. Tra l’altro, doppia David Niven in Scala al paradiso (1948), Franco Citti in Accattone di Pier Paolo Pasolini e Jean-Louis Trintignant nel Il sorpasso di Dino Risi. Negli anni ’70, poi, sarà chiamato a doppiare alcuni vecchi film di Humphrey Bogart in sede di restauro, sovrapponendo la sua voce a quella del precedente doppiatore, Bruno Persa. Oggi nelle copie de Il mistero del falco, Il grande sonno e Agguato ai tropici, Bogart parla con la voce di Ferrari. 
Per tornare all’attività sulle scene, dal 1954 Paolo Ferrari interpreta Ridere! Ridere! Ridere!, regia di Edoardo Anton (1954);  Totò cerca pace, regia di Mario Mattoli (1954); Il conte Aquila, regia di Guido Salvini (1955);  Susanna tutta panna, regia di Steno (1957) ;  Camping, regia di Franco Zeffirelli (1958);  Adorabili e bugiarde, regia di Nunzio Malasomma (1958);  Rascel marine, regia di Guido Leoni (1958), confermandosi uno dei migliori e più apprezzati caratteristi italiani, capace di interpretare qualsiasi personaggio. Nel 1959, poi,  Paolo Ferrari è insieme a Marina
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Bonfigli che ha sposato tre anni prima, nel cast del famoso programma televisivo Il Mattatore, con Vittorio Gassman. Al cinema lo stesso anno interpreta  Gambe d'oro, regia di Turi Vasile (1959) e  La cambiale, regia di Camillo Mastrocinque (1959). Intanto, però, raggiunge una buona popolarità grazie alla TV, conducendo trasmissioni come Giallo club, invito al poliziesco o, nel 1960, Il festival di Sanremo insieme a Enza Sampò.  Negli anni ’60 continua il cinema, con almeno una decina di pellicole tra cui alcune importanti, come Il giorno più corto, regia di Sergio Corbucci (1962), I giorni contati, per regia di Elio Petri (1962) e  Le voci bianche, per la regia di Pasquale Festa Campanile (1964).
Negli anni ’70 in TV si registra il grande boom degli sceneggiati televisivi e delle mini-serie e in alcune di essere Paolo Ferrari ottiene grande successo. E’ il caso della serie dedicata a Nero Wolfe, con Tino Buazzelli, in cui Ferrari recita nel ruolo di Archie Goodwin, il solerte aiutante dell’investigatore, e Accadde a Lisbona, dove recita accanto a Paolo Stoppa. Abbiamo già accennato alla pubblicità del detersivo che lo fa entrare praticamente nelle case di tutti gli italiani, ma bisogna anche dire che forse proprio in seguito a quella grandissima popolarità ottenuta con un carosello, la TV sembra dimenticarsi colpevolmente di questo ottimo attore. In proposito, è Paolo Ferrari stesso che racconta un gustoso aneddoto: “[…]in Nero Wolfe, ero stato indicato come personaggio di maggior gradimento dal pubblico. Ma da quel momento non ho più messo piede in televisione. E non certo per mio snobismo. È che nessuno da quel momento, inspiegabilmente, mi ha più cercato. Quando facevo la pubblicità del Dash, il regista Bolognini era alla ricerca disperata di un attore adatto a doppiare il protagonista di Fatti di gente per bene. Gli suggerirono il mio nome e rispose: figurati, se apre bocca penso al detersivo. Feci lo stesso il provino, d’accordo con un amico, e lui esultò sentendo la mia voce: finalmente l’ho trovato. Quando mi presentai al doppiaggio Mauro Bolognini capì, mi guardò e mi disse: sono uno stronzo”. 
Perché Paolo Ferrari torni in TV, bisognerà attendere il 1997, quando verrà chiamato ad interpretare il ruolo del pensionato nella serie Disokkupati, quaranta puntate per la regia di Franza di Rosa, con  Pier Francesco Loche, Sabrina Impacciatore, Adolfo Margiotta e Stefano Masciarelli. Poi  l’inizio degli anni 2000 segna il suo rientro alla grande nella fiction TV, quando fa parte del cast della serie televisiva Orgoglio, nella quale Ferrari appare per tre stagioni consecutive interpretando il marchese Giuseppe Obrifari, uno dei personaggi cardine della storia. In seguito sarà anche nel cast della soap opera Rai Incantesimo 9 e 10 dove recita accanto a Delia Boccardo.  Nel 2008 gli viene poi meritatamente assegnato il Premio Gassman alla carriera.  Nel 2011 sarà nella miniserie TV in due puntate Notte prima degli esami ’82. 
A gennaio 2013, ha annunciato il suo ritiro dalle scene: “Gli anni passano via veloci. Fare teatro vuol dire stare lontano da mia moglie, stare lontano da casa. Recito da quando avevo cinque anni, ne ho ottantaquattro. È tanto no? Così mi sono detto “adesso basta. Mi fermo qui”.  Nella sua vita privata, Paolo Ferrari si è sposato due volta. Un primo matrimonio con Marina Bonfigli e in seguito con Laura Tavanti, entrambe sue compagne anche sulla scena. Ha tre figli maschi, Fabio e Daniele avuti dalla prima moglie, e Stefano, figlio della Tavanti. Fabio è anch’egli attore, noto per il ruolo di Chicco nello sceneggiato I ragazzi della terza C. Attualmente, Paolo Ferrari vive in una casa nella campagna romana, un posto adatto a riposarsi dopo tanti anni sempre in mezzo alla gente e le sue uniche incursioni in città sono per seguire la squadra del cuore, la Lazio. Riguardo al suo eremo, l’attore ha detto: “Un posto dove leggere, ascoltare musica, coltivare rose, andare in bicicletta, meditare. Alla meditazione io dedico ogni giorno qualche ora. Lasciar passare i pensieri, lasciarli andare senza trattenerli grazie a tecniche speciali, all’om... Aiuta, fa bene. Io lo faccio da parecchio tempo. Quando recitavo mi mettevo in camerino e meditavo. Era un modo per concentrarmi sullo spettacolo”.

di Anna Paratore

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