Draghi allunga e sforbicia il Qe, e i tedeschi insorgono

10 dicembre 2016 ore 15:50, Luca Lippi
C’è stata l’ultima riunione della Banca centrale europea del 2016 ed è stata molto più che una semplice scadenza fatta di frasi di circostanza, così come ci ha sempre abituato il Presidente della Bce.
La sostanza è che la Bce scenderà con gli acquisti di titoli di Stato europei da 80 a 60 miliardi al mese, quindi riduce la potenza di fuoco, tuttavia Draghi ha detto che non si fermerà a marzo del 2017, ma andrà avanti fino a dicembre. 
La decisione di Draghi è perfettamente in linea con un messaggio preciso a tutta l’Eurozona. 
La decisione ha provocato prevedibili critiche in Germania, dove il programma è sotto accusa da parte dell'establishment politico e finanziario e dei media fin dall'inizio.
Prevedibili polemiche che saranno utilizzate durante tutto il prossimo anno in Germania dove in palio c’è la poltrona di cancelliere, la Bce sarà facile bersaglio. 
Critiche dai quotidiani tedeschi
Il giornale conservatore “Frankfurter Allgemeine Zeitung” ha pubblicato sul proprio sito la notizia che il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha votato contro la misura della Bce, come del resto in ogni passo precedente del Qe. Ma i toni più aspri vengono dalla stampa. 
Il quotidiano popolare “Bild” raffigura il presidente della Bce, Mario Draghi, su una bomba con la miccia accesa, con la didascalia: “Quando esploderà la bomba monetaria di Draghi?”. 
La stessa “Faz” ha pubblicato un editoriale di uno dei quattro direttori accusando la Bce di essere “politicizzata” nelle sue scelte e riproponendo la tesi, già sostenuta dal ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, nella primavera scorsa secondo cui la politica monetaria della Bce favorisce il successo dei movimenti populisti, fra cui il partito anti-immigrati tedesco AfD. S
chaeuble da tempo sostiene che la banca dovrebbe riassorbire la liquidità creata con i suoi interventi.
Draghi ignora le critiche
La riduzione dell’ammontare dei titoli acquistati dalla Banca centrale è un preciso invito a scuotere l’Europa, inducendo i governi dei Paesi dell’area euro a correre con le proprie gambe, e poi è necessario per la Bce mettere un freno a stampare moneta per acquistare titoli sovrani perché nel breve termine si dovrà rincorrere la politica economica statunitense che è intenzionata a fare alzare i tassi.
La durata invece si allunga perché la bce non può perdere di vista la capacità di ripresa dell’Eurozona che, nei fatti è in ripresa, ma la debolezza non conferma la china e quindi è necessario ancora il sostegno della Bce. 
Poi c’è da tenere in considerazione che in Europa ci sono due scadenze politiche piuttosto importanti, l’elezione del presidente in Francia e quella del cancelliere in Germania.
Qualche tensione è prevedibile e allora ecco che il Qe viene allungato, così che possa funzionare da ammortizzatore di eventuali turbolenze.

Draghi allunga e sforbicia il Qe, e i tedeschi insorgono

Nel corso della riunione, Draghi ha anche sottolineato che si applicherà la rimozione del limite del tasso sui depositi delle banche parcheggiati presso la Bce, dello 0,4%, e soprattutto ha avvertito che potrebbe abbassara anche quello della scadenza dei bond sovrani passando da 2 anni a 1 anno.
In sostanza Draghi modifica sostanzialmente, ma non totalmente, lo schema di intervento della Bce.
La Bce potrà acquistare anche titoli che rendono meno del -0,4% e che scadono a 1 anno. Questo ha provocato una cosra all’acquisto di  Bund tedeschi a breve termine, mentre invece sono balzati i tassi a scadenza decennale. 
La sensazione di fondo, tra gli operatori è che, nonostante lo abbia negato, Draghi abbia inaugurato una fase di tapering, nel ridurre comunque la portata del Qe.
Draghi non ha neanche evitato di lanciare un avvertimento all’italia, è stato piuttosto chiaro e deciso; ha sottolineato che le decisioni della Bce non sono un aiuto all’Italia, a dispetto del clima arroventato seguito al risultato del referendum costituzionale.
Immediato l’impulsi che ha deciso un consolidamento e assestamento dello spread e dei tassi sui Btp, che hanno scontato il mancato assist della Bce all’Italia (nessun annuncio su uno scudo BTP), tornando alla soglia del 2%.
In conclusione, la sostanza del messaggio di Mario Draghi è stato molto chiaro: qui si farà tutto quello che serve, se però riusciste a sbrigarvela da soli, saremmo più contenti. 
A precisa domanda, ha risposto che sulle banche italiane è sicuro che il governo farà quello che va fatto. Ha poi negato di aver aiutato in modo particolare l’Italia nei giorni scorsi. L’affermazione può essere apparsa a molti un po’ irrituale, ma non è così. In realtà era una risposta indiretta a molti giornali tedeschi che l’hanno appunto accusato di aver dato una mano all’Italia per tenere lo spread entro limiti accettabili, evitando terremoti finanziari. D’altra parte, si tratta di accuse che in Germania circolano più o meno regolarmente.
Resta il fatto che, sia pure con il Qe ridotto, dalla Bce nel 2017 arriveranno 540 miliardi sul mercato contro i 480 previsti in precedenza. Alla fine l’aiuto aumenta, non diminuisce.

autore / Luca Lippi
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