Fisco, recupero record di 19 mld dall'evasione: pro e contro

10 febbraio 2017 ore 11:55, Luca Lippi
L’Agenzia delle Entrate ha recuperato 19 miliardi di evasione fiscale nel corso del 2016. Lo ha annunciato nel corso di una conferenza stampa al Mef, il ministro Padoan sottolineando un nuovo record per il ministero dell’Economia e delle Finanze e Padoan commenta: Il governo non strizza l’occhio agli evasori fiscali ma ai contribuenti e alle imprese onesti”.  Inoltre ha anticipato che la web tax, la tassazione delle nuove forme di impresa nate con l’economia digitale, sarà discussa nella riunione del G7 dei ministri delle Finanze che si terrà a maggio a Bari.
Novità rilevanti emergono anche per l’attività internazionale. A tale proposito ha detto Padoan: “Una forma particolarmente odiosa e preoccupante è l’evasione internazionale dei capitali nascosti nei cosiddetti paradisi fiscali attraverso intermediari compiacenti”.  
Pronto il Fisco ad occuparsi anche di elusione fiscale: “Ci preoccupa tanto quanto l’evasione. Ci sono imprese che sfruttano le asimmetrie fra ordinamenti. L’Italia negli ultimi anni ha fatto molto ricoprendo un ruolo di capofila ai tavoli internazionali per mettere fine al segreto bancario”.
Ma in concreto, dei numeri promossi dal ministro Padoan, come si fa a stabilire se è un record oppure no?
Andiamo con ordine e ragioniamo. Il direttore dell'agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, non perde occasione per ribadire che questi risultati e più in generale, anche la crescita del gettito da autoliquidazione, aumentato nel 2016 più di quanto sia aumentato il Pil, trovano una spiegazione limpida nel fatto che la “tax compliance sta funzionando sempre più”. 
Funziona, secondo la Orlandi, il nuovo approccio di un sistema che ha rinunciato al metodo poliziesco del passato e che sta creando le condizioni per rendere più fluido il rapporto con i contribuenti.

Fisco, recupero record di 19 mld dall'evasione: pro e contro

In concreto, però, l’immagine di un fisco attento al dialogo, che spinge i contribuenti all’adempimento spontaneo (la tax compliance, appunto) è certamente suggestiva ma anche piuttosto esagerata. Lo sforzo dell’Agenzia per la compliance, a livello locale, è ancora difficile da vedere. E sul territorio il fisco è rimasto grosso modo quello del passato: poca disponibilità all’ascolto e al confronto, convinzione generalizzata che il contribuente sia solo un evasore e che il professionista sia quello che lo aiuta a evadere.

I numeri dicono la verità?
Cosa realmente ci sia dentro i 19 miliardi “recuperati” non ci è dato sapere. Si dice siano incassi della lotta all’evasione. Il che è vero solo in parte, a meno che non vogliamo considerare tali anche tutte le cartelle, nelle quali bisogna considerare gli errori materiali, le contestazioni basate su interpretazioni divergenti, i ravvedimenti e altro. Non si può ignorare anche il fatto che questi risultati siano raggiunti caricando i contribuenti di nuovi e sempre più onerosi adempimenti, e la conferma di questo emerge dall’insofferenza delle imprese e dei professionisti che è sotto gli occhi di tutti.
Nel totale sono finiti i 4,1 miliardi (che si aggiungono ai 200 milioni del 2015) della procedura di rientro dei capitali. L’Agenzia delle Entrate ha dovuto lavorare 130mila pratiche che hanno prodotto quasi 345mila accertamenti. L’Agenzia non ha dovuto scatenare i propri controllori a caccia dei furbetti che nascondevano i capitali all’estero. Ha ricevuto le domande di regolarizzazione e ha svolto l’attività di controllo sulla base di  “autodenunce”. Questo per dire che se dai 19 miliardi si sottraggono i 4,1 della voluntary (non è chiaro se vanno tolti anche i 500 milioni di extra gettito del canone Rai, più volte richiamati nei dati delle Entrate, e per i quali vale lo stesso discorso fatto qui per la voluntary) allora il record sbandierato si ridimensiona notevolmente.

In conclusione
Si propongono due considerazioni che non allarmano ma chiariscono la realtà e la dimensione di certe comunicazioni:
- quali erano gli obiettivi di recupero prima di tutto e soprattutto qual è la maggiore base imponibile emersa. Solo in questo modo è possibile valutare la reale portata dei numeri che nella loro freddezza comunque devono avere un senso. 
La realtà è che gli incrementi rispetto agli anni precedenti possono essere influenzati da operazioni una tantum che non rendono coerenti i confronti. 
-dov’è la capacità reale di intercettazione dell’evasione fiscale. L’evasore è un professionista, e la professione di evasore cresce e si moltiplica perché lo stato non è in grado di contrastarne l’evoluzione (è piuttosto evidente). Le più recenti analisi sul fenomeno dell’evasione non indicano solamente un aumento costante dell’incidenza del sommerso sul Pil (dall’11,4% del 2011 al 12% del 2014, secondo l’Istat) ma ormai proiettano il tax gap (ovvero le imposte e i contributi effettivamente evasi) a oltre 140 miliardi di euro all’anno.
Detto questo, ora è più semplice valutare ‘la consistenza’ reale del dato speso ieri dal ministro Padoan.

autore / Luca Lippi
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