Flat Tax: pro e contro in un Paese già pieno di aliquote uniche

10 luglio 2017 ore 15:00, Luca Lippi
Torna nuovamente in auge l’argomento sulla Flat Tax. Fra aliquote al 15% o al 20% la questione non è l’imposizione fiscale, ma quello che può significare per un Paese come l’Italia e soprattutto è importante chiedersi se stiamo parlando di qualcosa fattibile concretamente oppure di una magnifica suggestione elettorale, soprattutto alla luce del fatto che la Flat Tax già ci sarebbe.Andiamo con ordine e cerchiamo di esaminare ogni implicazione economica spiegando nel dettaglio di cosa si parla.

Cos’è la Flat tax - come rivela il nome (“tassa piatta”) si tratta di un’aliquota unica sui redditi di persone fisiche e società. Il padre riconosciuto della “flat tax”, una variante dei tempi nostri della detassazione reaganiana, è il prof. Alvin Rabushka, che ha concepito un modello economico in cui l’imposizione sui redditi con un’aliquota unica molto bassa rappresenta il presupposto della ripresa economica. Alvin Rabushka  è stato eletto come ideologo della tassazione piatta anche dalla Lega quando fu presentato in un congresso leghista sull’argomento. Comprimario nella campagna in favore dell’aliquota unica è l’economista di origine tedesca Robert Hall, che, insieme a Rebushka, ha elaborato il modello di tipo comportamentale con cui sono state effettuate le simulazioni. Entrambi professori in pensione dell’Università di Stanford, ultrasettantenni cercano di vendere la loro ricetta, oltre che ad alcuni Stati degli Usa ed ai Paesi dell’Europa dell’est, anche alle microscopiche realtà statali sparse per i cinque continenti. La loro proposta è basata sull’assioma secondo cui, chi più chi meno, tutti gli Stati applicano un livello di tassazione situato nel tratto discendente della curva di Laffer. Ne consegue che se ci spostiamo verso la sinistra sull’asse delle ascisse, vale a dire se diminuiamo il tasso di imposizione, incontriamo un livello sempre più alto del gettito; in altri termini, ad una diminuzione del livello di tassazione corrisponderebbe un aumento delle entrate tributarie.
Flat Tax: pro e contro in un Paese già pieno di aliquote uniche
In concreto - Antonio Martino, autorevole economista italiano, è stato il primo, anche prima di Salvini, a parlare di Flat Tax. Ai tempi Martino proponeva il 37% di tassa fissa (questo già in parte dimostra che le aliquite sbandierate ai giorni nostri sono solo una suggestione). La Flat Tax fu realmente inventata da Milton Friedman negli anni ’50, ci troviamo dunque a rispolverare un mantra del secolo scorso di stampo liberista americano. La Flat Tax sarebbe uno strumento adeguato per indurre tutti a pagare le tasse, quindi uno strumento di lotta all’evasione formidabile (se sostenuto da un sistema di controllo neanche troppo complicato da mettere in esecuzione) e garantirebbe un flusso fiscale certo e costante su cui lo Stato potrebbe fluidamente attuare le politiche di spesa a vantaggio anche del rilancio dei consumi. Per introdurla in Italia sarebbe indispensabile una legge di revisione costituzionale, dato che la Carta prevede (all'articolo 53) che il sistema fiscale sia uniformato a criteri di progressività della tassazione in base alla capacità contributiva del cittadino (o delle aziende). 

In Italia la Flat Tax già c’èLa flat tax più nota e più gettonata, che riguarda oltre 2 milioni di contribuenti per un gettito totale di oltre 2 miliardi di euro, è la cedolare secca sulle locazioni abitative, cioè l'imposta che un proprietario di casa paga per l'affitto che riceve e che è un'aliquota del 21% sui contratti di libero mercato e del 10% su quelli a canone concordato, una bella differenza rispetto alle aliquote che si dovrebbero applicare se i canoni di locazione rientrassero nel conteggio dell'Irpef. In questo caso infatti si prevede un'aliquota del 27% fino a 28mila euro di reddito, del 38% fino a 55mila euro, del 41% fino a 75mila euro e del 43% oltre i 75mila euro. Sempre in campo immobiliare è prevista un'imposta sostituiva dell'Irpef del 20% che può scegliere di versare chi realizza plusvalenze (guadagni sulla vendita) per la cessione di fabbricati, o terreni agricoli acquistati da meno di 5 anni.
Altre flat tax importanti, che riguardano circa 25 milioni di contribuenti, sono quelle del 12,5% che si paga sul rendimento dei titoli di Stato e quella del 26% (prima del 2014 era del del 20%) che si paga sui redditi di natura finanziaria (attivi bancari, dividendi), sui redditi da capitali (plusvalenze) e per la rideterminazione dei valori di acquisto delle partecipazioni. In questo caso il gettito incassato dall'erario è di circa 4,8 miliardi di euro per i titoli del debito pubblico e di 3,26 miliardi di euro per i redditi di natura finanziaria e da capitale.
Altre flax di un certo rilievo sono quelle che riguardano il mondo della partite Iva. Circa 500mila piccoli e piccolissimi lavoratori autonomi hanno potuto usufruire del 'regime dei minimi', un'aliquota unica del 5% (ormai in via di estinzione) per l'imprenditoria giovanile, sostituiva di Irpef, addizionali locali e Iva, mentre 145mila contribuenti usufuiscono del 'regime forfettario', disponibile per chi avvia un'impresa, che prevede un'imposta unica del 15% anch'essa sostituiva di Irpef, addizionali locali e Iva.
Quest'anno per le imprese a regime ordinario (ditte individuali e società di persone) è invece prevista l'Iri (imposta sul reddito imprenditoriale), una flat tax del 24% che per 5 anni potrà sostituire le aliquote Irpef per le società individuali e che entrerà in vigore anche per le società di capitali, che già usufruivano di un'aliquota unica del 27,5% . L'Iri è un'opportunita' che dovrebbe complessivamente interessare circa 280.000 Pmi.

Come si suddivide il sistema tributario attuale - I tributi si suddividono in imposte, tasse e contributi. L’imposta è qualsiasi prelievo coattivo, la tassa è il corrispettivo per ricevere un servizio e il contributo, un corrispettivo coattivo per un servizio, quest’ultimo ha le caratteristiche sia dell’imposta (obbligatorietà) sia della tassa (si riceve un servizio in cambio). Le imposte si suddividono poi in imposte dirette e imposte indirette. Le imposte dirette (Irpef, Ires, Irap, Isos e Imu ad esempio) colpiscono la ricchezza nel momento in cui è prodotta (reddito), mentre le imposte indirette (Iva, Imposta di registro, imposta di bollo) colpiscono la ricchezza nel momento i cui viene spesa (trasferimenti, acquisti).  All’interno della “Flat Tax” si deve creare una “no-tax” area per esentare i più poveri e per far ridurre, l’aliquota reale sui meno abbienti e sulla classe media. In questo modo è possibile realizzare la progressività per deduzione e non per aliquote o scaglioni che danneggiano il risparmio e gli investimenti. La reale fattività della “Flat Tax” è anche vincolata alla eliminazione di tutte le esenzioni, detrazioni e deduzioni con lo scopo di allargare la base imponibile al massimo fino ad includere tutto il PIL nazionale. Questo è il modo per ottenere un gettito uguale a quello previsto con la normativa vigente, e si creano i presupposti per farlo crescere poiché si verificherà l’emersione della cosiddetta economia sommersa con una sola aliquota decisamente inferiore. Ampliando la visione critica del sistema vigente, la progressività delle imposte, solo apparentemente risponde a un’esigenza considerata “morale”, e cioè la redistribuzione del reddito; nei fatti non è così. Le imposte dirette dovrebbero essere proporzionali, non progressive. Dimostrare che l’imposizione fiscale progressiva è inefficiente è fin troppo semplice: per esempio disincentiva l’efficienza, automaticamente questo modello si rivela inefficiente. Oltretutto incoraggia l’evasione fiscale ed è una considerazione talmente banale che spesso è sottovalutata. Occorre quindi solo stabilire quanto debba essere l’aliquota, fissa, da applicare su tutti i redditi.

Nella realtà - Applicata con successo in altri 38 Paesi del mondo. Un esempio classico è quello della Polonia. Da quando nel 2004 ha abbandonato il sistema progressivo con 3 aliquote per adottare quella unica al 9%, l’economia polacca ha fatto un balzo del 46%: miglior perfomance d’Europa, settima economia della Ue e prima per crescita del numero di milionari negli ultimi 10 anni. E di casi del genere, in tempi recenti e meno recenti, ce ne sono in abbondanza. Una sorta di uovo di Colombo, dunque, tornato al centro delle proposte del centrodestra negli ultimi mesi: Berlusconi propone un flat tax al 20% con una fascia di reddito (13 mila euro) esentasse, mentre Salvini si dimostra più radicale anche in tema di imposte proponendo un’aliquota al 15%. 

I problemi della Flat Tax - Per la sinistra (ma non solo) la “tassa piatta” violerebbe (come già detto) l’art. 53 della Carta. Lo Stato incasserebbe di meno (soprattutto dai ricchi) disponendo quindi di meno risorse. I sostenitori della Flat Tax oppongono un ragionamento: essa aiuta le fasce di popolazioni aventi i redditi bassi perché realizza la progressività per deduzione e non per aliquote o scaglioni, inoltre l’esperienza di ‘tassare di più’ elevando le aliquote vuol dire diminuire anziché aumentare il gettito. In tal senso, la casistica è ampia. Soprattutto alle nostre latitudini, come dimostrano il superbollo sulle auto di lusso e le tasse sugli yacht (con fatturati dimezzati e conseguente perdita degli incassi per lo Stato). Per tagliare la testa al toro, la soluzione migliore per combattere l’evasione non è inasprire le pene, ma renderle meno convenienti e da qui nasce l’esigenza di una Flat Tax.

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autore / Luca Lippi
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