Confesercenti: "Aumento Iva? Poveri ko. Cibo e medicine, cosa aumenta"

11 marzo 2017 ore 14:03, Adriano Scianca
Confesercenti lancia l'allarme: un eventuale aumento dell'Iva inciderà sulla spesa degli italiani e sul Pil. Una simulazione condotta da Ref Ricerche spiega che se il governo decidesse di innalzare le aliquote come da indicazioni europee, perderemmo a regime 8,2 miliardi di consumi: si tratta di circa 305 euro di spesa in meno a famiglia. Sul prodotto interno lordo, invece, l'impatto negativo ammonterebbe a -5 miliardi di euro. 

Confesercenti: 'Aumento Iva? Poveri ko. Cibo e medicine, cosa aumenta'

Lo studio rileva che dal punto di vista dell'imposizione sui consumi l'Italia si colloca tra le prime posizioni nel panorama internazionale, seconda solo alla Svezia, paese noto per l'elevata pressione fiscale. Anche la Cgia di Mestre è contraria "all'aumento dell'Iva per finanziare la riduzione del cuneo fiscale. Questa operazione non sarebbe a somma zero" e con un "incremento di un punto di Iva dal 22 al 23%, ad esempio, una famiglia di 3/4 persone subirebbe un aumento di imposta di 100 euro all'anno che avrebbe delle ripercussioni negative sui consumi interni". Si tratterebbe di una “stangata” che, secondo la ricerca Ref-Confesercenti, “si trasformerebbe quasi completamente in contrazione di spesa, anche considerando che le due aliquote interessano molti servizi e generi di largo consumo, colpendo anche le fasce più deboli della popolazione”. 

Tra i prodotti interessati dall'incremento di imposizione fiscale ci sarebbero, infatti, beni alimentari di prima necessità (carne, pesce uova e latte) ma anche servizi di ristorazione e turistici e medicinali per uso umano e veterinario. L'aumento dell'Iva penalizzerebbe i consumatori italiani anche nel confronto europeo. Dal punto di vista dell'imposizione sui consumi l'Italia si colloca tra le prime posizioni nel panorama internazionale, seconda solo alla Svezia, paese noto per l'elevata pressione fiscale. Sommando la tassazione dei consumi nelle forme vigenti oggi, si ottiene per l'Italia un valore dell'11,7% del Pil, in salita dal 10,3 registrato nel 2008. Che si confronta con l'11% della Francia, fino al ben più modesto 9,5% osservato in Spagna.
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