Pace armata tra Mediaset e Vivendi: Berlusconi fa shopping col nemico

12 gennaio 2017 ore 16:11, Luca Lippi
Mediaset è assediata da Vivendi, ma c’è tutto un lavoro diplomatico e di alleanze che si nasconde dietro il polverone del campo di battaglia. La metafora non è troppo ambiziosa, è realmente una battaglia. Intanto al momento le vendite sul titolo di Cologno Monzese sono scattate a seguito della diffusione di una nota di stampa da parte di Fininvest. La holding di controllo del Biscione ha infatti smentito questa mattina le indiscrezioni di ieri pomeriggio riguardanti la ricezione di una proposta da parte dei francesi di Vivendi.
Certo, che il mercato scommetta su un accordo impossibile è bizzarro. Se mai fosse esistito un accordo fra Vivendi e Mediaset con Fininvest pronto a diventare azionista del gruppo francese nel progetto di una media company latina, sarebbe stato un accordo fra due entità piuttosto sprovvedute. È comprensibile che due colossi della comunicazione abbiano sottovalutato la legge Gasparri per via della presenza in Telecom Italia di Vivendi?
Nel comunicato stampa, Fininvest ha aggiunto che non esistono né mai sono esistite trattative con Vivendi. Ieri erano stati proprio i rumors di stampa su una possibile offerta in azioni da parte del gruppo francese alla holding della famiglia Berlusconi, a lanciare gli acquisti su Mediaset.
Piuttosto potrebbe esserci un’altra regia dietro la vicenda, un colpo di coda della famiglia Berlusconi affiancata dai suoi consiglieri, che starebbe investendo in Studio 71 che è la più grande rete di produzione e distribuzione multicanale di video digitali d’Europa e uno dei primi 5 operatori del settore al mondo. Dall’altra parte, sempre Mediaset, starebbe cercando ‘amicizia’ con la tedesca Prosiebensat e con la francese TF1, controllata da Martin Bouygues.
Cerchiamo di capire meglio come Berlusconi sta cercando di difendere i suoi affari. 
L’operazione Studio 71 dimostra che Mediaset ha ancora energia e risorse da investire nei business emergenti e con partner diversi da Vivendi. L’alleanza con Prosiebensat e con TF1 può costituire la base di una nuova strategia di Cologno nell’ottica della costruzione di una media company europea concorrente a quella immaginata da Bolloré. 
Bisogna aspettare il 18 gennaio per capire meglio se c’è sostanza in questa ipotesi di alleanze. Mediaset svelerà a Londra i suoi piani per il futuro. Intanto non si può non prendere atto del fatto che Prosiebensat, azienda quotata in Germania e senza un socio di peso, è potenzialmente un ottimo partner per Mediaset. Lo stesso dicasi per TF1, società quotata alla Borsa di Parigi e controllata da Martin Bouygues.
L’importanza dell’alleanza con Martin Bouygues va oltre il senso pratico, Berlusconi è maestro in certe operazioni, il potente industriale francese ha appoggi politici e economici nella Francia che conta ma, soprattutto è anche il nemico giurato di Bollorè giacchè tentò di sfilargli l’azienda del padre.

Pace armata tra Mediaset e Vivendi: Berlusconi fa shopping col nemico

I numeri
Mediaset e TF1 hanno già acquistato il 5,5% e il 6,1% del multi-channel network Studio 71 con un investimento da circa 50 milioni sulla base di una valutazione di 400 milioni.
Cologno Monzese diventerà azionista di rilievo (49%) nella divisione italiana di Studio 71. E grazie all’operazione Mediaset crescerà nel digitale con un’impresa internazionale che opera a stretto contatto con le piattaforme gratuite di distribuzione video come Youtube.
Si legge in una nota di Mediaset: “ In Italia, (studio71) gestisce già un inventory di oltre 40 milioni di video visti al mese”. Sono numeri importanti che faranno la fortuna di Publitalia 80, la concessionaria pubblicitaria di Cologno che avrà l’esclusiva del network. L’intesa garantirà inoltre a Mediaset e a TF1 si legge nella notadi entrare in un’ attività costruita sullo standard mondiale dei video online come Youtube, garantirà ai nuovi partner le competenze maturate da Studio 71 e assicurerà al network ulteriori risorse per lo sviluppo in nuovi mercati oltre a Germania, Usa, Canada, Gran Bretagna e Austria”.
Certo, non si può affermare in assoluto che Mediaset abbia in mano il timone della vicenda, che la vede più in balia, che contrapposta, a Vivendi. Vero anche, però, che Vivendi non può fare l’errore di dare per scontato di essere il polo aggregatore della futura media company europea. Dobbiamo aspettare mercoledì prossimo le dichiarazioni del gruppo Mediaset alla convention di Londra, nella speranza che siano diffuse notizie sufficienti a chiarire le posizioni.

autore / Luca Lippi
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