Banche in crisi, Stato in crisi: soluzioni e buchi da tappare

13 dicembre 2016 ore 10:43, intelligo
di Luciano Atticciati

Da decenni abbiamo governi che tengono molto alta la pressione fiscale su cittadini e imprese, il nostro stato presenta una spesa pubblica e un gettito fiscale fra i più alti al mondo anche se non impegnato in azioni economiche fuori dall'ordinario. Lo Stato non eroga servizi di buona qualità e questa montagna di soldi che gestisce finisce per finanziare aziende pubbliche ed enti molto poco produttivi, detto in termini più diretti lo spreco di denaro pubblico è da anni una realtà fuori controllo. L'ultimo governo, il governo presieduto dal simpatico Renzi sotto questo punto di vista non ha per niente brillato, con una legge di stabilità che presentava una serie di "regali" non compensati da un fisiologico contenimento della spesa pubblica, lasciando che il deficit semplicemente si ampliasse.
Lo stato divoratore di risorse non è una novità, quello che invece colpisce in questo periodo è il comportamento delle banche. Le banche italiane piangono miseria per i tassi di interesse troppo bassi che non gli consentono margini di guadagno e per motivi difficili da comprendere non hanno utilizzato i fondi a tasso zero o addirittura con premio messi a disposizione dalla Bce, i Tltro, per erogare prestiti e finanziamenti a cittadini e imprese. Le nostre banche passate
Banche in crisi, Stato in crisi: soluzioni e buchi da tappare
relativamente indenni allo scandalo dei mutui subprim
e degli anni precedenti, si sono dedicate alla cessione di denaro verso aziende anche di grandi dimensioni in qualche modo vicine al mondo politico senza esercitare qualsiasi forma di controllo. Il Monte dei Paschi, quarto gruppo bancario italiano, gestito per molti anni dagli enti locali della Toscana vicini al Pd è arrivata al quasi primato europeo di prestiti erogati non recuperati. In precedenza aveva acquistato Banca Antonveneta pagandola cara. Anche le banche di piccole dimensioni non stanno meglio, oltre i dissesti delle banche venete (BP Vicenza e Veneto Banca) salvate con soldi formalmente privati ma pubblici nella sostanza, un anno fa avevamo il "fallimento delle quattro banche" (Chieti, Ferrara, Etruria e Marche) anch'esse coinvolte in prestiti ad aziende con un particolare occhio alla politica.
Oggi siamo col fiato sospeso per le sorti del Monte dei Paschi impegnato in una corsa contro il tempo per ampliare il suo capitale sociale essendo la medesima considerata poco solida dalle autorità bancarie europee. Lo stato con il governo appena nato si è detto subito disponibile a salvare il gruppo bancario in caso di difficoltà, ma tale politica appare molto dispendiosa e ingiusta. Non si possono gestire in modo arbitrario le istituzioni bancarie e poi chiedere i soldi dei contribuenti per tappare i buchi
"Too big to fail", troppo grande fallire, è una tipica espressione americana per dire che il crollo di un grande gruppo economico crea giganteschi dissesti nel mondo finanziario e in quello della economia reale, ne prendiamo atto, ma non è ammissibile che diventi un ricatto verso i cittadini, occorre che chi gestisce grandi imprese sia responsabile (nonché responsabilizzato) e le autorità vigilino in maniera energica e costante. In Italia abbiamo controllori e controllati che sembrano appartenere alla stessa famiglia, occorre una gestione diversa del credito e della nostra martoriata economia in generale.


autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...