Ape: requisiti, analisi dei costi e importo massimo

13 febbraio 2017 ore 10:51, Luca Lippi
Si avvicina l’entrata in vigore dell’Ape, ricordiamo che è in forma sperimentale e entrerà in vigore dal 1° maggio 2017. In particolare, l’Ape “volontaria”, esercitata su richiesta del lavoratore, permette di andare in pensione a 63 anni tramite un anticipo che dovrà poi essere restituito a rate in 20 anni. 
Vediamo come funzionerà concretamente analizzando i costi e facendo emergere la pensione netta del pensionando.

Requisiti Ape volontaria
L’Ape volontaria permette ai lavoratori dipendenti e agli autonomi iscritti alla gestione separata di accedere alla pensione anticipata a 63 anni, quindi fino a un massimo di 3 anni e 7 mesi prima rispetto alla normale pensione di vecchiaia, se questi possiedono anche ameno 20 anni di contributi.
Oltre ai requisiti di età e di contribuzione, per accedere all’Ape i lavoratori dovranno aver maturato una pensione netta pari ad almeno 1,4 volte il minimo dell’Inps (circa 700 euro al mese). Non si può richiedere il prestito per un periodo di durata inferiore a 6 mesi. Il limite massimo è 3 anni e 7 mesi.

Importo massimo ottenibile
Mabnca il decreto attuativo per potere calcolare la cifra esatta, dipenderà in ogni caso dai mesi di anticipo richiesti del lavoratore. Tuttavia è già ipotizzabile stabilire che l’importo massimo finanziabile si aggirerà tra l’85% e il 95% della pensione netta futura.

Ape: requisiti, analisi dei costi e importo massimo

Quanto costa
L’Ape volontaria, funziona come un anticipo e non come un prepensionamento. L’anticipo pensionistico dovrà essere restituito a rate in 20 anni non appena si saranno raggiunti i requisiti maturati per la pensione.
Il Governo stima che le rate da pagare per l’assegnazione dell’Ape saranno pari in media al 4,6 o 4,7% dell’importo netto della pensione per ogni anno di anticipo richiesto. Tale percentuale, però, è calcolata solo sulla media dei venti anni; volendo essere più precisi, le rate sono in realtà più care in percentuale nei primi anni (5,4%) e meno negli ultimi (si arriva al 4% il ventesimo anno).

L’esempio fornito dal Governo 
Per capire meglio riportiamo l’esempio fornito dal prospetto del Governo.
Ipotizzando una richiesta di anticipo dell’85% dell’assegno pensionistico per tre anni e un tasso di interesse annuo del 2,5%, un lavoratore che ha maturato una pensione lorda di 1.000 euro (circa 865 euro netti) si vedrebbe detrarre dall’importo 140 euro al mese.
L’Ape richiesta, infatti, sarebbe pari a 736 euro (l’85% della pensione netta): tale cifra determina una rata di 173 euro. Da quest’ultima somma va però tolta la detrazione fiscale del 50% di quota interessi e premio, ovvero 33 euro. La somma da pagare sarebbe quindi 140 euro, e la pensione netta 725 euro.
Questo determina un’incidenza media della rata sulla pensione netta del 4,6% per ogni anno di anticipo richiesto.

Il costo per le pensioni più alte
Il costo medio delle rate dell’Ape per chi percepisce una pensione più alta è in percentuale leggermente più elevato.
Il prospetto del Governo pone a tal proposito un altro esempio, sempre alle condizioni sopra ipotizzate: richiesta di anticipo dell’85% dell’assegno per tre anni e tasso di interesse del 2,5% all’anno. Un lavoratore che ha maturato una pensione lorda di 1.615 euro (1.286 euro netti) pagherebbe in questo caso 209 euro al mese, ovvero 258 euro di rata meno 49 euro di detrazioni. La trattenuta media sull’assegno pensionistico equivarrebbe quindi al 4,7% per anno di anticipo richiesto.
Attenzione, per realizzare operativamente quanto previsto dalla Legge di bilancio 2017 in merito all’anticipo pensionistico, difatti, devono essere emanati:
-un decreto attuativo sull’Ape sociale;
-un decreto attuativo sull’Ape volontaria;
-un accordo tra Ministero del Lavoro, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Abi (associazione bancaria italiana);
-un accordo tra Ministero del Lavoro, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Ania (associazione delle imprese assicurative).
Si pensa che i primi due decreti saranno definiti entro il 25 febbraio prossimo ed emanati, al più tardi, entro il 1° marzo 2017.

Come valutare la convenienza
Sicuramente è importante farsi assistere nell’analisi da un professionista specializzato, per chi vuole tentare da solo, questo è possibile grazie alla predisposizione da parte dell’Inps di un servizio di simulazione di calcolo con le relative penalizzazioni. Tale servizio è accessibile anche senza pin o spid dal suo sito web. In questo modo, gli aspiranti pensionati potranno arrivare preparati alla data del 1° maggio 2017, data a partire dalla quale sarà possibile optare per l’Ape.
Non dimentichiamo, comunque, che l’Ape può anche non essere penalizzante: delle categorie tutelate di lavoratori, difatti, come gli invalidi, coloro che assistono un disabile grave e i disoccupati, possono accedere all’Ape sociale, il cui costo è pagato dallo Stato, con 30 anni di contributi. Gli addetti ai lavori faticosi e pesanti possono invece accedervi con 36 anni di contribuzione.
Infine, in alcune ipotesi l’Ape volontaria può comportare delle penalizzazioni più basse: è il caso dell’Ape aziendale, grazie ai contributi a carico del datore di lavoro che alleggeriscono l’impatto del prestito, o della Rita, la rendita integrativa anticipata, che, abbassando l’importo dell’Ape grazie all’assegno erogato dalla forma di previdenza complementare, abbassa anche le future penalizzazioni o, in certi casi, le azzera.

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autore / Luca Lippi
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