Spread e titoli di stato: che cosa sta succedendo

14 febbraio 2017 ore 13:05, Anna Lisa Renoldi
Che succede ai titoli di stato con lo spread? Il meccanismo è piuttosto semplice ma obbliga a un preambolo per rendere chiara la situazione. Le Banche centrali acquistano titoli di stato europei, tra cui quelli italiani, sostenendo le quotazioni a livelli più alti di quelli che meriterebbero sul libero mercato, di contro i rendimenti dei Buoni del Tesoro risultano calmierati entro livelli troppo bassi. 
Cedole ridotte, dunque, a fronte di un rischio in realtà maggior, sedato dall’implementazione del Qe.
In questo momento ci sono tensioni politiche ed economiche che devono avere uno sfogo (dal punto di vista di chi fa speculazione finanziaria) e quindi si concentra l’operatività su quei Paesi dove la speculazione può trovare terreno fertile.
la Repubblica Italiana presenta un rischio di controparte associato alla classe di rating BBB-, così come comunicato dalle principali agenzie di rating. Per questo rating, e per le peculiarità dello Stato italiano, si stima una cedola equa per le scadenze decennali compresa tra il 2.85-2.90%, mentre l’attuale rendimento dei Btp è intorno al 2.3%. L’effetto del Qe è quindi di contenere la cedola reale contro quella equa per un differenziale dello 0.6%. Questo sarà il valore all’equilibrio a cui tenderà il mercato, una volta finito il programma di acquisto della Bce; a questo equilibrio corrispondono poi prezzi dei Btp più bassi di circa il 5% rispetto agli attuali corsi.

Spread e titoli di stato: che cosa sta succedendo

E’ fisiologico che lo spread oscilli, perché la percezione del rischio da parte degli operatori è mutevole nel tempo: più volte abbiamo visto oscillazioni del differenziale tra Btp italiani e Bund tedeschi anche di forte entità. Corre l’obbligo di ricordare che il canovaccio è già conosciuto, abbiamo visto la situazione più e più volte negli ultimi anni.

Cosa potrebbe succedere nelle prossime settimane?
Il rischio francese di una vittoria di Marine Le Pen, il riemergere di tensioni sulla Grecia, il braccio di ferro tra ministri tedeschi e Bce circa il mantenimento del Qe, non ultimo l’instabilità politica italiana che ha in parte frenato il percorso di recupero di fiducia internazionale sono alcuni dei fattori che hanno portato a scaricare la tensione sui titoli governativi dei paesi più deboli, tra questi l’Italia che, ricordiamo, non è solo uno dei paesi più indebitati a livello pubblico al mondo ma, anche, uno dei principali emittenti di obbligazioni governative

Cosa fare nell’immediato?
A fine settembre le quotazioni del Btp erano superiori di quasi l’8% sulle scadenze decennali; per chi è rimasto dentro le posizioni, e ha scelto di fare il cassettista, adesso occorre una strategia di uscita, perché gli interessi che riscuote non sono proporzionali ai rischi che sta correndo. 
Sarà capitato a molti titolari di deposito titoli la comunicazione periodica della classe di rischio del titolo in portafoglio, quell’indicazione sta a indicare proprio il rischio in relazione al periodo. 
La strategia operativa più adeguata non può che essere quella di smobilizzare le posizioni in Btp nei periodi di calma dello spread, ponendosi un termine ultimo ben preciso. Sarà possibile tornare a fare i cassettisti con i Buoni del Tesoro, per chi lo preferisce, solo quando i tassi di interesse pagati, ovvero i rendimenti reali, saranno in linea con quelli di equilibrio.

In conclusione, la soglia 200 dello spread in oggetto, così come un rendimento del decennale italiano compreso tra il 2,30% ed il 2,50%, rappresentano per molti investitori una buona opportunità di tornare ad investire in obbligazioni italiane, considerando anche che tassi simili, garantiti da Stati principali, sono rintracciabili oggi solo investendo nel titolo governativo decennale Usa che, peraltro, incorpora un rischio cambio che i titoli italiani non hanno. L’andamento globale dei tassi, a livelli storici bassissimi in quasi tutte le latitudini, preannuncia una generalizzata salita degli stessi. I n questo scenario, generalmente, sono sconsigliabili le strategie da cassettisti (tenere i titoli nel cassetto e aspettare) sui titoli di stato. È più sicura una seria diversificazione delle strategie di investimento. 
Per questo è possibile rivolgersi a consulenti esperti che valutando la propensione al rischio del singolo investitore possono comporre una piattaforma di investimento per rassicurare e mettere al riparo il capitale dagli scossoni finanziari del periodo. 

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