Inps: pensione italiani. Perchè il valore è più alto al Centro che al Nord

14 luglio 2017 ore 11:43, Luca Lippi
Il rapporto annuale dell’Inps ci dice ‘a quanto ammontano i danni’ sussidiando una divertente frase di Totò, le pensioni degli italiani. I calcoli dell’Istituto fanno riferimento al 2016 e l’istantanea proposta ci dice che la pensione media degli italiani è di 1.486,23 euro lordi al mese.
Analisi per area geografica - l’importo medio è sorprendentemente (ma neanche troppo) più alto al Centro che al Nord, anche se di poco: 1.614 contro 1.596 euro. C’è da considerare che le pensioni percepite dalle comunità del Centro Italia subiscono la pressione statistica del Pubblico impiego, notoriamente bacino di privilegi che poco si accostano alle più parche prestazioni del settore privato. Il Sud invece è molto più staccato, con i suoi 1.332 euro al mese. La distribuzione degli assegni però non è affatto omogenea: il 47,1% va al Nord, il 30,7% al Sud e appena il 19,5% al Centro, mentre il rimanente 2,6% finisce all’estero. La differenza è facilmente rilevabile dal fatto che le prestazioni da lavoro eseguite al nord nei decenni passati, si sono trasformate in pensioni percepite al Sud a seguito del rotorno ai luoghi di origine da pensionati.
Inps: pensione italiani. Perchè il valore è più alto al Centro che al Nord
Questioni di ‘genere’ - La pensione media degli uomini ammonta a 1.761 euro lordi al mese, quasi un terzo in più rispetto ai 1.245 euro delle donne. , l’Inps nel rapporto incrocia i dati ed emerge che al Sud la differenza tra le pensioni di maschi e femmine è inferiore rispetto a quella che si registra nel resto del Paese. Certo, il fenomeno è spiegato dal fatto che nel Mezzogiorno si ragiona su importi inferiori, ma la disparità è comunque sensibilmente più ridotta.
Stando ai numeri pubblicati dall’Inps, al Nord gli assegni degli uomini sono mediamente di 1.924 euro, contro i 1.316 euro delle donne. Il un distacco è di 608 euro, pari a circa il 31%. 
Al Centro, malgrado gli importi siano leggermente superiori, il gap è di poco più basso: 596 euro. Anche in questo caso si tratta più o meno il 30%, considerato che gli uomini incassano in media una pensione di 1.933 euro a fronte dei 1.337 euro delle donne (forse incide la reversibilità?). 
Al Sud, invece, il confronto è fra i 1.532 euro lordi degli uomini e i 1.151 delle donne. In questo caso la differenza è di 381 euro, ovvero circa il 24%. Una disuguaglianza inferiore del 6-7% rispetto al Centro e al Nord.

Una riflessione - Il nostro Paese è quello che paga più di tutti in pensioni di reversibilità sia rispetto al PIL (il 2,8%), che al totale della spesa pubblica (il 5,5%). Superiamo tutti. Nel caso della spesa pubblica doppiamo la Francia, addirittura. E negli anni la situazione è rimasta pressochè stabile. Si trattava del 5,3% del totale della spesa pubblica nel 2005, del 5,1% nel 2008, del 5,5% oggi.
Questa generosità con le pensioni di reversibilità tra l’altro è strettamente collegata e incentiva all’idiosincrasia degli italiani per le pensioni integrative private, che hanno fatto pochi passi avanti nel nostro Paese rispetto a quanto accaduto in Europa, e perpetuano una cultura di dipendenza, in cui le donne da decenni hanno teso a non trovare lavoro (abbiamo il tasso d’occupazione femminile più basso nella UE) contando, con questa forma di assistenza, sul sostegno in tarda età sia del marito, sia dello Stato.

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autore / Luca Lippi
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