Deflazione fuori dalle grandi città: chi registra l'aumento dei prezzi per l'Istat

16 gennaio 2017 ore 16:05, Luca Lippi
Non varia il dato nazionale sulla deflazione che si conferma, ma dall’analisi nel dettaglio emerge che nessuna delle grandi città del Paese è in deflazione. I dati definitivi dell’Istat resi noti oggi mostrano che, tra i capoluoghi delle regioni e delle province autonome in esame, 18 su 19 registrano un aumento dei prezzi su base annua (erano 10 a novembre). L’unica esclusa è Roma, dove i prezzi appaiono stabili. 
Bolzano (+1,4%) e Trieste (+1,2%) sono le città in cui i prezzi registrano gli incrementi più elevati. Seguono Aosta, Napoli e Milano (+0,8% per tutte e tre), con la città lombarda che fa segnare un’inversione di tendenza rispetto a novembre (era -0,1%). Vengono subito dopo Cagliari e Venezia (+0,7% per entrambe), Trento (+0,6%) e Genova (+0,6%). 
Estendendo l’analisi agli altri comuni con più di 150.000 abitanti, i prezzi salgono in nove città su dieci: i più elevati tassi di crescita sono a Livorno (+1,4%), Padova (+1,2%) e Parma (+1%). I prezzi si riducono, al contrario, solo a Ravenna (-0,1%), che è l’unico comune in deflazione.
I dati definitivi dell’Istat confermano comunque che nel 2016 i prezzi al consumo hanno registrato una variazione negativa (-0,1%) come media d’anno. “E' dal 1959, quando la flessione fu pari a -0,4%, che non accadeva”, spiega l'istituto di statistica.

Deflazione fuori dalle grandi città: chi registra l'aumento dei prezzi per l'Istat

Le quotazioni del petrolio ai minimi e i consumi deboli sono riusciti dove nemmeno i lunghi anni della crisi avevano potuto: a portare l'inflazione sotto zero in otto mesi su dodici. L’anno appena trascorso riporta numeri in termini di inflazione assolutamente sfavorevoli. La rilevazione dell’Istat conferma tutte le previsioni che, quindi, non alimentano stupore. 
Il dato diventa piuttosto importante se confrontato all’area geografica di appartenenza (Eurozona) che procede a ritmi decisamente più elevati dei nostri, seppure senza alimentare entusiasmi.
Solo guardando il dato di dicembre ricavato da Milano Finanza (stima preliminare) l'indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,4% rispetto al mese precedente e dello 0,5% anno su anno. L'aumento a livello mensile è legato all'andamento dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (+1,9%), degli energetici non regolamentati (+1,1%), degli alimentari non lavorati (+1%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,5%). L’Istat precisa anche che il delta anno su anno è dovuto principalmente alle accelerazioni della crescita dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (+2,6%, da +0,9% di novembre), degli energetici non regolamentati (+2,4%, da +0,3% di novembre) e degli alimentari non lavorati (+1,8%, era +0,2% il mese precedente).
In Europa
I prezzi al consumo della Zona euro sono cresciuti più del previsto a dicembre, guidati soprattutto da un aumento dei costi dell'energia oltre che da alimentari, alcool e tabacco e dai servizi. Secondo la stima diffusa da Eurostat, i prezzi nei 19 paesi della moneta unica sono saliti dell'1,1% su base annua, con una rapida accelerazione rispetto al +0,6% di novembre e al +0,5% di ottobre, la lettura più alta dal settembre 2013.
L'ufficio di statistica Ue ha stimato per i prezzi dell'energia di dicembre un balzo anno su anno del 2,5%, il primo aumento in oltre un anno. Alimentari, alcool e tabacco hanno registrato un incremento dell'1,2%, così come i servizi. Per quanto riguarda i beni industriali non energetici, i prezzi sono aumentati soltanto dello 0,3% su base annua, in linea con i quattro mesi precedenti.
A questo punto la Bce deve considerare il dato per regolare la sua politica di stimolo monetario. Dovendola regolare sulla base dei dati europei, inevitabilmente si potrebbe creare un problema per le economie dell’eurozona meno ‘mature’ in termini di crescita, Italia fra queste. 
C’è anche da considerare che la Bce dovrà confrontarsi con l’incertezza guidata dal programma di elezioni nell'Eurozona nel 2017; la Bce sarà probabilmente cauta nel trarre conclusioni su come questi dati influenzeranno il suo obiettivo di mantenimento del tasso di inflazione appena al di sotto del 2%.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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