Già finita la Trump euforia?

17 gennaio 2017 ore 16:20, intelligo
di Luciano Atticciati

Molti immaginano le Borse come un mondo gestito da grandi manager sapientoni, eppure molte volte sembra che i mercati mondiali siano gestiti da una massa di personaggi piuttosto isterici.
Nella notte dell'8 novembre quando si delineò la vittoria del miliardario americano il dollaro subì una forte caduta mentre l'oro, il classico bene rifugio dei periodi tempestosi, conobbe un grande balzo, le borse asiatiche (aperte nelle nostre ore notturne) e l'apertura di quelle europee furono drammatiche, ma la situazione durò pochissimo, bastò una breve intervista in cui il neoeletto smorzò i toni aspri della campagna elettorale per invertire bruscamente gli andamenti e portare l'azionario mondiale verso la crescita. Tale vivace movimento è durato due mesi, quando Donald Trump l'11 gennaio scorso tenne la sua prima conferenza stampa bruscamente le borse a livello mondiale rallentarono. Cosa era successo di tanto grave? Il neopresidente non aveva annunciato un programma di governo diverso da quello presentato in campagna elettorale, semplicemente i giornalisti presenti avevano abbandonato il tema economico per concentrarsi sui presunti condizionamenti dei russi sulla sua persona. Non solo le borse invertirono il loro trend positivo, ma immediatamente si indebolì il dollaro sebbene il tema valutario non fosse stato in alcun modo affrontato. Anche il mercato dei bond è stato molto nervoso in questo periodo, la stampa economica ha ipotizzato che la minore pressione fiscale e l'aumento della spesa pubblica per avviare un ammodernamento delle infrastrutture previsti dal programma della nuova amministrazione americana avrebbero portato ad una maggiore inflazione e quindi ad un innalzamento dei tassi d'interesse dei titoli  di nuova emissione. 

Già finita la Trump euforia?
La difesa dell'economia americana attraverso un disincentivo alla cosiddetta delocalizzazione delle aziende nei paesi con basso costo del lavoro è sicuramente utile, l'aumento della spesa pubblica e del deficit in un periodo in cui la disoccupazione è a livelli estremamente bassi rischia invece di essere inefficace, come premere l'acceleratore quando il motore è già al massimo.
I mercati si muovono sulle aspettative, o sui "rumors" come dice qualcuno, ad una economia (o una singola azienda) sana e stabile preferiscono una malridotta che dà segni di ripresa, anche se tali segni non è detto che siano solidi nel futuro, gli investitori possono ragionare come meglio credono visto che muovono soldi loro, ma è importante che l'informazione sia corretta e che le autorità vigilino sulla trasparenza degli scambi.


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