Pd, Governo e via i voucher. Mission possibile: no referendum

17 marzo 2017 ore 14:33, Luca Lippi
Quasi messa la parola fine all’utilizzo dei Voucher. Per di non arrivare al referendum tanto è stato fatto che alla fine si butterà l’acqua sporca col bambino.
Con la votazione favorevole della Commissione Lavoro alla Camera si è quasi messo fine all’utilizzo dei buoni lavoro, i tanto discussi Voucher. L’emendamento abroga gli articoli 48, 49 e 50 del Jobs Act dedicati al lavoro accessorio su “definizione e campo di applicazione”; “disciplina del lavoro accessorio” e “coordinamento informativo a fini previdenziali”.

LE RAEZIONI
Sindacati e federazioni per primi hanno gridato allo scandalo. Ha commentato la segretaria della Cisl Annamaria Furlan:  “Il sistema dei voucher va cambiato, non abolito, si è abusato dei buoni lavoro, devono essere tolti dall’industria, dall’edilizia e dall’agricoltura, ma sono un modo per fare emergere il lavoro nero nei servizi alla famiglia. Credo che si debba tornare alla Legge Biagi”.
Con una nota,  Fida (Federazione Italiana Dettaglianti dell’Alimentazione di Confcommercio-Imprese) per l’Italia ha commentato: “Le modifiche ai voucher che si sentono in questi giorni non ci trovano assolutamente d’accordo. Tant’è che piuttosto di una modifica fatta in questa maniera, assolutamente demagogica, preferiamo la consultazione referendaria: siamo certi che gli italiani partorirebbero una soluzione meno catastrofica di quella proposta”.

Pd, Governo e via i voucher. Mission possibile: no referendum

In sostanza, il referendum non si deve fare! Nella maggioranza c’è la determinazione di cancellare del tutto i voucher, come chiede il quesito referendario, e di superare anche le norme sugli appalti così da annullare l’appuntamento del 28 maggio. La decisione sarà presa in una riunione del Pd con l’obiettivo di approvare il testo domani in commissione e trasformarlo in un decreto da approvare già venerdì in consiglio dei ministri. 
Il capogruppo Pd Ettore Rosato, a quanto viene riferito, ha sottolineato la necessità dievitare distorsioni” e scongiurare il referendum sul lavoro in prossimità delle amministrative. Di qui la scelta, ha spiegato, di superare i due quesiti referendari. 
Nai fatti, in agenda c’è l’eliminazione totale dei Vouchere ripensare in un secondo momento uno strumento flessibile anche per le imprese”.

SE PASSASSE LA CANCELLAZIONE TOTALE DEI VOUCHER
Per il Pd e anche per il governo in carica, sarebbe una resa totale e incondizionata di fronte alle istanze della Cgil e della sinistra. 
Anche l’idea di limitarne l’uso alle sole famiglie andrebbe più o meno della stessa direzione: visto che i buoni utilizzati per i piccoli lavoretti in ambito domestico rappresentano appena il 3% del totale si arriverebbe alla loro abolizione di fatto. Tant’è che il presidente dell’Inps Tito Boeri sostiene che a quel punto converrebbe cancellarli del tutto. In un modo o nell’altro per il sindacato guidato da Susanna Camusso sarebbe vittoria totale, senza nemmeno arrivare davvero al 28 maggio, senza votare, senza aspettare che maturi un quorum che su temi tanto particolari e tanto tecnici, sarebbe tutt’altro che sicuro.  
  
IL DILEMMA DI GENTILONI
Il presidente del consiglio si trova a dover operare una valutazione politica, disinnescare la mina della consultazione. Tuttavia, con la cancellazione dei Voucher come la mettiamo con i lavori occasionali? E’ chiaro che tutti quelli che in questi anni hanno beneficiato dei voucher tornano nella sfera del lavoro nero. 
Questo non è un risultato da porgere all’Ue già severamente in guardia sulle mosse dell’esecutivo. Ovvio che non è questo il risultato auspicato, ma è anche ovvio che il governo è in ostaggio. Oppure no?

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autore / Luca Lippi
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