Pensioni minime giovani, assegno di 650 euro. Rossi: "Già insufficienti"

18 luglio 2017 ore 13:54, Luca Lippi
E' solo una proposta quella dell'assegno di garanzia da 650 euro per i giovani. Non aspettiamoci certo una rivoluzione dalla fase 2 sul confronto tra governo e sindacati, argomento riforma delle pensioni. Anche se dai media appare prossima l’iniziativa di una pensione di garanzia con parziale fiscalizzazione dei contributi per i “giovani”, nella sostanza il confronto sta irrigidendosi sull’aumento dell’età pensionabile previsto dal 2019 dopo la pubblicazione dei dati sull’aspettativa di vita da parte dell’Istat (attesi in autunno). Tuttavia andiamo a vedere cosa è stato discusso sommariamente riguardo i giovani e quali sarebbero le eventuali proposte allo stato dell’arte.
Pensioni minime giovani, assegno di 650 euro. Rossi: 'Già insufficienti'
GARANZIA GIOVANI -  Nuovi incentivi per favorire le adesioni alla previdenza complementare. Insieme al riscatto gratuito degli anni di studi universitari e la messa a punto di un sistema per la copertura contributiva dei periodi passati, soprattutto dalle donne, a prendersi cura di familiari anziani o disabili. In sostanza quello che vogliono i sindaciti è riassunto da Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil: "Dobbiamo dare risposte ai giovani che hanno carriere fragili e discontinue. Lo strumento non è certo il ricorso alla previdenza complementare, perché chi non riesce a costruire il primo pilastro non può neanche costruire il secondo". Spiega Ghiselli che la proposta dei sindacati è di introdurre "meccanismi di carattere solidaristico nel sistema contributivo imperniato sulla previdenza pubblica. Si tratta di premiare la presenza e l'attività nel mondo del lavoro, non di dare a tutti una pensione minima garantita. A chi è disoccupato e segue un periodo di formazione, chi ha il part time, chi fa lavori di cura, chi ha contributi bassi come collaboratori, lavoratori pagati con i voucher, colf che lavorano poche ore: a tutti costoro va valorizzato un periodo contributivo ulteriore".
Ovviamente per i sindacati tutto questo dovrebbe essere a carico della fiscalità generale cioè a carico dello Stato. Infatti, Ghiselli precisa: "L'intervento è a carico dello Stato ma il meccanismo che proponiamo costa meno della pensione minima per tutti e degli interventi assistenziali di soccorso alla povertà. Inoltre, è un sistema virtuoso contro l'evasione contributiva, perchè i contributi troppo bassi per maturare una pensione vanno di fatto perduti".
Di contro il consigliere economico di Palazzo Chigi, Marco Leonardi, ha sottolineato che la soluzione più idonea rimane quella di adottare modelli flessibili nella previdenza integrativa, di fatto riferendosi alla Rendita integrativa temporanea anticipata (Rita) voluta da Matteo Renzi. Nella sostanza però, le diponibilità liquide non ci sono e tutto, comunque, rimane nell’alveo delle ipotesi.

RIGUARDO LA FLESSINBILITA' - Un assegno di garanzia per i giovani, è quanto è emerso da un seminario del Pd  'Non è una pensione per giovani - Rapporti tra generazioni e riforma del sistema previdenziale', andato in scena al Nazareno, e al quale hanno preso parte, tra gli altri, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, il vicesegretario del Pd Maurizio Martina, Tommaso Nannicini e i leader sindacali di Cgil, Cisl e Uil.
Ricordiamo che è una discussione oltre il tavolo di concertazione tra governo e sindacati, quindi fuori dalle dinamiche della fase 2 della riforma delle pensioni. Insomma solo una proposta. Tra le proposte emerse spicca quella avanzata da Stefano Patriarca, consigliere economico della presidenza del Consiglio, che ha illustrato l'ipotesi di una pensione contributiva minima di 650 euro mensili per chi ha 20 anni di contributi. Secondo il consigliere di Palazzo Chigi si potrebbe "introdurre anche nel sistema contributivo l'integrazione ad un minimo presidenziale come c'è attualmente nel sistema retributivo".
Per Patriarca, la struttura "potrebbe essere pari all'attuale minimo complessivo dell'assegno sociale, pari a 650 euro mensili per 20 anni di contributi e potrebbe essere legata in modo parziale alla presenza sul mercato del lavoro. Ha sottolineato Patriarca: "I 650 euro mensili possono aumentare di 30 euro al mese per ogni anno di contribuzione superiore al 20esimo anno fino a un massimo di mille euro" e l'assegno potrebbe valere anche per gli anticipi.
L'introduzione dell'integrazione a un minimo previdenziale come nel retributivo, inoltre, determinerebbe un tasso di sostituzione per una carriera piena (40 anni di contributi) pari al 65% della retribuzione media netta.
Da seguire gli sviluppi, ma è anche comprensibile credere che la proposta non avrà alcun seguito, almeno finché all’Inps ci sarà Boeri.

ENRICO ROSSI: "Di sicuro una pensione di 650 euro non è già sufficiente per vivere oggi". Così Enrico Rossi, presidente della Toscana (Mdp) sull'ipotesi di una pensione di garanzia per i giovani lanciata dal Pd. "Senz'altro -ha aggiunto Rossi- può servire con il lavoro precario, visto che non c'è la garanzia che i giovani oggi possano avere una pensione decente. Sarebbero pensioni di qualche centinaio di euro, poco più. Una generazione di infelici. Siamo tornati indietro rispetto ad una delle prerogative dello Stato sociale: fu inventata da Bismarck, qualcosa che superava le divisioni tra destra e sinistra". 


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autore / Luca Lippi
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