Alitalia: non si esclude il ritorno dello Stato e di denaro pubblico

19 luglio 2017 ore 19:04, Luca Lippi
Alitalia non si vuole statalizzare ma non si può escludere il ritorno dello Stato con quote di partecipazione. È quanto ha fatto capire Graziano Delrio in audizione nelle commissioni riunite Trasporti e Attività produttive, in merito alle prospettive di soluzione della crisi di Alitalia.
Nell’audizione Delrio ha espresso diverse perplessità e avanzato più di una considerazione su cui far riflettere il governo prima di prendere una decisione affrettata, a due giorni dalla scadenza per la presentazione delle offerte non vincolanti per l'acquisto di Alitalia.
DELRIO NON VUOLE LO ‘SPEZZATINO’
Ha dichiarato Delrio:''L'asset di Alitalia va mantenuto integro''. L'Azienda ''ha potenzialità di sviluppo a patto che non venga assolutamente frazionata o spezzettata''. Serve quindi un ''vero investitore'' che ''creda nel progetto di sviluppo''. Quindi, secondo il ministro, l'Azienda ''non può vendere le rotte, gli asset, o il settore della manutenzione. Va tenuta intera perché ha una massa critica che, adeguatamente accompagnata, può consentire di recuperare gli squilibri''.
Alitalia: non si esclude il ritorno dello Stato e di denaro pubblico
LA RIDUZIONE DEL PERSONALE NON È LA SOLUZIONE
''Più che nella riduzione del personale'' il problema di Alitalia è la ''strutturale mancanza di ricavi'', ha poi affermato il ministro. Tra le cause principali della crisi dell'azienda, secondo il ministro, vanno segnalate: ''Costi di approvigionamento del carburante molto alti, derivati e contratti di leasing degli aerei onerosi''. Inoltre la flotta non è moderna e, quindi, occorre ''investire in aerei che abbiamo capacità superiori''. Il mancato aumento dei ricavi, secondo Delrio, è dovuto proprio al ''bassissimo'' carico. Servono quindi aerei più grandi per ''rafforzare soprattutto le strategie di medio e lungo raggio''.

NIENTE STATaLIZZAZIONE MA PARTECIPAZIONE SÌ
''Siamo contrari alla statalizzazione'' di Alitalia perché sarebbe ''un errore'' per lo Stato entrare in un mercato ''fortemente competitivo'', come quello del trasporto aereo, ha continuato Delrio. Diversa è invece la posizione del ministro rispetto all'ipotesi entrare nella società attraverso ''piccole quote di partecipazioni statali''. ''Il governo l'ha presa in considerazione'' in passato, ''non è detto che non si possa riprendere in considerazione''.
Poi precisa il ministro che nel caso in cui le offerte per Alitalia non siano adeguate ''l'alternativa potrebbe essere quella di prolungare l'azione commissariale''. Però, precisa il ministro, ''noi tifiamo tutti per la soluzione A, cioè un forte piano industriale e un grande investitore, che creda nello sviluppo del settore e che abbia le competenze per farlo''. Prosegue Delrio avviandosi alla conclusione: ''Ad oggi le rassicurazioni che ci sono state date sono che gli investimenti previsti da parte del governo coprono in maniera sicura l'attività di Alitalia. Quindi consentono di proseguire nell'attività commissariale di analisi delle offerte con una certa tranquillità''.

MANCA CHIAREZZA SULLA CONTABILITÀ?
Delrio ha aggiunto che "Dal punto di vista contabile certamente devono essere i documenti ufficiali a parlare sull'entità reale del disavanzo'', documenti che saranno chiesti ''ai commissari, anche perché forniscano tutte le informazioni necessarie''.

IN SOSTANZA
Un nuovo intervento pubblico è una delle possibili soluzioni che fanno parte del piano B. Il piano A, come ha spiegato Delrio, resta quello di "un forte piano industriale" che poggi su "un grande investitore". Il piano d'emergenza, invece, contempla un nuovo intervento pubblico ma senza arrivare alla statalizzazione. 

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autore / Luca Lippi
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