'Ndrangheta gestiva gli appalti, 35 fermi: ecco come spartivano la torta

20 gennaio 2017 ore 10:16, Adriano Scianca
Ben 35 imprenditori in stato di fermo, 54 imprese sequestrate in tutta Italia. Sono questi i risultati di un'operazione della Guardia di finanza di Reggio Calabria e Cosenza condotta per l'esecuzione di un provvedimento emesso dalle Dda di Reggio e Catanzaro. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, associazione per delinquere aggravata dalle modalità mafiose, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione e falso ideologico in atti pubblici. 

'Ndrangheta gestiva gli appalti, 35 fermi: ecco come spartivano la torta

Dalle indagini è emerso come un importante gruppo imprenditoriale della piana di Gioia Tauro si era posto come punto di riferimento della cosca Piromalli per turbare almeno 27 gare nel periodo tra il 2012 e il 2015 riguardanti lavori pubblici. In pratica, si è scoperto che la criminalità organizzata gestiva direttamente gli appalti pubblicicon mezzi e attività proprie e con prestanomi al di sopra di ogni sospetto, e che gli imprenditori che ricevevano solo il 3% del guadagno, mentre il resto della torta viene diviso dalle cosche. Inoltre un noto imprenditore, grazie alle relazioni con il clan Muto, attivo sulla costa dell'alto Tirreno cosentino, e con il reggente della cosca cosentina Lanzino - Ruà - Patitucci, si sarebbe aggiudicato i più importanti appalti della provincia di Cosenza nel periodo tra il 2013 e il 2015. "Ringrazio i procuratori di Reggio Calabria Federico Cafiero De Rhao e di Catanzaro Nicola Gratteri per l'importante operazione di contrasto delle infiltrazioni 'ndranghetiste nell'economia della piana di Gioia Tauro e nella provincia di Cosenza. La collaborazione tra le due DDA e la professionalità degli uomini della Guardia di Finanza e dello Scico, ha permesso di portare alla luce nuovi legami della criminalità organizzata calabrese con imprenditori insospettabili", ha detto la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, intervenendo sull'operazione. 

"É stato messo a segno un rilevante risultato, che conferma l'impegno costante dello Stato per liberare la Calabria dal sistema di corruzione, imposizione 'ndranghetista e complicità che tiene sotto scacco aspetti rilevanti della vita sociale e produttiva della regione. Preoccupa l'estensione e la qualità della rete di collusioni e il numero delle aziende coinvolte, non solo in Calabria". "Ora tocca alle forze sane della società calabresi riconquistare gli spazi liberati dalla sopraffazione della 'ndrangheta e creare sviluppo ed occupazione capaci di crescere nella legalità. Non si può delegare solamente alle forze dell'ordine e alla magistratura l'affermazione dei principi della convivenza democratica", ha concluso Bindi. 
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