L’export e il made in Italy corrono? No, è l'import che arretra

21 febbraio 2017 ore 13:42, intelligo
Ce l’hanno venduto come il segnale di riscossa dell’economia italiana, col solito lancio di cifre a dieci zeri per impressionarci: 51 miliardi di avanzo commerciale nel 2016, 10 miliardi in più rispetto all’anno precedente, un totale di 417 miliardi in esportazioni. Il made in Italy è finalmente ripartito. Vero, sì, ma fino a un certo punto.
L’export e il made in Italy corrono? No, è l'import che arretra
Per carità tutti i numeri diffusi sono corretti - copiati pari pari dall’ultimo rapporto ISTAT - ma se messi in relazione con altri, di numeri, raccontano una realtà molto meno rosea di quella che si vorrebbe dipingere. Prima di tutto questo avanzo commerciale – che altro non è che la differenza tra beni esportati e beni importati – sarebbe ancora migliore (+78 miliardi) se non fosse per gli acquisti dall’estero di greggio, gas e carbone necessari a compensare la nostra storica dipendenza energetica. Ma negli ultimi anni il costo dell’energia è molto diminuito - il petrolio è passato dai 110 dollari al barile del 2014 ai circa 50 del 2016 - rendendo molto più leggera la nostra bolletta energetica. In altre parole: quando il prezzo dell’oro nero tornerà a salire, e purtroppo salirà, il nostro disavanzo sarà molto più striminzito di adesso. E infatti l’exploit dell’avanzo commerciale è dovuto più alla diminuzione delle importazioni (-1,4%) che all’aumento dell’export (+1,1%).

E pure questo +1,1% va interpretato, o meglio scorporato nelle sue componenti: l’aumento è dovuto come al solito ai settori tradizionali, lo zoccolo duro della nostra economia; l’agroalimentare (+4,4%), gli articoli farmaceutici (+6,8%) e il tessile. Se separiamo l’export dei beni e servizi scopriamo che qui la nostra bilancia commerciale è addirittura in negativo di 4,2 miliardi! Tanto per fare un impietoso paragone la Germania, paese come il nostro a vocazione manifatturiera ma ben più avanti di noi nella modernizzazione del suo modello di sviluppo economico, è in positivo di 24 miliardi.
Infine, dobbiamo vedere dove si è concentrato l’aumento delle esportazioni: siamo migliorati quasi esclusivamente nei mercati maturi come Germania, Giappone e Stati Uniti, mentre la vendita dei nostri prodotti ha subito una flessione in quasi tutti i Paesi emergenti, dove il margine di crescita delle economie è più alto. Unica eccezione la Cina, che comincia a diventare un Paese di consumatori e ha aumentato l’acquisto di beni italiani per oltre il 6%.
Se riusciremo ad agganciare i mercati giovani, l’industria italiana potrà sperare in una crescita strutturale. Altrimenti resteremo appesi ai capricci dei sovrani dell’OPEC.

di Massimo Spread

#madeinitaly  #export #import

autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...