Ape sociale, boom di domande e caos fondi: nodo richieste inevase

22 giugno 2017 ore 12:11, Luca Lippi
Circa 11 mila domande presentate per Ape Sociale e Quota 41, ma molte istanze rischiano il rinvio. In sostanza il provvedimento si sta rivelando un successo e non potevano esserci dubbi giacchè paga ‘Pantalone’. Tuttavia, anche Pantalone si è fatto astuto, e i paletti sono talmente tanti che emerge più di qualche sospetto sulla sufficienza delle risorse destinate. Dopo mesi di attesa sono stati pubblicati i decreti attuativi in Gazzetta Ufficiale rendendoli di fatto efficaci. Le domade presentate sono 11 mila: circa 1.896 sono quelle pervenute dalla regione Lombardia, altre 1.177 dal Veneto, circa 985 dalla Sicilia, circa 881 provenienti dalla Toscana mentre le rimanenti 959 sono le domande pervenute dalla regione Lazio.
Un numero piuttosto ingente rispetto alle aspettative di varie forze politiche che potrebbero giustappunto, compromettere il tetto delle risorse messe a disposizione.
Si tratta, tuttavia, di due misure (Ape social e precoci) riservate strettamente alle categorie più svantaggiate individuate dalla Legge di Bilancio quali, disoccupati privi di ammortizzatori sociali, invalidi al 74 %, lavoratori che assistono familiari con disabilità grave e addetti alle mansioni particolarmente faticose.
Ape sociale, boom di domande e caos fondi: nodo richieste inevase
Diverse richieste rischiano di rimanere inevase, nonostante tutto, non è escluso che possano arrivare altre proposte per estendere i benefici previdenziali ad una platea più ampia di lavoratori, anche se tutto è strettamente legato alle risorse finanziarie a disposizione dal Governo. Il Governo Gentiloni avrebbe stanziato i fondi per soddisfare circa 60 mila domande
Circa 7.638 sarebbero le domande presentate dai lavoratori ultra 63enni che desiderano anticipare l'uscita attraverso il sussidio ponte fino a 1.500 a carico dello Stato mentre altri 3.725 sarebbero i lavoratori precoci che avrebbero richiesto l'uscita anticipata dopo il versamento di almeno 41 anni di versamenti contributivi.
Ricordiamo che la misura è sperimentale e quindi l’Inps userà questo primo periodo per valutare i requisiti, inviare le certificazioni e redigere la graduatoria finale entro il 15 ottobre 2017. Successivamente, gli interessati dovranno presentare un'ulteriore domanda per l'accesso anticipato attraverso l'Ape Sociale e il meccanismo di Quota 41. 

Chi può fare domanda -  L’Ape sociale verrà concessa ai disoccupati, agli invalidi o con invalidi a carico e a lavoratori impegnati in attività gravose. Cambiano i requisiti necessari, ad esclusione di quello anagrafico dei 63 anni. Per la versione assistenziale, quella per disoccupati o alle prese con problemi di salute, sono necessari 30 anni di contributi. Per le attività gravose, cioè le 11 nuove categorie che il Governo ha reputato di inserire tra queste, necessari 36 anni di lavoro alle spalle. L’innalzarsi dei requisiti è solo il primo di una serie di paletti che rendono la misura agevolata difficile da centrare per i lavoratori.
Quasi a voler rendere più ristretto possibile il campo dei beneficiari, l’Ape nella versione a carico dello Stato prevede una serie di paletti stringenti. Vincoli che, nonostante gli emendamenti depositati e valutati la scorsa settimana dalla Commissione Bilancio, non sono stati tolti. Per i disoccupati, per esempio, sarà necessario avere terminato di percepire, almeno da 3 mesi e per intero, gli ammortizzatori sociali da loro sfruttati, quindi mobilità, Naspi e così via.
Per gli invalidi è necessario avere a che fare con un grado di disabilità di almeno il 74%. Per i lavori gravosi invece i paletti sono di natura lavorativa proprio in virtù del fatto che il fattore importante per rientrare nell’agevolazione è la tipologia di attività svolta durante la vita lavorativa. Le categorie agevolabili sono le maestre di asilo, gli autisti di mezzi pesanti, i macchinisti dei treni, gli infermieri e le ostetriche con lavoro in turni, i facchini, gli edili, i gruisti, i conciatori di pelli, addetti ai rifiuti, personale addetto ai servizi di pulizia e all’assistenza dei soggetti non autosufficienti. Il limite per questi è quello dei contributi versati che come dicevamo devono essere 36. Inoltre gli ultimi 6 anni prima della domanda di accesso all’Ape devono essere stati svolti continuativamente in quelle attività. Cosa significa tutto ciò? Un edile, la cui attività di norma è saltuaria, basata sul clima e sulle stagioni, difficilmente potrà garantire i requisiti della continuità negli ultimi 6 anni. Una anomalia che si collega anche a quelle relative alla incompatibilità con gli ammortizzatori sociali o con redditi superiori ad 8.000 euro. 

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autore / Luca Lippi
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