Pensioni, novità: dal 2017 l'accredito non è più il 1°del mese

23 dicembre 2016 ore 23:29, Luca Lippi
Con l’accredito delle pensione di dicembre, 21 milioni di pensionati per l’ultima volta hanno percepito l’assegno il primo giorno del mese non festivo. Infatti dal prossimo l’assegno pensionistico erogato mensilmente dall'Inps verrà accreditato il secondo giorno bancabile.
Che significa ‘giorno bancabile’?
E’ un termine comunemente utilizzato per definire le caratteristiche di un titolo di credito. Ad esempio bancabilità per un assegno o per una cambiale indica che si può incassare presso un istituto di credito. Ovviamente se l’assegno è datato 1 maggio, sarà bancabile il 2 (purché non sia giorno di chiusura degli sportelli) giacché il primo maggio è festa nazionale. Nel caso specifico, per secondo giorno bancabile si intende il giorno seguente al primo giorno bancabile. Affermazione banale, ma concretamente la differenza è sostanziale, e lo misureremo più avanti.
Dunque, a decorrere dal 1° gennaio 2017 i pagamenti dei trattamenti pensionistici saranno effettuati a valere del secondo giorno bancabile di ciascun mese. Fino ad oggi il Cda dell'Inps aveva disposto che il pagamento delle pensioni avvenisse il primo giorno non festivo del mese. Il decreto del Governo adesso modifica la norma e stabilisce che in futuro dal primo giorno si passa al secondo e che da giorno non festivo si passa a bancabile. 
La valuta degli emolumenti sarà spostata non di un solo giorno e, con molte probabilità, uno dei due giorni interessati potrebbe essere festivo con un ulteriore slittamento dei pagamenti.

Pensioni, novità: dal 2017 l'accredito non è più il 1°del mese

Cosa determina concretamente questo slittamento in apparenza ininfluente?
In parte è una complicazione per diversi milioni di pensionati che basano il pagamento delle bollette e dei bonifici al primo del mese. Per la tesoreria Inps, invece, lo spostamento porterà nelle casse dell'Inps, tra interessi applicati e i possibili risparmi per giorno di rinvio, circa 400 milioni di euro. 
È evidente che l’operazione non è solamente ‘meccanica’, la conferma la troviamo facilmente riportando indietro la memoria, quando nel 2011 l'Ue chiese allo Stato di risollevare le sorti dell'Italia, il governo puntò sulle pensioni e sui futuri pensionati. 
In sostanza, sull’assegno pensionistico lo Stato ci guadagna. In misura assai ridotta, ma sempre nello stesso spirito, spostare il pagamento delle pensioni crea sacche di ossigeno per le casse dello stato.
Allo stesso modo, la sterzata finanziaria del 2011 elaborò una modifica sui tempi per andare in pensione che vennero allungati e questo, concretamente, ha fruttato allo Stato risparmi e guadagni. 
Risparmi perché ha posticipato di erogare le pensioni e guadagni perché ha incassato i contributi dei lavoratori. Senza tener conto che tanti lavoratori, in prossimità dell'età pensionabile, potevano essere licenziati. Gli stessi lavoratori che sono stati costretti a doversi pagare i contributi per non perdere il diritto alla pensione. 
È stato calcolato che il governo con la riforma Fornero entro il 2020 incasserà circa 85 miliardi di euro ed entro il 2050, i risparmi saliranno a 350 miliardi. È questo il motivo per il quale il governo tergiversa e studia come modificare le pensioni per ridurne i costi. Se verrà confermata la modifica alle pensioni di reversibilità un'altra mazzata si abbatterà sulle spalle dei lavoratori.
Intanto col 2017, e lo slittamento al secondo giorno bancabile dell’assegno pensionistico, mette in cassa altri 400 milioni di euro circa.

autore / Luca Lippi
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