Ape Sociale e precoci news. Beneficiari e requisiti: i nodi e le disparità

23 giugno 2017 ore 11:42, Luca Lippi
L'Ape Social e la Quota 41 (precoci) stanno riscuotendo un forte successo. Almeno così sembrerebbe se ci si fermasse ai soli numeri riguardanti il numero di domande presentate in meno di una settimana dalla pubblicazione dei decreti attuativi sulla Gazzetta Ufficiale. 
Intanto è importante segnalare che per chi avesse già inoltrato la domanda, dovrà farlo nuovamente ora che sono usciti i decreti attuativi, tutti coloro che saranno interessati avranno tempo fino al 15 luglio per poter presentare la domanda. Scaduto il termine per il 2017 non sarà più possibile richiedere l'accesso all’ape social.
Ape Sociale e precoci news. Beneficiari e requisiti: i nodi e le disparità
Benficiari - L’accesso è riservato solo a talune categorie di lavoratori pubblici e privati che si trovano in condizioni di particolari difficoltà. Si tratta di:
-i disoccupati che abbiano superato i 63 anni e che non godono più del sussidio previsto per la disoccupazione da almeno 3 mesi.
-i lavoratori che, da almeno 6 mesi, devono assistere il coniuge o un parente di primo grado convivente che sia affetto da un grave disabilità.
-invalidi civili che abbiano un grado di invalidità pari o superiori al 74%
-coloro che svolgono o abbiano svolto i cosiddetti lavori usuranti.
L’indennità è corrisposta per 12 mensilità all’anno.

Requisiti - Per poter usufruire dell’ape social bisogna aver compiuto 63 anni di età e aver maturato almeno 30 anni di contributi. I contributi saranno 36 per i lavoratori usuranti.
L’importo della pensione non potrà superare i 1500 euro lordi al mese.
Chi vorrà andare in pensione con l’ape social 2018 dovrà presentare la domanda entro il 31 marzo dell’anno prossimo.

La situazione reale - Invero, il successo non così grande soprattutto per quelli che dovrebbero essere i beneficiari di questi interventi realizzati per ‘consentire ad alcune categorie di lavoratori di andare in pensione prima, nonostante la Legge Fornero’ (cit. Renzi). Si comprende facilmente che la corsa alle domande è per non rischiare di restare esclusi dall'Anticipo pensionistico agevolato. Una corsa creata anzitutto dai ritardi accumulati dal Governo nell'emanare e poi pubblicare in Gazzetta ufficiale i decreti attuativi. Corsa resa ancora più crudele dal fatto che verrà stilata una graduatoria per stabilire chi potrà accedere all'Ape social e chi no. E tra i criteri scelti c'è anche la data di presentazione della domanda. 
Poco importa se è stato dato tempo fino al 15 luglio (meno di un mese) per presentare la domanda, se per certificare di aver svolto dei lavori gravosi serve produrre una documentazione dell'azienda che, se magari si è disoccupati, potrebbe non esistere più, se si è edili e non  si ha la continuità lavorativa di almeno sei anni negli ultimi sette. E che dire poi della scelta di fare figli e figliastri tra i disoccupati? Chi si trova disoccupato perché gli è scaduto il contratto non può accedere all'Ape social mentre chi è stato licenziato sì! E che la Cgia di Mestre ha segnalato il rischio che ci siano lavoratori che fanno di tutto per essere licenziati proprio per riuscire ad accedere all'Ape social! Per chi non lo sa è bene riflettere su queste che sono delle vere e proprie sviste da ‘gatta frettolosa’. 
Tuttavia un fatto concreto è ben presente, visti i ritardi, o la scarsa considerazione per l’Ape volontaria, probabilmente la vocazione assistenziale dello stato italiano fatica a tramontare. E’ un’assistenza tutt’altro che benefica e senza secondi fini! Una domanda sorge spontanea, che senso ha votare la legge Fornero e poi smontarne le colonne fondanti da parte degli stessi che l’hanno sottoscritta con tutta l’enfasi possibile? Se ci fosse stata un’adeguata adesione anche all’Ape volontaria, i costi esorbitanti a carico del privato per aderirvi avrebbero potuto almeno ammortizzare i costi dell’Ape a carico della collettività.

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autore / Luca Lippi
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