Manovra correttiva, il Governo punta sulle liti fiscali e alza il tiro

26 aprile 2017 ore 13:42, Luca Lippi
L’obbligo di mediazione tributaria sale da 20 mila a 50 mila euro. Lo scopo  è quello di velocizzare le procedure di risoluzione senza ricorrere alla Giustizia ordinaria che proceduralmente ha tempi lunghi, . L’aumento in questione è previsto dalla recentissima cosiddetta 'Manovrina', per gli atti impugnabili notificati a decorrere dal 1° gennaio 2018. Attenzione: vale la data in cui il contribuente riceve l’atto notificato e non la data di spedizione da parte dell’Amministrazione finanziaria.
La mediazione tributaria obbligatoria si applica ai ricorsi notificati a partire dal 1 gennaio 2016 che abbiano ad oggetto atti dell’Agenzia delle Entrate, di altri enti creditori o di Equitalia, purché di valore non superiore a 20.000 euro. Per gli atti notificati a partire dal 1 gennaio 2018 la mediazione è obbligatoria se il valore della controversia è inferiore a 50.000 euro.
Manovra correttiva, il Governo punta sulle liti fiscali e alza il tiro
Sono soggetti a mediazione tributaria obbligatoria gli atti o provvedimenti concernenti imposte e tasse (imposte sui redditi, bollo auto tassa rifiuti ecc.) o la materia catastale. Tra questi atti rientrano anche la comunicazione di iscrizione di fermo amministrativo sul veicolo o di ipoteca su un immobile.
Il ricorso notificato all’ente impositore/Agente della Riscossione, qualora si alleghi l’istanza di mediazione, produce anche gli effetti di un reclamo e può contenere una proposta di mediazione con rideterminazione dell’ammontare della pretesa.
Il valore della controversia si valuta seguendo quanto indicato dall’ Art 12, c. 2, D.Lgs. n. 546/1992. Il valore della lite coincide con l’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l’atto impugnato.
In caso di controversie relative esclusivamente alle sanzioni, il valore è costituito dal loro ammontare.
Qualora il debitore impugni la comunicazione di iscrizione di fermo di beni mobili o di ipoteca su immobili, il valore della controversia va determinato con riferimento all’atto impugnato e, come previsto per la quantificazione del contributo unificato, deve essere calcolato in base al valore dei crediti per tributi (al netto di interessi, sanzioni ‘salvo che le sanzioni non costituiscano un accessorio al tributo per cui si procede, bensì pretesa autonoma’ e altri oneri accessori) per i quali l’Agente della riscossione ha comunicato l’iscrizione del fermo o dell’ipoteca.
Anche nel caso in cui il ricorrente, oltre a contestare vizi propri del fermo o dell’ipoteca, contesti anche i crediti per i quali si procede, si deve far riferimento al valore complessivo dei crediti tributari come detto in precedenza.
Di conseguenza, se il valore complessivo dei crediti tributari sottostanti al fermo o all’ipoteca supera 20.000 euro (o 50.000 a partire dal 1 gennaio 2018), la lite non è soggetta al procedimento di mediazione anche se le iscrizioni a ruolo contestate abbiano un valore inferiore alla predetta soglia.
In altri termini, quando con lo stesso ricorso il debitore impugni, oltre al fermo o ipoteca con valore superiore a 20.000 euro, anche le singole iscrizioni a ruolo di valore inferiore, prevale il rito ordinario di impugnazione su quello speciale del reclamo-mediazione.
Gli stessi criteri si applicano, analogamente, nel caso di impugnazione di una cartella di pagamento che cumula distinte iscrizioni a ruolo anche se eseguite da diversi enti creditori, se si contesta integralmente la cartella per vizi propri, nonché le singole iscrizioni a ruolo per vizi riferiti all’attività degli enti creditori. (Fonte D.L. n. 50/2017 pubblicato in G.U. il 24.04.2017).

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autore / Luca Lippi
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