Banche venete salve: a Intesa la polpa a 1€, allo Stato 17mld di debiti

26 giugno 2017 ore 12:37, Luca Lippi
Via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge per il salvataggio a spese dello Stato delle Banche venete. Il governo ha approvato un provvedimento di urgenza che consentirà sia poter aprire gli sportelli domani mattina sia di avviare la liquidazione ordinata di Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Il decreto aprirà la strada alla separazione delle ''attività malate'' dei due istituti da quelle ''good'' con la creazione di una bad bank, creando così le basi per la cessione della parte sana a Intesa Sanpaolo. Al momento non si registrano reazioni della Commissione Ue. 
Poteva andare sicuramente peggio, e solo per questo motivo la soluzione adottata riceve un commento positivo a denti stretti, o col naso turato. I due istituti sono stati messi in liquidazione, Banca Intesa ne gestirà una parte, mentre lo Stato sosterrà finanziariamente la gestione del resto, per esempio la dismissione morbida del personale non trasferito alla nuova gestione e dei beni affidata a figure commissariali con compiti definiti dalla legge fallimentare italiana. 

Risparmiatori salvi - I valori depositati nei conti correnti, i portafogli titoli, i contratti di finanziamento siglati da Popolare di Vicenza e Veneto Banca e le obbligazioni (senior) da loro emesse sono totalmente salvaguardati. Dal punto di vista dei clienti le due banche avranno perfetta continuità. Lo smaltimento dei crediti deteriorati troverà più tempo per cederli a un valore realistico, invece che svenderli sotto la pressione del regolatore europeo. L’impatto sul sistema del credito nei territori dove le due banche erano più presenti è ancora da valutare. 
Scongiurata un’eventuale crisi di sistema - Sul piano della fiducia sistemica è prevedibile un miglioramento. Nella soluzione precedente le autorità europee richiedevano più di un miliardo di denari privati prima di dare il permesso allo Stato per una ricapitalizzazione precauzionale. Ma nessuno ha voluto mettere questi soldi per l’alta probabilità di perderli. Per tale motivo la Bce, in accordo con il governo, ha decretato venerdì scorso lo stato fallimentare delle due banche, così permettendo il passaggio del caso dalle norme europee di risoluzione delle crisi bancarie allle più garantiste e flessibili del diritto fallimentare italiano, dove lo Stato può intervenire con meno condizionamenti e quindi minimizzare i danni. 
Banche venete salve: a Intesa la polpa a 1€, allo Stato 17mld di debiti
La genesi della crisi – in sostanza per il momento di sta dando un calcio al barattolo invece di rimuoverlo! A fine novembre 2015 il Consiglio dei ministri si riunì per decretare il fallimento pilotato di quattro banche (Eruria, Marche, ecc.). Ieri un altro Consiglio dei ministri si è riunito per scegliere la via del Bail-out. In tutto questo tempo non si è voluto capire che le banche decotte vanno fatte uscire dal sistema appena possibile, non il più tardi possibile. Inoltre, si continua a gestire l'attività bancaria in relazione al momento politico. Un sospetto di collusione con la politica traspare anche nella gestione delle due Popolari venete: operanti in territori permeati dalla Lega Nord, ma attratte nondimeno da circoli di potere della Seconda Repubblica.

Le Popolari venete - non diversamente dall'Etruria sono le ultime vittime eccellenti della violenta contaminazione di un oligopolio finanziario che ha voluto sostituirne altri, e ci è riuscito grazie a un’affermazone di natura politico-culturale tradotta in radicali cambiamenti di regole.
La direttiva Brrd (correntemente conosciuta come "bail in") è una delle riforme varate dall'Ue dopo la crisi finanziaria precipitata nel 2008. Quella sui "fallimenti ordinati" non è stata l'unica e forse non la più importante all'interno della nuova Unione bancaria. Certamente ha mostrato tanti limiti quanti ne ha evidenziati quella degli stress test: dei criteri di vigilanza affidati in via centralizzata alla Bce. Se i parametri di supervisione hanno costantemente penalizzato i sistemi bancari deboli, indebolendoli sempre di più, al suo primo, vero banco di prova, il "bail in" si è dimostrato poco utilizzabile, se non inservibile.
Come ha sottolineato da Chicago Luigi Zingales, la liquidazione delle Popolari venete non è avvenuta "secondo le regole europee": ma con un éscamotage, negoziato in via politica, che ha consentito all'Italia di utilizzare le vecchie regole nazionali. Qualcuno la considererà una "piccola vittoria" del governo Gentiloni (che giovedì volerà a Berlino dalla cancelliera Angela Merkel) e forse lo è: anche se probabilmente andrà presto ad accumulare il debito politico di Roma verso la nuova Europa franco-tedesca. Sicuramente è una sconfitta per gli eurocrati sparsi: che hanno avuto lo scalpo di due medie banche italiane, ma hanno visto mettere strutturalmente in discussione la pretesa di egemonia burocratica su mercato e fisco.

Che succede ora - Nella bad bank prefigurata dallo schema dovrebbero confluire sofferenze, inadempienze probabili, esposizioni scadute, i crediti in bonis ad alto rischio, i bond subordinati, i rapporti giuridici considerati non funzionali all’acquisizione e gli oneri di ristrutturazione. E chi paga? Pantalone, come al solito. L’importo nominale complessivo dovrebbe avvicinarsi ai 20 miliardi, mentre lo Stato dovrebbe versare una cifra tra 3,5 e 4 miliardi sulla carta, ma, nella realtà, siamo già ampiamente a quota 12 miliardi. Sul piano occupazionale, inoltre, l’integrazione potrebbe determinare circa 4mila esuberi e non è escluso che l’Europa imponga tagli più consistenti. Il costo delle uscite (circa 1,2 miliardi) dovrebbe comunque essere sostenuto dallo Stato con l’iniezione di nuove risorse nel fondo esuberi della categoria, dopo lo stanziamento da 650 milioni effettuato dall’ultima Legge di Bilancio. Sapete cosa significa questo? Che formalmente si è evitata la normativa europea sul bail-in, ma che, in questo modo, entra in azione la normativa nazionale precedente, la quale porterà con sé un salasso pubblico di oltre 12 miliardi, invece che colpire gli obbligazionisti senior della banche venete. 
Insomma, due banche fallite vengono salvate con soldi pubblici: facile capire il perché, non ci si poteva permettere un caso Etruria 2.0 il giorno del ballottaggio alle amministrative e con una gran puzza di voto anticipato che è tornata nell’aria. Al momento siamo tutti tranquilli, ma il costo maggiore per questo favore non saranno i 12 e passa miliardi che dovremo sborsare. Bce ha salvato la faccia a governo e Banca d’Italia, ma non lo farà gratis. E altrettanto si può dire per la Germania, il cui nein formale all’operazione era appunto tale, un gioco delle parti: Berlino vuole che l’operazione vada in porto, in modo che passate le sue elezioni, il 24 settembre, potrà mettere sotto diretta tutela il governo italiano in sede di Def. E allora sì, signori, che saranno dolori. Tornerà l’Imu sulla prima casa, si ritoccheranno Iva e tassa di successione, i vincoli di bilancio diventeranno draconiani. Il tutto, per evitare che due banche oggi non aprissero i propri sportelli.

Complimenti a Intesa - un capolavoro: Santander ha fatto esattamente quanto fatto da Intesa, si è comprato il corpaccione buono dell’istituto (fortissimo tra le Pmi rurali) per il prezzo simbolico di un euro. È una strategia chiara, nata dopo la crisi del 2008 a livello di Banche centrali: favorire il più possibile le concentrazioni bancarie, abbassare drasticamente il numero di soggetti sul mercato attraverso processi di cannibalizzazione dei piccoli istituti da parte dei gradi player. In America è andata alla grande, ora tocca a noi. Ora la banca, regalata a Intesa per un euro e depurata dalle sofferenze, chiede a Zonin e ad altri 31 dirigenti, 2 miliardi di risarcimenti ma l’azienda vinicola di famiglia, asset su cui rivalersi, non è più di Giovanni Zonin. Ha intestato tutto ai figli e lui risulta nullatenente. 

L’orizzonte del sistema bancario futuro - Tempo vent’anni e nel mondo sopravvivranno una ventina di banche globali e una manciata di comprimari specializzati. La forza della Rete renderà vane le difese dell’esistente: non c’è casta, non c’è monopolio che tenga, quando la tecnologia trova nuovi modi per fare senza costi cose che si facevano a costi salatissimi. Dunque le crisi da “cattiva gestione” sono soltanto avvisaglie.
La colpa originaria nella gestione della crisi è stata la debolezza e insipienza incredibili del governo italiano che, dopo aver emanato un decreto gracile e inconcludente il 21 dicembre scorso, ha lasciato la Commissione europea a indugiare su di esso senza autorizzarne il varo e le due banche ad avvizzire, con un’emorragia continua di depositi, clienti e attività. Un comportamento moralmente deprecabile, se si pensa ai danni che si potevano prevenire agendo con tempestività, se si pensa alle banche sane partecipate dalle due ammalate, che sono state impiombate a loro volta in uno stallo che certo non le ha potuto giovare.

Quindi tutto a posto ora? – diciamo che tutto procede nel solito moderato disordine! Nessuno sarà chiamato ‘alla sbarra’ per difendersi da contestazioni addebiti. Così come è stato per il caso sollevato da De Bortoli col suo libro, nessuno querela perché poi chi sa, davanti ai giudici, deve fare nomi e cognomi oltre spiegare le cisrostanze. Stessa cosa accadrà per la vicenda delle Banche venete, tant’è che i quotidiani parlano di siccità e non della solita valanga di debiti privati pronta a franare sul groppone dei contribuenti prenditori in buona fede. Dunque tutti i responsabili, privati e politici non saranno sanzionati. Nel dubbio si rimane in silenzio, la protesta populista grillina è dozzinale e sommaria come un pernacchio e quindi non morde. 

In conclusione – questo decreto altera di colpo 34 articoli del Codice Civile, Banca intesa ha chiesto e ottunuto che il Dl venga convertito così com’è senza modificare neanche una virgola altrimenti non esiste più il salvataggio. 

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autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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