Ragioneria generale, non c'è tempo: riforme o flop legge Fornero

26 luglio 2017 ore 11:46, Luca Lippi
Allarme della Ragioneria Generale dello Stato, i risparmi della legge Fornero subiscono l’erosione dei costi attuali delle pensioni. È importante ricordare che allo stato dell’arte la riforma lacrime e sangue redatta dalla professoressa Fornero non è stata ancora rivista. Migliorabile, a detta della stessa professoressa, rimane tuttavia un punto fermo per il ministero dell’Economia che l’ha valutata in grado di garantire sostenibilità finanziaria al nostro Paese fortemente ancora in crisi e assicurare risparmi fino a 81 miliardi di euro.

COSA DICE LA RAGIONERIA GENERALE DELLO STATO
Secondo la Ragioneria il totale blocco dell’occupazione nel nostro Paese ha di conseguenza bloccato il ciclo economico virtuoso di crescita del Paese stesso. I lavoratori già impiegati vanno in pensione sempre più tardi e mancano, di conseguenza, le opportunità lavorative per i più giovani che hanno decisamente perso ogni fiducia nel futuro, non hanno alcuna prospettiva e in moltissimi casi, proprio a causa della sfiducia, non cercano nemmeno di crearsene di nuove. I giovani che non lavorano hanno un duplice effetto negativo. Il primo effetto negativo è quello derivante dalla conseguenza del fatto che non pagano i contributi, facendo calare nettamente le entrate e le possibilità di pagamento delle attuali pensioni. Il secondo effetto negativo è che non avendo alcuna possibilità di crearsi una famiglia, causa l’assenza di autonomia e indipendenza, calano le nascite e il Paese demograficamente si ferma.
Considerando che contributi e nascite, quindi crescita demografica, rappresentano la base del funzionamento del nostro sistema previdenziale è chiaro che bloccandosi entrambe, si blocca anche il funzionamento dello stesso sistema. Altro problema sottolineato dalla Ragioneria di Stato è quello che riguarda il lavoro degli immigrati, destinato, secondo le ultime notizie, a calare e quindi a produrre ancor meno contributi.
Ragioneria generale, non c'è tempo: riforme o flop legge Fornero
COME EVITARE RISCHI
L’unica possibilità sarebbe quella di apportare miglioramenti positivi rivedendo l’attuale riforma Fornero con attuazione di quelle novità per le pensioni che se finora sono sempre state rimandate per garantire la certezza degli 80 miliardi di euro della stessa legge Fornero, alla luce delle ultime notizie sui rischi possibili, potrebbero finalmente essere approvate, tra novità per le pensioni di quota 100 e novità per le pensioni di quota 41 per tutti, permettendo così di riavviare il ciclo economico positivo in generale, tra prepensionamenti dei lavoratori più anziani e nuove possibilità di assunzione per i più giovani che, dal canto loro, potrebbero rilanciare produttività e consumi e ridare il via a nascite, grazie a impieghi che garantirebbero stipendi certi e possibilità di autonomia tale da crearsi una famiglia.

QUALI SONO LE NOVITÀ IN CAMPO
In attesa di tutti i  Dpcm che definiranno le regole ufficiali di funzionamento delle ultime novità per le pensioni di mini pensione e quota 41, seppur ancora limitate e non per tutti, si sa che sono in arrivo novità per
-Ricongiunzioni
-Ape volontaria
-Ape social
-Quota 41
-Contributivo femminile
-Pensione per tutti a 64 anni
Andando con ordine vediamo, una per una, queste novità.

RICONGIUNZIONE DEI CONTRIBUTI
Cancellazione dei costi previsti per la riunione di tutti i contributi previdenziali versati nelle diverse gestioni. La ricongiunzione gratuita riguarderà anche i lavoratori autonomi iscritti alle loro casse private previdenziali. Se fino al 2016, infatti, per ricongiungere tutti i propri contributi previdenziali era necessario pagare alcune migliaia di euro, cosa che rendeva questo meccanismo decisamente poco conveniente, con la novità della cancellazione dei costi, certamente saranno in tanti i lavoratori che dal 2017 la richiederanno. 

APE VOLONTARIA 2017
Permetterà a chiunque lo volesse (per questo volontaria) di andare in pensione fino a tre anni prima rispetto all’attuale soglia dei 66 anni e tre mesi, quindi a 63 anni, avendo però maturato 20 anni di contributi, accettando un piano di rimborso 20ennale della mini pensione percepita in anticipo che dovrà essere restituita agli istituti di credito, che la erogheranno attraverso l’Istituto di Previdenza, con calcolo di tassi di interesse e polizza assicurativa. 

APE SOCIAL 2017
Sociale perché è una Ape a costo zero, per le categorie di persone considerate svantaggiate, cioè coloro che sono rimasti senza occupazione, invalidi o malati gravi, o impiegati in attività usuranti. In questo caso cambiano i requisiti: se per l’ape volontaria serviranno 20 anni di contributi, per l’ape social ne sono richiesti 30 per chi è rimasto senza occupazione e 36 per chi è impiegato in occupazioni faticose. Anche questa possibilità permette di anticipare l’età pensionabile solo fino a tre anni prima rispetto ai 66 anni ma attenzione, perché non tutti coloro che rientrano nelle categorie sopra riportate potranno rientrarvi. Esistono, infatti, diversi limiti partendo da coloro che sono rimasti senza occupazione, possono richiedere l’ape social coloro che sono rimasti senza impiego per licenziamento anche collettivo, che hanno presentato dimissioni per giusta causa, e che hanno già esaurito tutti i sussidi di disoccupazione da almeno tre mesi.
Passando agli invalidi, possono richiedere l’ape social senza oneri solo coloro che hanno una percentuale di invalidità dal 75% in su, e insieme a loro anche chi assiste da almeno sei mesi parenti disabili di primo grado, come figli o genitori, o coniuge conviventi. Tutti coloro che abbiano una percentuale di invalidità inferiore al 75% non potranno beneficiare dell’uscita prima con l’ape social. Infine, i malati gravi che possono richiedere l’ape sociale sono solo coloro che hanno una delle malattie classificate nella legge 104/1992. Anche per quanto riguarda gli usuranti, non tutti possono richiedere la mini pensione senza oneri: questa possibilità vale da quest’anno 2017 per chi svolge un’attività faticosa da almeno 6 anni consecutivi e abbia maturato almeno 36 anni di contributi. Le professioni usuranti per l’accesso all’ape sociale sono: infermieri, ostetriche; maestre d’asilo nido ed educatori di asilo; addetti all'assistenza personale di persone non autosufficienti; facchini; conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; conciatori di pelli e di pellicce; lavoratori edili; lavoratori addetti all’estrazione e alla lavorazione dell’amianto; autisti di mezzi pesanti e camion; macchinisti e personale viaggiante ferroviario.

QUOTA 41 
Così come l’Ape sociale anche la Quota 41 non potrà essere richiesta di tutti: questo 2017 non vedrà l’entrata in vigore della quota 41 per tutti, cioè la possibilità di pensionamento con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica e senza alcun onere per tutti, ma di una quota 41 molto ristretta e collegata unicamente all’ape social. Se, infatti, coloro che sono rimasti senza occupazione, sono malati gravi o disabili, o sono impiegati in occupazione faticose, hanno iniziato a lavorare prestissimo, cioè a 14-15 anni, e hanno maturato almeno 12 mesi di contributi anche non consecutivi entro il 19esimo anno di età, allora avranno la possibilità di andare in pensione prima e senza alcun onere

IN PENSIONE A 64 ANNI
Una nuova norma ufficializzata da una recente circolare dell’Istituto di Previdenza permetterà a tutti i lavoratori privati di andare in pensione a 64 anni di età. Se, infatti, finora potevano andare in pensione prima, a 64 anni, i lavoratori dipendenti del settore privato, che avessero maturato almeno 36 anni di contributi o a 61 anni di età con 35 di contributi entro il 31 dicembre 2012, e le lavoratrici che avessero raggiunto 60 anni di età e 20 anni di contributi, sempre entro il 31 dicembre 2012, ma solo a condizione che fossero regolarmente impegnati in una occupazione dipendente nel settore privato al 28 dicembre 2011, la nuova circolare del’Istituto di Previdenza cancella quest’ultimo vincolo, dando così la possibilità di andare in pensione a 64 anni a tutti i lavoratori del settore privato anche se al 28 dicembre 2011 non risultassero impiegati con contratto dipendente.

CONTRIBUTIVO FEMMINILE
Potranno andare in pensione prima nel 2017 anche le donne che hanno inoltrato domanda per la pensione anticipate con il contributivo femminile. E’ stato, infatti, prorogato ancora fino al 31 luglio 2016 (con erogazione della pensione nel 2017 in base alle finestre di 12 e 18 mesi, rispettivamente per lavoratrici statali o autonome e private) il contributivo femminile che permette alle donne lavoratrici sia statali che autonome e private di andare in pensione, rispettivamente, a 57 e a 58 anni con almeno 35 anni di contributi maturati ma solo accettando di percepire una pensione finale calcolata esclusivamente con metodo contributivo, il che potrebbe implicare taglio fino al 30% dell’assegno finale, rispetto a quello che si sarebbe percepito con sistema retributivo o misto.

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