Niente Spesometro per la Pa, ma non è un'eccezione: le altre deroghe

27 marzo 2017 ore 15:54, Luca Lippi
Spesometro 2017, ideato nel 2013 e originariamente denominato “comunicazione polivalente”, sin dall'origine la Pa ne è esclusa dall'obbligo di presentazione. Ha lo scopo di limitare l’evasione fiscale in ambito IVA. In realtà non si riferisce alle spese di routine come la maggior parte dei cittadini crede, ma agli acquisti d’importo pari o superiori ai 3000 euro più Iva (3600 euro). Secondo l’Agenzia delle Entrate gli acquisti di arredamento, auto piuttosto che lavori di ristrutturazione, sono un indicatore di ricchezza. All’acquisto da parte del contribuente di un bene o di un servizio d’importo superiore ai 3000 euro deve corrispondere l’obbligo del venditore di registrare l’identità del compratore e la natura dell’operazione per poi trasmetterne i dati all’Anagrafe Tributaria. In questo modo i titolari di partita Iva provvedono a liquidare l’imposta.
Di fatto non ci sono grosse differenze per le partite Iva e tutti i contribuenti in generale, solamente che il fisco non ha bisogno di ordinare verifiche a campione perché tutte le informazioni transitano direttamente, dovrà solo incrociare i dati e verificare che il reddito del contribuente sia capace di giustificare le spese. 
Ovviamente se il contribuente spende più di quello che riesce a produrre è evidente che dovrà fornire qualche giustificazione. 
Per fare un esempio in grado di chiarire il meccanismo, almeno un accertamento su tre effettuato dal Fisco e conclusosi con una 'sentenza' d’evasione, è scattato proprio in seguito ad un controllo incrociato reddito/spesometro. 
Nel 2014, le operazioni superiori alla soglia dei 3600 euro e segnalate al Fisco sono state 400 mila. In sostanza, è importante trattenere e tracciare ogni spesa superiore ai 3600 euro, pronti a giustificarne ogni possibile verifica. Il fisco in questo modo cerca di limitare l’uso del contante; ancora più importante (qualora si facesse uso di denaro proveniente non dal proprio reddito, la cosiddetta regalia) evitare di accettare contante ma far transitare il denaro attraverso bonifico bancario con causale regalia, è molto più semplice per il fisco tracciare l’operazione ed evitarvi scomode e fastidiose giustificazioni.

Niente Spesometro per la Pa, ma non è un'eccezione: le altre deroghe

CHI E’ TENUTO ALLA COMUNICAZIONE
Sono tenuti alla comunicazione tutti i soggetti passivi Iva che compiono operazioni rilevanti ai fini dell’imposta (il soggetto passivo è solo quello che esegue la cessione di beni o la prestazione di servizi), mentre ne sono esonerati i contribuenti che si avvalgono del regime dei contribuenti minimi ex art. 27 commi 1 e 2 del D.L. n. 98/2011. 
Per effetto del provvedimento dell’Agenzia delle Entrate (prot. n. 44922/2015 del 31.03.2015) anche le Amministrazioni pubbliche di cui all’articolo1 comma 2 della legge n. 196/2009 e le amministrazioni autonome sono state esonerate dall’adempimento per tutte le operazioni rilevanti a fini iva (questo è quanto accaduto anche per gli anni precedenti al 2016).
Gli enti non commerciali (enti non commerciali sono quelle entità che hanno per oggetto, nello statuto, lo svolgimento di un’attività non commerciale) invece devono comunicare le operazioni effettuate nell’esercizio di attività commerciali o agricole, ai sensi dell’art. 4 del D.P.R. n. 633/72.
Nei casi di operazioni straordinarie o altre trasformazioni sostanziali soggettive, avvenute durante il periodo cui si riferisce la comunicazione, è necessario distinguere due diverse situazioni: la prima contempla l’ipotesi di operazione straordinaria o di trasformazione sostanziale soggettiva che ha comportato l’estinzione del soggetto, in questo caso il subentrante ha l’obbligo di trasmettere la comunicazione contenente anche i dati delle operazioni effettuate dal soggetto estinto. La seconda contempla l’ipotesi in cui il soggetto non si sia estinto per effetto dell’operazione straordinaria, dunque la comunicazione deve essere presentata dal soggetto stesso.

OGGETTO DELLA COMUNICAZIONE
Oggetto della comunicazione sono i corrispettivi che si riferiscono alle cessioni di beni e prestazioni di servizi rese e ricevute, per le quali sussiste l’obbligo di emissione della fattura a prescindere dall’importo. E ancora, cessioni di beni e prestazioni di servizi rese e ricevute per le quali non sussiste l’obbligo di emissione della fattura, qualora l’importo unitario dell’operazione sia pari o superiore a euro 3.600 al lordo dell’Iva.
Con riferimento alle operazioni senza obbligo di emissione della fattura, il provvedimento dell’ Agenzia delle Entrate n. 94908 del 02.08.2013 ha stabilito che il limite di euro 3.600, al lordo dell’Iva, non opera nei casi in cui la fattura sia stata emessa in luogo dello scontrino o della ricevuta fiscale ai sensi dell’art. 22 comma 1 del D.P.R. 633/1972, a seguito di richiesta del cliente ovvero su richiesta da parte degli imprenditori che acquistano beni che formano oggetto dell’attività propria dell’impresa, ai sensi dell’art. 22 comma 3 del D.P.R. 633/72; in ogni caso poi il limite di euro 3.600 non opera se la fattura sia stata comunque emessa su base volontaria.

OPERAZIONI ESENTI
Per i soggetti di cui agli artt. 22 (commercianti al minuto e soggetti equiparati) e 74-ter (agenzie viaggi) del D.P.R. 633/1972 il già citato provvedimento prot. n. 44922/2015 del 31/03/2015 (Confermato attraverso il Comunicato stampa del 24.03.2017 l'Agenzia delle Entrate) ha previsto l’esclusione della comunicazione delle operazioni attive di importo unitario inferiore ad euro 3.000, al netto dell’Iva; è quindi confermata l’esclusione già disposta per gli anni precedenti, esclusione motivata dalle difficoltà segnalate dagli operatori per il tramite delle associazioni di categoria.
Sono altresì escluse dall’obbligo di comunicazione (oltre alle operazioni non rilevanti a fini Iva) le seguenti operazioni: le importazioni, le esportazioni dirette di cui all’articolo 8, comma 1, lettere a) e b) del D.P.R. n. 633/1972, le operazioni intracomunitarie (dichiarate a fini Intrastat), le operazioni che costituiscono oggetto di comunicazione all’Anagrafe tributaria (art. 7 del D.P.R. 605/1973) e altre (ad esempio contratti di assicurazione, contratti di somministrazione di energia elettrica, acqua e gas, contratti di mutuo, atti di compravendita di immobili). 
Sono escluse anche le operazioni (attive e passive) poste in essere nei confronti di operatori economici aventi sede (residenza o domicilio) in Stati o territori definiti “black list”, le operazioni finanziarie esenti da iva ai sensi dell’art. 10 del D.P.R. n. 633/1972, e alla fine le operazioni di importo pari o superiore ad euro 3.600, effettuate nei confronti di contribuenti non soggetti passivi ai fini dell’Iva (non documentate da fattura) il cui pagamento è avvenuto mediante carte di credito (di debito o prepagate) emesse da operatori finanziari soggetti all’obbligo di comunicazione di cui all’art. 7 comma 6 del D.P.R. n. 605/1973.
Ancora da chiarire (sino dall’origine del provvedimento), se vige l’obbligo di comunicazione anche per quelle operazioni territorialmente non rilevanti a fini Iva per le quali è previsto comunque l’obbligo di emissione della fattura (trattasi di operazioni che difettano del requisito della territorialità), quindi non rilevanti ai fini dell’assoggettamento al tributo per le quali tuttavia sussiste comunque l’obbligo di fatturazione. Per queste attendiamo chiarimenti dal legislatore.

IN CONCLUSIONE
Quanto si sostiene in queste ore riguardo il fatto che la Pa sia esonerata dalla presentazione dello Spesometro non è altro che la Norma, e cioè non è mai stata contemplata sin dal principio, non si riesce a comprendere l’eventuale stupore che dovrebbe cogliere un lettore.

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autore / Luca Lippi
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