Dal voucher 1.0 al 2.0: radiografia di un inganno

29 maggio 2017 ore 13:28, Luca Lippi
Il voucher è diventato uno strumento politico. Per comprendere il senso di questa affermazione dobbiamo esaminare cos’era il Voucher prima e cos’è ora. 
Ricordiamo la sua storia. Col programmato referendum abrogativo promosso dal più grande sindacato nostrano (la Cgil), il Governo ha pensato bene di decretarne la morte d’ufficio, evidentemente non potendo rischiare una seconda debacle dopo quella del 4 dicembre 2016.
Da subito, i tecnici del governo si sono messi in moto per ricomporre  la materia, anzi, il prodotto: definito uno ‘strumento funzionale’. 

Voucher1.0 (il passato) - Introdotti per la prima volta nel nostro Paese con la legge Biagi nel quadro dei “lavori occasionali”, quindi brevi si rivelarono da subito uno strumento di grande praticità nel mercato del lavoro. Nel tempo l’uso venne amplificato dai governi che via via si sono succeduti, aprendo la strada, come spesso succede quando i controlli fanno acqua, ad un utilizzo molto più ampio, addirittura senza confini, e con abusi piuttosto evidenti.
Dal voucher 1.0 al 2.0: radiografia di un inganno
Voucher2.0 (il futuro) - Si appresta ad essere un vero e proprio contratto di lavoro subordinato, attivabile dalle imprese (sino a 5 dipendenti) e dai professionisti. E, come se non bastasse, il  contratto può concludersi, con una procedura online semplificata, con tutta probabilità all’interno del portale web dell’Inps.
Rapporto lavorativo completamente tracciabile, con una procedura di prenotazione che prevede l’indicazione obbligatoria di tutti i dati identificativi del datore di lavoro e del lavoratore, assieme al tempo e al luogo di svolgimento della prestazione.
Per singola impresa o professionista, il datore di lavoro, in particolare, non può retribuire, con i dopo voucher, più di 5.000 euro l’anno, tra tutti i lavoratori chiamati con questo contratto. Il limite potrà essere elevato a 7.500 euro in caso di assunzione di categorie particolari di lavoratori marginali, come disoccupati, studenti e pensionati. Un altro limite vale per il singolo lavoratore, che potrà ricevere sino a un massimo di 2.500 euro.
Esiste poi un ulteriore limite per l’assunzione: il nuovo contratto si può attivare per non meno di 4 ore; in futuro le ore potranno essere aumentate, ma mai diminuite. 
Attenzione però, perché con la normativa del nuovo voucher saranno tagliate fuori completamente le famiglie!

Ora, la disputa politica sta oltrepassando le ragioni del mercato del lavoro. Interessi strategico vs contenuti. Il  Ministro di grazia e giustizia Andrea Orlando, insieme agli scissionisti del Partito democratico non ci stanno ed hanno minacciato di non “votare la fiducia” sul provvedimento la settimana prossima.
Naturalmente anche la Cgil, per il tramite della segretaria Susanna Camusso minaccia fuoco e fiamme, ritenendo poco serio ed elusivo del problema l’atteggiamento del Governo. Però, è utile ricordare che lo stesso sindacato, nel tempo ha utilizzato i voucher (la coerenza non é un’opinione). Se nessuno discute l’opportunità di riportarli all’uso originario previsto dalla legge Biagi, che sarebbe la strada più facile, allora tutto diventa, come sta diventando strumentale.

In conclusione - Ma veramente qualcuno pensa che per assumere un lavabicchieri per quattro ore correrà al Pc per apre la pratica Inps? C’è un problema di praticità prima di tutto e poi l’altro problema è quello di vivere alla giornata senza pensare al domani. La realtà è che la questione-voucher è stata architettata per mettere il Governo a rischio imminente di caduta, soprattutto per mancanza di ossigeno. Questo ossigeno lo trovi la Cgil con un un nome e una formula condivisibile.

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autore / Luca Lippi
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