Finanza islamica, Librandi: "Qui da noi grandi opportunità, ma rispettando nostre regole"

03 febbraio 2017 ore 12:53, Andrea De Angelis
"In primis, è evidente che - per l’Italia - aprire le porte all’insediamento e allo sviluppo di operatori del mondo della finanza islamica è un’opportunità importante, in termini di crescita economica e di avanzamento sociale". Così l'onorevole Gianfranco Librandi, intervenendo in qualità di Componente della V Commissione (Bilancio, tesoro e programmazione) della Camera dei Deputati, al convegno "Finanza islamica" che questa mattina si è svolto presso la Sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio. "Nel resto d’Europa - ha sottolineato - il fenomeno sta assumendo connotati importanti. Si registra un crescente interesse per i prodotti finanziari islamici, anche da parte della popolazione non musulmana". "La comunità islamica in Italia - ha proseguito il deputato - ha le sue proprie legittime aspirazioni di business, di consumo e di affermazione economica, ed è importante che tali aspirazioni trovino le condizioni di accedere agli strumenti di finanza islamica. Se non sarà così, rischiamo di assistere a un ennesimo fattore di fuga di capitali". 

L'Europa per la finanza islamica
Librandi poi però ha posto degli interrogativi reali: "Cosa può fare il legislatore nazionale perché l’Italia colga le opportunità offerte dalla finanza islamica, attraendo banche e capitali? C’è da rivedere regole e armonizzare il fisco alle esigenze della finanza islamica. Ma c’è anche un fattore culturale: esistono già diverse società quotate italiane che hanno le caratteristiche giuste per emettere sukuk, aprendosi agli investimenti dei risparmiatori di fede islamica sparsi nel mondo. Sarebbe opportuno iniziare a capire cosa può spingerle ad aprirsi a quel mondo". Quindi un riferimento ai recentissimi avvenimenti geopolitici: "Aggiungo che, con il clima ostile oggi offerto dall’Amministrazione Trump verso gli islamici, l’Europa può essere il naturale scrigno della ricchezza islamica in Occidente".

Finanza islamica, Librandi: 'Qui da noi grandi opportunità, ma rispettando nostre regole'
Prestiti senza interessi

Librandi è poi venuto al nocciolo della questione: "Il divieto del prestito a interesse proprio della finanza islamica (peraltro non sconosciuto nemmeno alla tradizione cristiana) può rappresentare uno stimolo all’intero comparto finanziario per ridurre quella distanza a volte ampia tra economia finanziaria ed economia reale. Non potendo prestare a interesse, le banche debbono impegnarsi direttamente nei progetti di investimento, partecipando agli sforzi e all’avventura delle aziende, rischiando insieme a loro: è un fatto positivo, capace di promuovere trasparenza e responsabilità sociale". Specificando però come "dall’altro lato, questa reciproca ibridazione tra sistemi finanziari può anche rappresentare una pressione per i paesi islamici, perché compiano passi importanti verso una maggiore certezza del diritto e per la tutela degli investimenti diretti esteri".

L'aspetto politico
Quindi, in conclusione, Librandi ha sottolineato la natura prettamente politica della questione: "Come rispondere a chi contesta la diffusione della finanza islamica, considerandola un modo passivo di accettare la “Shari’ ah” nella nostra società? A mio parere, bisogna essere molto chiari: noi promuoviamo la finanza islamica nella misura in cui essa rispetta l’impianto normativo e valoriale della nostra società. C’è il divieto di investire in attività vietate dal Corano come il gioco d’azzardo, la prostituzione o la produzione di alcol. Tale forma di astensione volontaria da attività considerate sconvenienti è pienamente legittimo e lecito, non dissimile peraltro da quelle compiute della cosiddetta “finanza etica”. Aprire le porte alla finanza islamica significa favorire un dialogo e un rapporto maturo e proficuo tra le grandi culture mediterranee, senza per questo arretrare di un centimetro rispetto ai principi di libertà e ai diritti umani proprio della società europea".

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