Ristrutturazione Mps: da Siena a Bruxelles e ritorno in Borsa

03 luglio 2017 ore 10:29, Luca Lippi
Per Mps si è aperta ufficialmente una nuova fase, dopo il consiglio di amministrazione della banca ha pianificato il piano industriale. Ora da Rocca Salimbeni si vola a Bruxelles nelle stanze della Commissione europea per il ‘via libera’ comunque dopo il ‘timbro’ della Bce. Il piano industriale è, di fatto, il piano di salvataggio di Mps. Un consigliere, lasciando la riunione del Cda della banca senese, ha detto: "Tutto è pronto per l'Europa".
Il primo passo da compiere dopo lo sblocco della situazione di stallo di Mps sarà quello di riavviare entro fine luglio le quotazioni in Borsa del titolo Mps, sospese dal 23 dicembre 2016 e tuttora "congelate" da quella lontana giornata invernale a 15,08 euro ad azione.
Pier Carlo Padoan, si è detto molto fiducioso. Il cda dei Paschi ha messo a punto tutta la documentazione da inoltrare a Bruxelles per avere il via libera all'operazione che renderà lo Stato il più importante azionista. Solo dopo l'ok dell'Europa verranno apertamente confermate le cifre di cui si parla da giorni, comunque considerate ormai definitive. In particolare, la ricapitalizzazione da 8,3 miliardi assicurata da 5,8 miliardi messi dallo Stato, che diventerà così azionista al 70%, più i restanti 2,5 miliardi ricavati dalla conversione di obbligazioni subordinate. 
Ristrutturazione Mps: da Siena a Bruxelles e ritorno in Borsa
Quanto alle enormi sofferenze della banca senese, Atlante 2 rileverà i deteriorati di Mps a circa il 20,5% del valore nominale di 24 dei 26 miliardi di euro di sofferenze, per una cifra sui 4,92 miliardi. Dato che Atlante 2 ha in cassa solo 1,65 miliardi, con quei soldi dovrebbe acquistare direttamente i titoli cosiddetti intermedi e junior, più rischiosi, mentre per i restanti 3,3 miliardi di titoli senior, emetterà note garantite dallo Stato via Gacs. 
Saranno poi resi noti definitivamente gli esuberi del gruppo. Le ultime voci parlano di almeno 6000 unità su un totale di 25.000 dipendenti, pari a un taglio di 400 filiali su 1860, mentre nei giorni scorsi si era parlato di cifre più basse, ovvero 5500, di cui 4800 da filiali italiane e 700 da estere. Il quadro occupazionale, dunque, peggiorerebbe e a tal proposito Mps e le organizzazioni sindacali sono pronte a imminenti incontri non appena la cifra verrà ufficializzata.
Nel vecchio piano di ristrutturazione messo a punto a partire da luglio 2016, gli esuberi previsti erano appena 3000. Il veccho piano fu confermato il 24 ottobre e definitivamente tramontato a dicembre 2016. In quel caso si prevedeva un aumento di capitale da 5 miliardi e la cartolarizzazione delle sofferenze a una società veicolo, Sec.Co, per 9,4 miliardi. Già allora era prevista la partecipazione di Atlante, per 1,6 miliardi alle junior e mezzanine. La scadenza dell'aumento, il 22 dicembre 2016, senza aver raccolto i fondi aveva poi spinto alla sospensione del titolo e al decreto d'urgenza del governo per il sostegno alle banche, apripista anche dei soccorsi alle banche venete.
Nei prossimi giorni verrà affrontato anche il nodo di azionisti e "bondisti" costretti a contribuire alla ricapitalizzazione. Sono circa 40.000 detentori di obbligazioni subordinate di Mps e da quel che è emerso, potranno essere risarciti solo dimostrando la scorrettezza della banca nell'averli spinti in passato a comprare titoli troppo rischiosi. Si prospettano cause legali da molti risparmiatori, che si aggiungono ad un altro dossier.
Infatti, sempre in queste ore si è appreso che è stato nominato dalla Corte d'Appello di Firenze il perito che dovrà depositare un documento, il "deed of agreement", relativo alla questione dei derivati Alexandria sulla cui ristrutturazione Mps si accordò nel 2009 con la banca giapponese Nomura, al tempo della gestione del presidente Giuseppe Mussari. La difesa di Mussari e dei suoi colleghi Antonio Vigni e Gianluca Baldassarri sostiene infatti che del documento fosse al corrente la Banca d'Italia. Nuove udienze sono state fissate in autunno, il 13 ottobre e il 2 novembre.
Una volta rientrato il piano con l’approvazione di Bruxelles, la banca senese presenterà il piano stesso ai mercati, prima che la palla passi finalmente al Governo con l’approvazione di due decreti.
Con il primo, si conosceranno i dettagli della condivisione degli oneri ovvero, praticamente, quale dovrà essere il costo a carico degli azionisti e degli obbligazionisti subordinato. Nello stesso decreto, l’esecutivo chiarirà anche i modi per accedere ai rimborsi, per quei risparmiatori che avrebbero sottoscritto bond senza essere informati in toto dei rischi, dunque vittime del cosiddetto misselling.
Nel secondo decreto, come ha riportato Il Sole nel fine settimana, saranno illustrati i dettagli su come lo Stato entrerà nel capitale di Mps, attraverso la strada della ricapitalizzazione precauzionale che in questo caso, in quanto reputata solvibile, l’Ue ha approvato. Indispensabile per la riammissione del titolo in Borsa l’indicazione del nuovo prezzo di sottoscrizione dell’aumento di capitale da parte del Mef. Mentre il Cda spera nella riammissione entro fine luglio, in concreto, valutati i tempi tecnici, il ritorno in Borsa di Mps sarebbe prevedibile non prima di settembre 2017.
A commentare il dossier Mps anche il sindaco di Siena Bruno Valentini: Credo che la prossima settimana potremo avere un grande annuncio. Siamo vicini ad un nuovo inizio della banca”, ad una notizia che qualche tempo fa sembrava insperata, una sorta di miracolo come la liquefazione del sangue di San Gennaro a Napoli”.
Valentini ha tenuto a precisare che il piano prevede la riduzione del personale ma senza licenziamenti e il mantenimento della direzione generale a Siena”.

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autore / Luca Lippi
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