Pensioni: flop 200 richieste part time agevolato. Poletti puntava a 30 mila

06 febbraio 2017 ore 9:13, Luca Lippi
#Flop del #part-time #agevolato anche nella seconda rilevazione dell’#Inps. I primi dati deludenti sono stati quelli del 7 luglio dello scorso anno. Sempre l’Inps nel rapporto annuale oltre a dati relativi al sistema pensionistico in relazione agli ultimi dodici mesi, aveva anche fornito un’importante informativa al riguardo di uno degli strumenti presentati dal Governo Renzi, il part-time agevolato  appunto. All’epoca l’informativa metteva in luce che c’era stata una partenza decisamente in sordina, avevano aderito soltanto 85 lavoratori in tutta Italia. Lo stesso Boeri nel presentare il dato aveva sottolineato che i “dati sono ancora da considerarsi poco significativi” e aggiungeva che erano state accolte 85 domande sulle 238 presentate (84 quelle respinte mentre altre rimanevano in giacenza).

Cos’è il part-time agevolato?
È un dispositivo che permette a lavoratori prossimi alla pensione di poter diminuire il carico di lavoro a fronte di leggere penalizzazioni sullo stipendio e nessuna in ottica contributiva.
La misura, che è usufruibile dal 2 giugno 2016 è da considerare un vero e proprio flop. Il decreto che disciplina il part-time agevolato prevede l’accordo tra lavoratore e impresa che consente ai lavoratori del settore privato che si trovano a non oltre i tre anni dal raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia e con almeno 20 anni di contributi versati di concordare col datore di lavoro di passare dal regime a tempo pieno a un orario parziale, ovvero dal 40 al 60% di quello normale, continuando a percepire però una retribuzione pari a circa i due terzi di quella ordinaria. L’orario quindi si dimezzerebbe, ma la paga no, in quanto il lavoratore percepirebbe in busta paga i contributi sulla parte dell’orario ridotta che altrimenti il datore di lavoro avrebbe dovuto versare nelle casse dell’Inps. In questo modo il lavoratore con un orario ridotto del 50% avrebbe una retribuzione non dimezzata, ma pari a circa il 70%. Di fatto, però, fin dall’inizio, la misura ha escluso le donne dalla possibilità di beneficiarne, dato che lo strumento può essere utilizzato dai nati prima del maggio 1952 e le donne che rientrano in questa condizione sono per la maggior parte uscite dal lavoro entro il 2016.

Pensioni: flop 200 richieste part time agevolato. Poletti puntava a 30 mila

Quali sono i dati aggiornati?
Su una platea di 389mila lavoratori potenzialmente interessati alla part-time in uscita le domande finora presentate sono appena qualche centinaio, meno dell’1%. Di questo vero e proprio fallimento ne sta prendendo atto anche il ministro Giuliano Poletti che ha dichiarato: Il part time non ha funzionato. Bisognerà ricorrere a strumenti diversi. Quando siamo partiti non c’era ancora il progetto per la flessibilità in uscita delle pensioni: poiché le due platee coinvolte sono sostanzialmente le stesse è chiaro che la scelta è stata condizionata”.
Alla fine il Governo si è trovato difronte a un insuccesso, stesso destino del trattamento di fine rapporto versato direttamente in busta paga che ha interessato solamente l’1% dei lavoratori (dati del 2016). Il Governo ha deciso di spostare i fondi accantonati a copertura del provvedimento, prendendo atto dei dati certificati dall'Inps. 
In conclusione, la misura ovviamente non ha colto il favore dei lavoratori, che evidentemente hanno scelto di preferire uno stipendio pieno piuttosto che la possibilità di poter ridurre gradualmente l'attività lavorativa, pur salvaguardando contributi e importi delle future Pensioni.
La convenienza era da valutare sin dall’origine della misura. Da parte delle aziende, anche per loro la convenienza non era poi così attraente, si trovavano a pagare una quota in più in confronto alle ore effettivamente lavorate: la conseguenza è che i costi in capo al datore di lavoro sarebbero stati comunque poco incentivanti. Probabile che anche questo elemento abbia pesato nelle valutazioni delle parti circa un'eventuale adesione alla misura, mentre gli stessi sindacati parlavano di un provvedimento che per quanto risultasse utile, non appariva in grado di incidere sulle problematiche sentite come più urgenti e gravi nel settore previdenziale.

autore / Luca Lippi
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