Crisi Golfo. Gli interessi Italia-Qatar (da Berlusconi a Letta, fino a Gentiloni), oggi in pericolo

06 giugno 2017 ore 15:04, Luca Lippi
La notizia è fresca quanto dirompente. L'Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, l'Egitto, lo Yemen ed il Bahrain sospendono i rapporti con il Qatar. 
Perché? Il Qatar è accusato di finanziare e fornire appoggio politico a vari gruppi terroristici ed anti-governativi, attivi nella zona medio-orientale, e di essere troppo aperto nei confronti dell'Iran. Nei giorni scorsi l'agenzia di stampa del Qatar avrebbe riportato parte di un discorso dell'Emiro al-Thani, attualmente a capo del paese, in cui veniva sottolineata l'importanza di un'apertura diplomatica nei confronti del gigante sciita, tanto inviso ai sauditi ed ai loro alleati. 
Lo Stato di al-Thani è accusato anche di sostenere e sovvenzionare i ribelli filo-iraniani in Yemen, i Fratelli Musulmani in Egitto, gli islamisti di Al-Qaida e, addirittura Daesh (il famigerato Stato Islamico o Isis, che dir si voglia). 
C'è da dire, però, che le accuse di sostenere gli Jihadisti non sono suffragate da prove evidenti. 
Che la lotta al terrorismo stia diventando una nuova arma commerciale? 
Andiamo con ordine e cerchiamo di capire cosa c’è dietro questa ‘guerra tra ricchi’.
Crisi Golfo. Gli interessi Italia-Qatar (da Berlusconi a Letta, fino a Gentiloni), oggi in pericolo
Rapporti commerciali tra Qatar e Italia. Secondo i dati del ministero dello Sviluppo Economico aggiornati a settembre del 2015, i rapporti commerciali tra il Qatar e l’Italia hanno un valore di circa 1,7 miliardi di euro. Uno degli ultimi colpi è stato in Sardegna dove la Qatar Airways si è presa il 49% di Meridiana. Nel 2011 gli Al Thani hanno acquisito l’Hotel Gallia a Milano, nel 2012 il fondo sovrano ha praticamente rilevato la Costa Smeralda. Nello stesso anno, attraverso la ‘Mayhoola for investment’, i reali del Qatar hanno comprato la maison Valentino per 700 milioni di euro. E più di recente la stessa QIA, che ha comprato Porta Nuova, è entrata con un investimento di 165 milioni nel capitale di Inalca, la società del gruppo Cremonini, insieme al Fondo Strategico italiano. In Italia hanno comprato i più prestigiosi alberghi di Firenze: acquisiti il Four Season, all’interno del Palazzo della Gherardesca e lo storico Grand Hotel Baglioni. A Milano, il Qatar Investment Authority si è concentrato sulle sedi delle banche come il palazzo di via Santa Margherita che ospita gli uffici di Credit Suisse. Oltre ad aver partecipato a un fondo costruito ad hoc per valorizzare un portafoglio di filiali di Deutsche Bank. Durante l’esecutivo Renzi è emersa anche l’idea di un salvataggio del Montepaschi per opera del Qatar, idea poi tramontata. Proprio in Italia, del resto, la famiglia Al Thani si è vista spesso: Sheikha Mozah, madre dell’attuale emiro Tamim al-Thani è stata più volte presente alla prima della Scala ed è stata grande ispiratrice dei più recenti cambiamenti in Qatar. Suo figlio Sheikh Tamin Bin Hamad Al Thani, appena un anno fa, è stato in visita ufficiale a Roma e ha incontrato il premier Matteo Renzi e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

A dirla tutta, questa è la punta dell’iceberg, sotto il pelo dell’acqua c’è la carne viva. La Finanza è troppo superficiale (da sola) per fare fotografie di carattere economico dei rapporti di un Paese nei confronti di un altro. Facciamo un passo indietro e andiamo alla crisi del governo Letta così, tanto per fare un focus sulla reale convergenza di ‘amorosi sensi’ tra Italia e Qatar. La fine del governo Letta, seppure in bilico da tempo, nei suoi ultimi giorni subì una brusca accelerazione, era il preludio del famoso ‘stai sereno’. Contemporaneamente uscivano il  libro di Friedman che ha dato un colpo durissimo a Napolitano, costringendolo  a ritirare il suo patronage a Letta ed il viaggio di quest’ultimo in Quatar. Considerando che un viaggio di Stato non si prepara in poche ore, dietro la ‘coperta’ di una richiesta da parte del governo italiano al Qatar per l’Alitalia, c’era l’intento di ricordare allo Stato poco più grande della Basilicata della rete Telecom che innerva il Mediterraneo (cioè tutto il Mena) e poi, dal Mar rosso prosegue sino alle Filippine ed alla Corea del Sud, e la rete di gasdotti che collega il Nord Africa a tutta Europa: chi arriva al gasdotto siculo-algerino o riesce a connettersi al terminale di Brindisi, è  praticamente arrivato al nord Europa, dalla Francia alla Germania, Danimarca o Polonia.

Ovviamente i politici e notabili del Qatar hanno generosamente offerto a Letta una loro partecipazione nel salvataggio di Alitalia, ma è piuttosto ovvio che l’argomento più importante doveva essere la cessione del gas del Qatar. Si stima che le riserve di gas naturale del Quatar siano le maggiori del Mondo; forse non è esattamente così, comunque è certo che si tratti di molta roba. Già nel 2005, l’emiro Hamad bin Khalifa Al Thani propose al governo italiano un gasdotto che lo agganciasse al terminale libico-algerino; opera particolarmente poco costosa, anche perché la gran maggioranza del percorso sarebbe stata costituita da aree desertiche. Ma il governo Berlusconi snobbò la proposta, preferendo l’operazione Southstream con la russa Gazprom che entrò anche pro quota nel gasdotto italio-algerino-libico. Cosa, come si sa, assai poco gradita dagli americani che stavano lavorando al progetto concorrente di Nabucco e che non perdonarono al Cavaliere, come sappiamo dalle intercettazioni di Assange. E neppure i notabili del Qatar la presero granché bene, se è vero che proprio l’Emirato è stato il massimo finanziatore della guerra di Libia, il cui esito finale è stato un secco ridimensionamento della presenza Eni.
Crisi Golfo. Gli interessi Italia-Qatar (da Berlusconi a Letta, fino a Gentiloni), oggi in pericolo
Dunque, è piuttosto facile supporre che il viaggio di Letta nel Qatar non sia stato propriamente per Alitalia. Naturalmente, ci sono due paesi particolarmente ostili allo sbarco del Qatar nella “rete italiana”: la Russia ed Israele. Della Russia si capisce facilmente la ragione: se arriva il gas dal Quatar, quello russo deve abbattere i prezzi sul mercato europeo di un buon 30-40%, il che sarebbe una autentica iattura.
Per Israele, il discorso non è di natura economica, ma politica: il Qatar, non solo è un paese arabo, ma è fra quelli “cattivi” che finanziano i Fratelli Musulmani in Egitto, che non disdegnano di strizzare l’occhio anche verso settori più estremisti e che, per allentare la pressione saudita, sarebbe capace anche di cercare l’intesa con l’Iran. Il tutto con riserve finanziarie che lo mettono in condizione di porre la propria candidatura alla testa del mondo sunnita. Non ci vuole molto a capire  che Tel Aviv guardi con raccapriccio all’ipotesi di una Europa così dipendente dai rifornimenti energetici di un paese così: il ricordo dello shock petrolifero del Kippur è ancora molto vivo.

Focus su Economia e investimenti del Qatar - Nel corso degli ultimi anni, il governo del Qatar ha impegnato molti sforzi al fine di ottenere una diversificazione dell’economia del Paese, riservando grande attenzione allo sviluppo e favorendo l’afflusso di investimenti privati ed esteri di settori quali il petrolchimico, ma anche servizi finanziari, Welfare, sanitario e della ricerca scientifica, istruzione e formazione, turismo e sport. Il governo, pur continuando a investire principalmente in progetti prioritari, che coinvolgono i settori dei trasporti, dell'energia e delle infrastrutture idriche, mostra un crescente interesse per il settore green, per i prodotti e servizi tecnologici. L'occasione, inoltre, di ospitare i Mondiali di Calcio nel 2022, garantirà un'importante opportunità di sviluppo ed espansione delle aree più commerciali e votate al turismo. Oggi il Paese del Golfo è associato, non solo, quindi alle grandi quantità di risorse naturali possedute, ma anche al lusso, alla cultura e allo sport. Esistono inoltre compagnie qatarine che si sono imposte a livello internazionale diventando in pochissimo tempo leader del proprio settore di mercato, come Qatar Airways nell’aviazione civile e Al Jazeera nell’informazione e nell’editoria.  
L’Emirato è diventato uno dei più grandi investitori del mondo, con un patrimonio detenuto dal fondo sovrano, la Qatar Investment Authority, stimato tra i 100 e i 200 miliardi di dollari. I fondi sono stati diretti su scelte di alto profilo, da Barclays a Shell, passando per la nuova city finanziaria di Londra e per marchi come Porshe, Chanel.

Interscambio commerciale del Qatar. I rapporti commerciali del Qatar si concentrano essenzialmente nell’area asiatica, soprattutto per ciò che riguarda le esportazioni (in gran parte, petrolio e gas naturale), prevalentemente dirette verso Giappone e Corea del Sud seguiti da India e Cina. 
Le importazioni risultano più differenziate dal punto di vista geografico, con gli Emirati Arabi Uniti e gli Stati Uniti in testa seguiti da Arabia Saudita e Regno Unito. La bilancia commerciale di Doha, per effetto delle esportazioni di idrocarburi, risulta essere costantemente in positivo e ciò permette al piccolo emirato di accumulare notevoli riserve da utilizzare nell’acquisto di asset internazionali.

Per quanto riguarda le relazioni commerciali bilaterali Italia e Qatar, se nel 2013 l’export italiano verso il Paese del Golfo è cresciuto del 5,7%, quasi il doppio di quello delle imprese francesi, arrivando così a quota 1,07 miliardi di euro, nell’ultimo anno si è registrata una leggera flessione (-3,6%), mentre - in linea con la crisi - nell’ultimo biennio si è assistito a un crollo delle importazioni italiane composte essenzialmente da Gnl (gas naturale liquido -25,2% nel 2013 e -29,6% nel 2014).

Il protezionismo di Trump e la spallata all’Italia - 17 giugno 2016, il ministro della Difesa Pinotti annunciava con soddisfazione un accordo-monstre con il governo di Doha, in virtù del quale l’Italia, in cambio di quasi 4 miliardi, avrebbe fornito la bellezza di sette navi di superficie di oltre 100 metri (di cui 4 corvette), una nave anfibia Lpd (Landing Platform Dock) e due pattugliatori Opv (Offshore Patrol Vessel). Nel complesso gli accordi di un anno fa, avrebbero dovuto trovare degna conclusione proprio in questi giorni, proprio nel momento esatto in cui si sta montando il ‘tutti contro tutti’ obiettivo Qatar (fonte Il Fatto quotidiano).
La stessa ministra lo definì allora “il più grande traguardo mai raggiunto dalla Marina italiana in termini di cooperazione internazionale”, e anche il più grande affare unico chiuso da Fincantieri. L’affare colossale coinvolgeva anche Leonardo-Finmeccanica, incaricata della sensoristica e del sistema di combattimento insieme a Mbda Italia (Matra Bae Dynamics Alenia), fornitore della parte missilistica ed elettronica, per ciò che concerne i sistemi Ew, cioè la guerra elettronica. Un risultato inimmaginabile fino ad allora, visto che la maggior parte dei battelli in dotazione alla Marina del Qatar, Al-Bahriyya al-Qatariyya, erano sempre stati di produzione inglese e francese.
Poi, tornando all’attualità, Donald Trump è diventato il nuovo presidente Usa. La sua prima visita di Stato, a maggio di quest’anno? In Arabia Saudita, dove ha ribadito il totale appoggio statunitense alla casata Saud  e ha promesso ben 110 miliardi di nuovi dollari in armamenti che diventeranno ben 350 in dieci anni. Due settimane dopo (cronaca di ieri) la stessa Arabia, leader incontrastato della regione, trascina altri quattro vicini nella crociata contro lo scomodo potente vicino Qatar, che per di più ha osato fare affari con un paese diretto concorrente degli Usa nella produzione bellica. L’attentato di Londra è stato certamente un ottimo movente per sollevare ‘il polverone’. ‘Il Qatar organizza e arma i terroristi!’, hanno tuonano da Riad e tutti immediatamente hanno condiviso. Nella sostanza, se i nostri servizi non hanno mai rilevato nulla di palesemente compromettente non si sarebbero certo raggiunti certi accordi. Delle due l’una, o i servizi italiani di colpo non sono più adeguati, oppure Trump ha deciso di mettere le mani sul capo di un alleato che non deve fare ‘concorrenza sleale’ e soprattutto non esacerbare gli animi di chi fa affari con l’America! All’epoca del formidabile accordo raggiunto col Qatar la ministra Pinotti dichiarò: “La cooperazione nel settore della Difesa con il Qatar è molto forte già da diversi anni. La firma dell’accordo di oggi rafforza ancor di più una collaborazione che riteniamo molto importante e strategica. La fiducia e la stima che si è instaurata tra i rappresentanti istituzionali nel mondo della Difesa è legata alla sempre massima lealtà con la quale sono stati avviati e perseguiti obiettivi comuni”. Ora come si pronuncerà Gentiloni?
Che sia rappresaglia o semplice riconquista di quote di mercato, il pericolo imminente sarà nell’immediato futuro che la potentissima Qatar Investment Authority, il fondo sovrano dell’Emirato, proprietario di beni e investitore in tutto il mondo, tra cui, in Italia, possa decisamente frenare la sua partecipazione. Allora possiamo ipotizzare un rischio concreto nello sviluppo di Porta Nuova a Milano, alberghi e villaggi in Costa Smeralda, i marchi Valentino e Pal Zileri e il 49% della compagnia aerea Meridiana? Di dritto o di rovescio le conseguenze sono sempre le nostre!

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autore / Luca Lippi
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