Lo spread a 200 punti non spaventa più nessuno, ma costa 20 mld

07 febbraio 2017 ore 21:11, Adriano Scianca
C'era un periodo in cui l'uomo della strada stava in pensiero per il rialzo dello spread: i tg non parlavano d'altro e sembrava che dal dato dovesse dipendere la sopravvivenza di tutti noi. Oggi lo spread è sopra i 200 punti, ma il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, può commentare con assoluto understatement: “Le vicende di questi ultimi giorni e di queste ultime ore ci ricordano in modo sgarbato come un Paese ad alto debito non possa non occuparsi della sua discesa”. 

Lo spread a 200 punti non spaventa più nessuno, ma costa 20 mld

Parole che segnalano un problema, certo, ma che sono ben lungi dal delineare una situazione di crollo imminente. Eppure, secondo i calcoli di Unimpresa, con lo spread stabile a 200 punti si brucerebbe tra il 2016 e il 2017 un “tesoretto” che potrebbe toccare i 20 miliardi di euro. Pesa sui mercati l'incertezza del quadro politico e la richiesta, avanzata da più parti, di elezioni anticipate. Anche se, va detto, tra il ricorso alle urne immediato e la fine della legislatura non passano che sei mesi o giù di lì: non si capisce bene quale differenza cruciale per i destini dell'Italia possano determinare quella manciata di mesi in più. Per non parlare del consueto dilemma: una questione eminentemente politica come la data delle elezioni e la continuazione o meno di un governo può essere decisa da altri che non siano il Parlamento sovrano? E quest'ultimo è ancora tale in presenza di una simile pressione? 

Padoan, comunque, non si scompone. “Per il governo la riduzione del debito resta un obiettivo centrale”, ha aggiunto il ministro, parlando alla presentazione dei risultati 2016 dell'Agenzia del Demanio. Ora “altre risorse saranno messe in campo in un contesto in cui il dialogo con l'Ue continua perché il Paese e il governo rispettano le regole”, ha anche annunciato il ministro. 

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