Frana Banche venete: magistratura indaga dipendenti e consulenti

07 luglio 2017 ore 12:36, Luca Lippi
Il salvataggio delle Banche venete è arrivato dopo mesi di ripensamenti fino a planare in una soluzione che vede coinvolta Banca Intesa e in gran parte lo Stato con un prestito ponte. Tutto sommato la sensazione che tutto stesse andando verso la soluzione meno sanguinosa possibile ormai aveva conquistato le cronache. Invece abbiamo dimenticato la parte più importante, l’indagine della magistratura che sta valutando le responsabilità di un dissesto che è stato costruito negli anni a causa di una cattiva amministrazione.
Nella sostanza, non solo gli amministratori e i componenti del collegio sindacale sono nel mirino della Giustizia, ora arrivano al vaglio anche le migliaia di denunce che con nomi e cognomi accusano anche i dipendenti e le reti di vendita.
Frana Banche venete: magistratura indaga dipendenti e consulenti
L'inchiesta su Veneto Banca, mai sopita, rischia di propagarsi lungo i rami dell'organigramma dell'ormai ex gruppo montebellunese, investendo direttori di filiale, consulenti di private banking, funzionari responsabili della concessione di mutui e fidi, fino ad alcuni sportellisti. Loro, del resto, avevano davanti i risparmiatori quando hanno acquistato le azioni e, ora che questi hanno fatto causa, (anche) a loro addebitano di averli indotti a sottoscrivere quei titoli che, con il repentino crollo del loro valore, hanno polverizzato il capitale di decine di migliaia di persone.
Sono centinaia i nomi di dipendenti dell'istituto indicati nelle oltre tremila denunce presentate da azionisti e clienti, raccolte dalla magistratura romana ora trasferite alla Procura di Treviso e affidate al sostituto procuratore Massimo De Bortoli che si occuperà esclusivamente di queste indagini. Il nucleo di polizia tributaria della Finanza ha già iniziato a prendere in esame le denunce che contengono nomi e cognomi dei dipendenti che hanno caldeggiato l'acquisto delle azioni.
Purtroppo, con troppa leggerezza dipendenti e reti di vendita rincorrono budget da chiudere senza stare troppo a preoccuparsi della reale propensione al rischio del sottoscrittore.
Nella sostanza molti investitori hanno presentato denunce nei confronti diretti di chi ha proposto loro prodotti finanziari senza spiegare nel dettaglio il grado di rischiosità. È naturale che se un sottoscrittore sentisse dichiararsi che il rischio di sottoscrivere un determinato prodotto finanziario può provocare la perdita del capitale, nessun sottoscrittore non speculatore sottoscriverebbe. La normativa sull’informativa esiste ma è abbastanza ‘lassa’ da consentire raggiri a danno di investitori ricorrenti, ma la Cassazione ha prodotto tanta giurisprudenza adeguata a far tremare chi, con leggerezza, ha spinto diversi clienti a investire capitali poi risultati azzerati.
In conclusione, ora parte la caccia i responsabili e c’è da spettarsi una rutilante sequenza di colpi di scena.
 
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autore / Luca Lippi
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