Fiscal Compact, Borghi (Lega): "Possiamo ancora peggiorare. Dopo? Niente più scuse"

09 maggio 2017 ore 14:17, Stefano Ursi
A breve il Parlamento Italiano sarà chiamato a dare il via libera al cosiddetto ''Fiscal Compact'', definito nel Trattato sull'Unione economica e riguardante le nuove regole comunitarie sulla disciplina di bilancio per gli Stati membri. Provvedimento in cui sono inseriti il vincolo al pareggio di bilancio (già approvato in Costituzione), sanzioni pressoché automatiche da parte del Consiglio europeo per i Paesi che presentino deficit eccessivo, la riduzione del debito ubblico sotto al 60% del Pil e anche nuovi poteri della Corte di Giustizia dell’Unione europea. Ma non sono poche le voci contrarie all'approvazione del Fiscal Compact, soprattutto in funzione del pericolo di una definitiva e irreparabile perdita di sovranità e ad un peggioramento ulteriore della situazione economica italiana. Così Claudio Borghi, economista, a IntelligoNews: ''Già ora le nostre mani sono legatissime, anche se possiamo ancora peggiorare. Abbiamo visto il governo nazionale non ha ormai da anni la possibilità di margine sul bilancio. Ma ora questo è un passo ulteriore, perché oltre a non avere margine ci si obbliga a fare cose dannose: il peggio del peggio. Come se uno è già in prigione e firma perché invece del pasto venga servito il veleno''.

Fiscal Compact, Borghi (Lega): 'Possiamo ancora peggiorare. Dopo? Niente più scuse'
Claudio Borghi
Che conseguenze potrebbe avere l'approvazione del Fiscal Compact sul nostro Paese?

''Innanzitutto il cosiddetto trattato del Fiscal Compact, purtroppo, è una delle tante vergogne approvate dal nostro Parlamento. Fu l'esordio di Monti, in estate e senza nessun tipo particolare di dibattito. Io ricordo che mi sgolavo per dire ma che diamine state facendo: ma alla fine fu approvato con il sì praticamente di tutte le forze politiche, tranne la Lega Nord. La votazione è facilmente riscontrabile in rete, come alcune meritevoli dissociazioni, tipo quella di Crosetto per dirne una. Questa, lo ripeto, è una delle vergogne del nostro Parlamento e del nostro passato, che indebolisce la nostra posizione rispetto alle decisioni criminali da parte dell'Europa: è evidente che se noi li votiamo, qualche parte di colpa la dobbiamo avere. Adesso vediamo, se possibile, di non fare il bis, dopo il quale non avremo più scuse. Certo questo è dovuto anche al fatto che poca gente fa sentire il proprio fiato sul collo ai nostri rappresentanti quando fanno qualcosa che va minimamente contro i nostri interessi. Il Fiscal Compact sarebbe già dovuto entrare in vigore e prevede una riduzione del rapporto del debito in ragione del 5% all'anno: il che comporta che se si riduce il debito pubblico e non si fa con la crescita, che non vedo, siamo di fronte ad una riedizione della ricetta Monti, visto che il debito lo fa salire e non lo fa scendere''.

Ci spieghi meglio.

''Per politiche in virtù delle quali scende il rapporto debito-Pil, nell'idea dell'Europa si intende taglio alla spesa e aumento delle tasse; ma sappiamo che questo è falso, anche dall'immediata considerazione dal punto di vista aritmetico. Supponiamo di avere un rapporto debito-Pil del 150%; se si mette un 10% di tasse in più succede che il Pil si contrae in modo più che proporzionale all'aumento delle tasse: per cui il deficit non scende e il debito sale. Mentre invece, viceversa, se si mettesse in circolo il 10% in più di denaro, con un ponte o una strada per esempio, questa parte di spesa pubblica andrebbe direttamente nel Pil e il rapporto diverrebbe, anche ipotizzando il non utilizzo di quei soldi da parte dei lavoratori, 160 su 110: e la matematica ci dice che questo rapporto è più basso di quello fra 150 su 100''.

In molti dicono che sia illegittimo, perché cozzerebbe contro Maastricht? È così?

''Cozza contro la nostra Costituzione più che contro Maastricht, in quanto in una Repubblica che dovrebbe essere fondata sul lavoro e garantire l'occupazione delle politiche depressive sono esattamente il contrario di quanto previsto dai concetti basilari della nostra carta costituzionale''.

Siamo vicini ad una cessione definitiva degli ultimi lembi di sovranità? Politica, economica...

''Già ora le nostre mani sono legatissime, anche se possiamo ancora peggiorare. Abbiamo visto il governo nazionale non ha ormai da anni la possibilità di margine sul bilancio. Ma ora questo è un passo ulteriore, perché oltre a non avere margine ci si obbliga a fare cose dannose: il peggio del peggio. Come se uno è già in prigione e firma perché invece del pasto venga servito il veleno''.

Un passaggio alla politica italiana. Dopo la sconfitta di Le Pen e la vittoria di Macron Berlusconi pare riavvicinarsi al Pd. La Lega Nord non rischia di rimanere con il cerino in mano?

''Io trovo abbastanza sorprendente che una proposta arrivata fino al ballottaggio nelle ultime elezioni venga considerata meno valida rispetto a proposte che non ci sono nemmeno arrivate. Il Pdl e il Pd francesi, se così possiamo chiamarli, al ballottaggio non ci sono nemmeno arrivati. Non si capisce questa idea italica per cui tutto deve essere fatto come il vincitore dell'ultima elezione che si vede in giro. Ragionando con questo sistema, alle ultime europee il Pd aveva preso il 40% che facciamo tutti il Pd? Alla fine quel che c'è da dividersi è sempre il 100%, non è che se si fa 10 volte quel partito si prende il 400%. Con tutta evidenza ci sono due idee che si contrappongono e la nostra siamo convinti sia più corretta: se non va bene ad un'elezione si ripresenta a quella dopo''.

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autore / Stefano Ursi
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