Pasticcio Anac sui poteri, torna super Cantone: “Vogliono ridimensionarci”

21 aprile 2017 ore 13:08, Luca Lippi
Ridimensionati i poteri dall’Autorità nazionale Anticorruzione di Cantone, anzi no, è stato un errore. Il consiglio dei ministri ha approvato le disposizione integrative e correttive al nuovo codice degli appalti, solo che nella foga del taglia e cuci, hanno cassato una norma piccola ma fondamentale a seguito della quale Cantone improvvisamente non può più intervenire nei casi di irregolarità senza aspettare il giudice ordinario. In sostanza lo hanno esautorato, ma è solo un errore, ovviamente!
Se ne è accorto l’ Huffington Post, e quindi tutti i suoi lettori, e poi i lettori dei ettori e alla fine pure il governo che immediatamente prova a correre ai ripari.  Fanno sapere fonti di Palazzo Chigi alle agenzie di stampa: “Non c’è nessuna volontà politica di ridimensionare i poteri dell’Anac. 
Il presidente Paolo Gentiloni in missione a Washington, è stato in contatto con Cantone. Sul punto sarà posto rimedio già in sede di conversione del Dec e in maniera inequivocabile. Tradotto, i poteri di Cantone sono stati aboliti per sbaglio. Eppure qualcuno deve averlo materialmente scritto quel comma che elimina le prerogative riconosciute all’Anticorruzione un anno fa.
Pasticcio Anac sui poteri, torna super Cantone: “Vogliono ridimensionarci”
Sollecitata a seguito degli scandali di Mafia Capitale e di Expo veniva approvata con procedura d’urgenza la Legge delega con il nuovo codice degli appalti. Al comma 2 dell’articolo 211 i poteri di Cantone sono:Qualora l’Anac, nell’esercizio delle nuove funzioni, ritenga sussistente un vizio di legittimità in uno degli atti della procedura di gare invita mediante atto di raccomandazione la stazione appaltante ad agire in autotutela e rimuovere altresì gli eventuali effetti degli atti illegittimi, entro un termine non superiore a 60 giorni. Il mancato adeguamento della stazione appaltante alla raccomandazione vincolante dell’Autorità entro il termine fissato è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria”.
In sostanza è il motivo fondante della norma e la giustificazione dell’esistenza del Commissario, fatta apposta per consentire l’intervento immediato senza attendere la magistratura, che per questioni procedurali ha tempi di intervento assai più dilatati. 
È successo che in Parlamento, il consiglio di Stato suggerisce alcuni pareri e riformulazioni, strettamente non vincolanti, che in ogni caso non modificano in alcun modo il ruolo dell’Anac. Dodici mesi dopo il suo varo, dunque, il provvedimento torna sul tavolo del consiglio dei ministri per una sorta di “tagliando” dopo un anno dall’entrata in vigore. In teoria dopo dodici mesi di impiego sul campo si doveva solamente verificare il miglioramento che si voleva ottenere ed eventualmente correggerne qualche punto per migliorarlo.
Nel comunicato stampa del cdm di giovedì 13 aprile 2017 non emerge nessuna modifica dei poteri dell’Anac.  Nella nota diffusa da Palazzo Chigi si legge: “Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo correttivo del Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture. L’intervento apporta modifiche e integrazioni al Codice, volte a perfezionarne l’impianto normativo confermandone i pilastri fondamentali, in modo da perseguire efficacemente l’obiettivo dello sviluppo del settore”.
Nessuno si è accorto che era scomparsa la principale prerogativa dell’Anticorruzione. “All’articolo 211 del decreto legislativo del 18 aprile 2016, n. 50, sono apportate le seguenti modificazioni: al comma 1, primo periodo, dopo le parole ‘esprime parere’ sono inserite le seguenti: ‘previo contraddittorio’. Il comma 2 è abrogato”. Tradotto, Cantone non potrà più intervenire prima dei giudici. Ovviamente nessuno si è accorto di niente, e nessuno si è fatto avanti per ammettere l’errore marchiano commesso, eppure qualcuno avrà dispoto l’abrogazione di quel comma.
Il primo ad esporsi, ovviamente, è il ministro della Giustizia, Andrea Orlando: “Verificheremo se in effetti la norma produce quelle conseguenze e sulla base di questo credo si debba fare una riflessione”, mentre altri esponenti del Pd attaccano frontalmente la scelta del governo.
Stefano Esposito e Raffaella Mariani, relatori del codice in commissione Lavori Pubblici del Senato, sono insorti:Questa soppressione è un atto grave e i responsabili devono assumersene la responsabilità. Siamo di fronte a una violazione del rapporto tra Parlamento e governo, con l’abrogazione di uno strumento innovativo, l’articolo 2 appunto, voluto dal Parlamento. Uno strumento fortemente innovativo, col conferimento all’Anac di poteri sostanziali. Chiediamo al presidente Gentiloni e al ministro Delrio che venga posto rimedio a questo blitz che qualcuno ha compiuto”.
Roberta Lombardi del M5S su Facebook scrive:Con un colpo di spugna l’Anac ha perso i suoi poteri. La legge è passata per il Consiglio dei Ministri che o non ha capito nulla e quindi firma senza leggere le carte oppure è complice, e infine la legge è stata firmata dal Presidente della Repubblica”. Prosegue la lombardi: “Chi ha materialmente scritto quella riga di legge è sconosciuto al momento ma rimane la domanda: chi vuole depotenziare l’Anac? Che poi significa: chi vuole proteggere la corruzione in Italia a discapito dei cittadini onesti? Nel frattempo crollano ponti e cavalcavia. E tra le macerie quelle più evidenti sono quelle della dignità della politica”.
La conclusione più ovvia sono le dichiarazioni rilasciate da Raffaele Cantone a repubblica.  "È il segnale che c'è chi, nei palazzi qua intorno, sta seriamente pensando di ridimensionare l'Anac". Riflette così il presidente dell'Anac manifestando "tensione e allarme" per la modifica al codice degli appalti che ha soppresso il potere dell'Autorità anticorruzione di inviare alle imprese appaltanti una 'raccomandazione vincolante' in caso di gravi anomalie. "Sono perplesso e preoccupato da questa vicenda nel suo complesso - dice -, non solo per la norma specifica in sé, ma per come è emersa questa scelta, all'insaputa del Parlamento, perché fatta in questo modo diventa un segnale negativo, quasi un atto ostile nei nostri confronti". 
Le domande che si fa Cantone sono tante, scrive il quotidiano: "Chi è stato?", "perché lo ha fatto?", e "perché ha agito così di nascosto?". "Nessuno può pensare che ci siano stati degli abusi - è il ragionamento di Cantone -, per la semplice ragione che questa norma non è mai stata utilizzata". 

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autore / Luca Lippi
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