Benefici e contraccolpi della riforma pensioni: focus quota100 e 41

01 giugno 2017 ore 10:33, Luca Lippi
Il tema della riforma delle pensioni tornerà di attualità grazie alla campagna elettorale che inevitabilmente accenderà i riflettori sulla questione. Di Ape si è già dibattuto approfonditamente e comunque già c’è il decreto attuativo pronto, diversa attenzione è stata riservata alla quota100 e non è ancora definita completamente la convenienza della quota41 in un percorso pieno di ostacoli e paletti che restringono notevolmente la platea di pensionandi.

Pensioni Quota 100 - Il disegno di legge 2945 di Cesare Damiano affronta la soluzione del problema di agevolare un folto gruppo di lavoratori precoci previo il rispetto di alcuni requisiti. L’impostazione di fondo è quella di reintrodurre un rivisitato sistema di quote, abolito a seguito della Legge Fornero. Quota 100 sarebbe potuto essere un utile sostituto dei vari strumenti come Ape social, Ape volontaria e Quota 41. Il disegno di legge sulla pensione anticipata targato Cesare Damiano è però ancora fermo dal 10 marzo 2015 alla Camera mentre il mese successivo è stato presentato in Commissione Lavoro.
La proposta di Cesare Damiano impone il raggiungimento del requisito per pensioni di una quota 100 come somma di età anagrafica e anni di versamenti contributistici. L’idea di fondo per pensioni Quota 100 è, secondo le dichiarazioni dello stesso Cesare Damiano, quella di “ripristinare certezza nella possibilità di età di pensionamento effettivo delle lavoratrici e dei lavoratori, restituendo loro quella serenità perduta nel corso degli ultimi anni, caratterizzati da un completo stravolgimento del sistema previdenziale”.
Benefici e contraccolpi della riforma pensioni: focus quota100 e 41
Requisiti -  per come è stata formulata ad oggi dal disegno di legge di Cesare Damiano, prevede due soglie per l’accesso alla pensione anticipata. Il lavoratore che vorrebbe richiederla dovrebbe infatti aver acquisito i seguenti requisiti:
-Avere almeno 62 anni di età (63 per lavoratori autonomi),
-Aver perfezionato almeno 35 anni di versamenti previdenziali.
Il rispetto di questi due requisiti non permettono però da soli l’accesso alle pensioni con Quota 100: i due punti elencati sono infatti necessari ma non sufficienti. In aggiunta infatti deve essere raggiunto un ulteriore limite: la somma di età anagrafica e gli anni di versamenti previdenziali deve equivalere ad almeno 100 (101 per i lavoratori autonomi).
Ciò implica che aver maturato solamente 62 anni di età e 35 di contributi non dà diritto alle agevolazioni di Quota 100 perché mancherebbero all’appello 3/4 anni a seconda se dipendenti o autonomi per accedere alla soglia minima per l’accesso (62+35=97). La annualità che avanzano dalla somma dei requisiti minimi potranno essere recuperate sia aumentando l’età alla quale si potrà accedere alla pensione, sia avendo già versato più di 35 anni di contributi.

Le criticità - Una delle criticità dal disegno di legge Damiano consiste nel fatto che non prevede alcun tipo di agevolazione particolare per i lavoratori precoci. Chi è infatti entrato già da molto giovane nel mondo del lavoro non potrà in ogni caso andare in pensione prima dei 62 anni di anzianità, ovvero prima del requisito minimo relativo all’età anagrafica.

Passiamo ora ad analizzare la quota41: Con la “Quota 41” ci si riferisce a una precisa categoria di lavoratori che, in condizioni particolari, possono andare in pensione in anticipo rispetto ai coetanei. Di cosa si tratta?
Partiamo dal “nome” scelto per questo nuovo provvedimento: “41” si riferisce al numero di anni di contributi che un lavoratore deve aver versato e accumulato per poter chiedere l’assegno di previdenza sociale. In questa particolare casistica, però, non rientrano tutti i tipi di dipendenti, ma soltanto i lavoratori cosiddetti “precoci“, ovvero chi ha cominciato a lavorare prima dei 19 anni. Il vantaggio per chi potrà usufruire della “Quota 41” sta nel fatto di poter lasciare il mondo del lavoro senza alcun limite d’età e senza penalizzazioni sugli importi. Al momento, non si hanno ulteriori specifiche riguardo l’assegno di buonuscita.
Entrando nel dettaglio, si scopre un’ulteriore variabile da calcolare per andare in pensione anticipata come lavoratore precoce: non basta, infatti, aver firmato un contratto di lavoro “da teenager”, ma poter dimostrare di aver versato contributi sociali per almeno 12 mesi prima del compimento dei diciannove anni d’età. In questo caso, l’accumulo contributivo può essere raggiunto anche in maniera non consecutiva.

Quali categorie, dunque, rientrano nella “finestra” di agevolazione previdenziale prevista dalla “Quota 41"? - Innanzitutto, potranno richiedere la pensione anticipata i disoccupati per licenziamento, risoluzione consensuale o dimissioni per giusta causa che non stiano percependo indennità da almeno tre mesi. Viene tesa una mano, inoltre, a quei lavoratori cui è stata attestata un’invalidità civile superiore o uguale al 75%, così come per i dipendenti che, da sei mesi, assistono un coniuge o un parente affetti da disabilità. Infine, possono dire addio al duro mondo lavorativo e godersi il meritato riposo anche tutti coloro che, da almeno sei anni continuativi, sono impegnati in un’occupazione usurante. Sotto questa tipologia, vengono catalogati i classici lavori “di fatica” come quello dell’operaio nel settore edile, degli addetti alle merci e dei macchinisti. Nel settore ospedaliero, si aggiungono i mestieri del personale sanitario, come infermieri e ostetriche. Nel campo educativo, invece, è considerato “lavoro usurante” anche quello delle educatrici d’asilo nido e delle insegnanti delle scuole per l’infanzia.

Criticità - sono stati stanziati solo 650.000 euro per il 2017 e i “paletti” che limitano le platee dei beneficiari, come per esempio il fatto che sono esclusi i disoccupati a seguito di scadenza di contratto, detrminano un restringimento notevole della platea dei beneficiari. C’è da considerare che nello stanziamento ci sono anche i beneficiari di Ape Sociale.
La Quota 41 approvata dal Governo non soddisfa però le esigenze dei lavoratori precoci: si tratta infatti di una misura riservata solo a lavoratori che si trovino in determinate situazioni di difficoltà, tassativamente determinate. La maggior parte dei lavoratori precoci, quindi, pur avendo alle spalle 41 anni di contribuzione, non potrà usufruire della Quota 41 e dovrà attendere per poter andare in pensione.
Continua quindi la battaglia dei lavoratori precoci, che chiedono il riconoscimento della Quota 41 come diritto di tutti.

In conclusione - la quota 100 e la quota41 potrebbero compensarsi, nel senso che a tutti i lavoratori precoci che per diversi motivi non raggiungono i requisiti della quota41, si potrebbe consentire il prepensionamento al raggiungimento della Quota 100 (60 anni di età e 40 anni di contributi) e quindi poter andare in pensione. Proposta questa che sarebbe valida anche per tutti coloro che hanno meno anni di contributi, purché gli stessi vengano compensati dall’età anagrafica al fine di raggiungere la Quota 100.

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autore / Luca Lippi
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