Svizzera, frane sulla strada dei frontalieri: l'appello e l'evacuazione

01 settembre 2017 ore 11:31, Luca Lippi
Il confine svizzero con l’Itlaia nella zona di Sondrio sta letteralmente sgretolandosi. Le piogge violente degli ultimi giorni hanno messo sotto stress le già fragili pareti rocciose che dal 23 agosto hanno cominciato a lasciar cadere detriti. Stanotte una frana di grosse proporzioni si è staccata al confine tra Svizzera e Italia in Val Bondasca per le forti piogge. Il paese di Bondo, in Svizzera, è stato in gran parte sgomberato e la strada che porta al confine è interrotta causando disagi per migliaia di frontalieri italiani che lavorano in alberghi, ristoranti e cantieri edili in Svizzera rimasti bloccati.
Svizzera, frane sulla strada dei frontalieri: l'appello e l'evacuazione
La zona è la stessa della frana del 23 agosto quando una grande massa di detriti si era staccata dal Piazzo Cengalo e otto alpinisti erano stati travolti. Di loro, che risultavano dispersi, dopo quattro giorni erano state sospese le ricerche. Altri smottamenti erano avvenuti nelle giornate successive e un’altra colata di fango aveva raggiunto sempre il villaggio di Bondo. La frana di stanotte si è appoggiata nel bacino creato dalla frana del 23 agosto, riempitosi di detriti quest’ultimo a seguito delle intense precipitazioni, si è generata un accumulo di detriti che collassando ha ripreso la sua corsa a valle. Un appello è stato lanciato alla popolazione perché resti lontana da ponti e argini.
Il Comune di Bregaglia, nel Canton Grigioni, avverte che le piogge insistenti aumentano il rischio di nuove colate detritiche dalla Val Bondasca e sconsiglia di trattenersi nelle zone a rischio.

PERCHE’ SI FORMANO FRANE
In Italia, come anche in Svizzera, i terreni terziari e quaternari di origine sedimentaria, meno competenti e più facilmente alterabili in superficie, sono lo scenario più adatto a simili manifestazioni. In assenza di piogge prolungate o ripetitive, o di periodi storici piovosi, la coltre di alterazione si imposta in loco approfondendo verso il basso, a scapito degli strati superficiali "rocciosi" sottostanti. In Italia le colate di fango - meglio chiamate "Frane per saturazione e fluidificazione dei terreni detritici superficiali" sono normali nei versanti ad alta pendenza di Appennini e Alpi. (vedi Valle d'Ossola, 1978, Langhe piemontesi) In genere la frana inizia con un piccolo smottamento più a monte in corrispondenza di punti deboli (balze rocciose, strade, etc) che impatta sul versante di terreni saturi d'acqua che si mobilizzano e "scorrono" a valle con notevole energia.

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autore / Luca Lippi
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