Alitalia: arriva il referendum-bis. In agguato la “sindrome Almaviva”

10 maggio 2017 ore 15:31, Luca Lippi
I commissari sono al lavoro per salvare Alitalia, dopo la presentazione alla Stampa hanno incontrato anche i sindacati. Tra questi ultimi c’è stato un rimpallo di responsabilità. E spunta l’ipotesi di un referendum bis. Lo scopo? Far votare nuovamente i dipendenti che, magari, potrebbero ripensarci. 
E' stata la leader della Cisl, Anna Maria Furlan, ad avanzare la proposta. I primi segnali dell’ipotesi 'referendum sul referendum' si erano già percepiti ieri da Torino dove è in corso il congresso regionale piemontese della Cisl. Furlan, infatti, ha definito il referendum di fine aprile, con cui i lavoratori della compagnia aerea erano stati chiamati ad approvare o bocciare il pre-accordo raggiunto tra l'azienda e i sindacati, un grave errore strategico. Così come lo era stato anche quello su Almaviva. 
Secondo la leader della Cisl, nella consultazione di aprile “è prevalsa la rabbia, ma anche messaggi sbagliati di chi si sentiva di garantire l'impossibile, cioè la nazionalizzazione. E quando un referendum riguarda non i contratti o l'organizzazione del lavoro ma l'esistenza stessa di un'impresa qualche riflessione su come gestire la democrazia e la partecipazione sindacale bisogna farla". 
Alitalia: arriva il referendum-bis. In agguato la “sindrome Almaviva”
La sindacalista non poteva conoscere le dichiarazioni dell’ex presidente Luca Cordero di Montezemolo alla trasmissione ‘DiMartedì’ che ha attaccato sia Etihad sia il governo per la gestione dei problemi dell'azienda. Nel corso dell’intervista Montezemolo ha accusato la compagnia araba di aver compiuto scelte errate nella nomina dei manager. Il governo avrebbe invece peccato in quanto avrebbe liquidato troppo velocemente la questione.
Il giorno dopo l'accordo si è detto 'il problema non c'è più' e non si è affrontato il tema strategico del trasporto aereo, perché da una parte c'è Alitalia e dell'altra le low cost". Dal canto suo, Etihad ha sbagliato nel "non aver preteso dal governo e dal sindacato di prendere subito il toro per le corna; di aver portato in Italia alcuni dirigenti inadeguati; il più grave, di non essersi resi conto che il problema non era solo economico ma di modello di business”.
L'altra stoccata di Montezemolo ha avuto come bersaglio le banche: "L'altra cosa anomala di Alitalia è che è posseduta al 51% dalle banche, un'azienda industriale di servizi non può esser controllata dalle banche".
L’intervento di Montezemolo non è stato molto lungo ma l’ex presidente di Alitalia è riuscito a togliersi qualche sassolino dalla scarpa: “Quello che è avvenuto con il referendum è una cosa unica: i dipendenti di un'azienda si sono quasi auto-licenziati. Perché aver detto di no a due miliardi di aumento di capitale e alla possibilità di un nuovo management, aver detto di no alle banche e a Etihad, che credevano nel futuro di Alitalia, vuol dire autoeliminarsi. E comunque vada a finire, mantenere questi livelli di occupazione sarà un problema".
In conclusione, il fronte sindacale sta per spaccarsi sulla questione, oltretutto secondo quanto si legge da Il Messaggero "si fa strada l'idea di una nuova consultazione sul piano di salvataggio studiato da Renzi". In questo modo emerge l’idea che la Cisl sia sul punto di abbracciare la politica di Matteo Renzi, di conseguenza.

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autore / Luca Lippi
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