Renzi ammette: caos migranti è risultato della guerra di Obama e Sarkozy alla Libia

13 luglio 2017 ore 13:10, intelligo
Ci sono voluti anni, ma finalmente qualche leader politico in Italia comincia ad ammettere che i disperati che mensilmente arrivano sulle nostre coste dopo essere partiti dalla Libia non hanno nulla a che vedere col conflitto in Siria e molto con quello, subito dimenticato dai media, servito a rovesciare il regime di Gheddafi nel 2011.
A dirlo chiaramente è stato oggi Matteo Renzi, durante un intervento a Rtl 102.5: “Questo problema nasce dal fatto che nel 2011 si è deciso di fare un'operazione in Libia che non aveva senso e che ha prodotto come conseguenza immediata un Paese da cui partono tutti”. Operazione voluta dall’allora presidente USA Barack Obama, “che almeno si è scusato”, e altri leader europei che invece si sono ben guardati dall’assumersi responsabilità.

Renzi ammette: caos migranti è risultato della guerra di Obama e Sarkozy alla Libia
Come il grande sponsor dell’intervento, l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy che puntava a eliminare l’Italia dalla Libia,
dove il nostro Paese conservava importanti asset nel settore petrolifero. Operazione riuscita a costo di gettare il Paese nell’anarchia, renderlo facile preda di bande legate più o meno chiaramente all’Isis e impiantare una redditizia tratta di migranti che l’accoglienza indiscriminata non farà che aumentare.
Ecco, questo punto andrebbe sottolineato: accogliere chiunque sbarca significa incoraggiare chi gestisce il traffico a incrementare il flusso di persone che vengono mandate in mare. Persone che per pagarsi un passaggio che potrebbe concludersi in fondo al Mediterraneo consegnano tutti i loro averi e a volte finiscono imprigionate, malmenate e ammazzate in quel buco nero che è diventata Tripoli.
La guerra del 2011 ha reso la Libia uno Stato fallito, il cui governo ufficiale non ha alcuna autorità sul territorio, anzi si tiene nascosto in una base navale perché neanche nella capitale riesce a mantenere una parvenza di controllo. Il tutto mentre il generale indipendentista Khalifa Haftar è diventato signore e padrone della parte meridionale del paese grazie alle conquiste dell’autoproclamato Esercito nazionale libico. La settimana scorsa è toccata a Bengasi, occupata da tre anni dalle milizie jihadiste. Haftar è sostenuto dal presidente egiziano Al-Sisi, che punta a ottenere un protettorato di fatto sul debole vicino, e magari lo sfruttamento a prezzo di favore di quel petrolio di cui il suo paese è totalmente privo.
Finché il conflitto tra Haftar e il premier fantoccio Al-Serraj non sarà concluso, la Libia continuerà a essere terra di nessuno. Ma la vittoria di Haftar significherebbe la caduta del governo filo-occidentale e il ritorno al potere di un regime militare laico, esattamente come ai tempi di Gheddafi. Stati Uniti ed Europa (Italia ovviamente esclusa) non vogliono dover ammettere che la loro guerra è stata del tutto inutile, e continuano a sostenere un esecutivo che non ha alcun potere.
Matteo Renzi ha deciso di denunciare questo stato di cose: le sue aspirazioni da leader passano per la sua capacità di contribuire a modificarlo.

di Alfonso Francia

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