Wef Capitale umano, vince la Norvegia: Italia sciupa talenti

13 settembre 2017 ore 11:26, Stefano Ursi
I dati dello studio del World Economic Forum sul Capitale Umano portano in rassegna alcuni aspetti che in molti stanno analizzando. Lo studio, si legge, prende in esame 130 Paesi e l'Italia figura al 35esimo posto della classifica, guidata da Norvegia, Finlandia e Svizzera e con la top ten in cui figurano anche Usa, Danimarca, Germania, Nuova Zelanda, Svezia, Slovenia e Austria. La classificazione si basa su quattro fattori relativi appunto al capitale umano: capacità di formarlo, suo utilizzo nel lavoro, il suo sviluppo tramite istruzione e formazione professionale e alla fine il know-how, cioè la disponibilità di lavoratori qualificati e la complessità dell'economia.

Wef Capitale umano, vince la Norvegia: Italia sciupa talenti
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ALCUNI DATI - Il rapporto spiega che il nostro Paese sviluppa il 67% del capitale umano, con i Paesi top al 77% ma la media globale (62%) superata di 5 punti percentuali. Sull'utilizzo dei talenti l'Italia si piazza al 107esimo posto, con le cause che vanno dal basso tasso di partecipazione della forza lavoro, al divario di genere nell'occupazione fino ai tassi di disoccupazione e sotto-occupazione. Sulla formazione dei talenti si piazza al 41esimo posto e nella formazione del capitale umano, con il positivo 28esimo posto. In molti si sono soffermati sul fatto che, secondo quanto riporta il rapporto del World Economico Forum, in Italia le donne percepiscono una retribuzione inferiore del 13% rispetto agli uomini, con un totale di circa 11mila euro annui lordi di differenza in busta paga tra dirigenti.

E con il gap che si rivela ancora maggiore tra le qualifiche inferiori come per esempio fra gli operai. L'Italia, in sostanza, per quanto emerge dai dati del Wef, sarebbe una fabbrica di talenti ma non li utilizzerebbe appieno. ''Il problema – spiega il WEF – è la distribuzione dei talenti nell'economia". "La partecipazione attiva alla forza lavoro è molto bassa per un Paese avanzato e nella fascia di età 25-54 scende al 103esimo posto – si legge''. Il rapporto sottolinea poi che "un divario generalmente malsano tra donne e uomini nell'occupazione non aiuta a migliorare le prospettive degli Italiani per realizzare il potenziale di crescita".

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autore / Stefano Ursi
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