Porte girevoli in politica: ora tutti "leghisti" e Salvini fa il moderato

14 giugno 2017 ore 12:32, Americo Mascarucci
Si può definire "politica delle porte girevoli" o metamorfosi da post comunali. La politica italiana sembra impazzita. Si sta assistendo al paradosso di vedere forze politiche come la Lega Nord di Matteo Salvini che di fronte alla resurrezione del bipolarismo e dunque alla possibilità di tornare al governo del paese in alleanza con Forza Italia, sembra pronta ad annacquare certe posizioni "estreme", nel momento stesso in cui quelle posizioni vengono invece rilanciate per scopi elettori dagli avversari del Pd e del Movimento 5Stelle.
Porte girevoli in politica: ora tutti 'leghisti' e Salvini fa il moderato
Il Pd infatti si trova a gestire la propria sconfitta culturale rivedendo completamente la strategia in tema di sicurezza, immigrazione e rapporto con l'Europa; sull'altro versante la Lega pur di riallacciare il dialogo con Berlusconi sembra pronta a rinunciare ai vantaggi di quella che al contrario è la sua vittoria culturale. In mezzo c'è il M5S che di fronte al tracollo delle amministrative cerca di inseguire la Lega, che insegue Berlusconi, che insegue Renzi ecc. Insomma, una babele.

SALVINI - Il leader del Carroccio ha stupito tutti con queste parole rilasciate a Giovanni Floris per il programma de La 7 Di Martedì. "Se gli italiani daranno a Salvini la responsabilità di governo, non facendo di mestiere lo sfasciaccarrozze e considerato che l'ultima occasione si dà a tutti, anche ai condannati, io una possibilità all'Europa la do, anche se sono molto scettico sul fatto che a Bruxelles e a Berlino vogliano cambiare. Ma voglio togliere tutti gli alibi. Io ci metto la faccia, se poi mi mettono due dita negli occhi tanti saluti e meglio soli che male accompagnati". Niente più Brexit all'italiana? Niente più uscita dall'euro? Niente più posizioni barricadere ma dialogo con Bruxelles? Come annacquamento non c'è male. 

RENZI - E se oggi Salvini è pronto a mitigare il suo anti-europeismo sull'altro fronte Renzi e il Pd sembrano decisi ad accentuarlo. Il segretario del Pd poche settimane fa in piena campagna elettorale dichiarava. "L'Europa va salvata dai populismi ma con un cambiamento radicale. L’Ue non è il luogo dove venire a prendere ordini, è la casa dei nostri figli, per questo diciamo Europa sì ma non così. Se vogliamo cambiare l’Italia abbiamo bisogno di un’Italia che resti in Europa a testa alta, consapevole che l’interesse comunitario non è in contrasto con l’interesse nazionale. Il primo punto è l’elezione diretta del presidente della Commissione europea. Non sarà facile ma è la sola possibilità di trasformare un dibattito tecnocratico in un dibattito democratico". 
Verrebbe da chiedersi: ma chi è il vero leghista, pardon populista?
La svolta del Pd in senso "leghista" la si era già vista del resto sul tema dell'immigrazione con l'avvento al Viminale di Marco Minniti che aveva completamente cambiato la strategia in materia: prima la sicurezza poi l'accoglienza, con il piano espulsioni giudicato da sinistra peggiore di quello varato ai tempi di Maroni. 

RAGGI - Di fronte all'accusa di aver contribuito con la gestione fallimentare del Campidoglio a determinare la sconfitta di tutti i candidati 5Stelle alle amministrative di domenica, il sindaco di Roma diventa "salviniana" chiedendo una moratoria su rom e immigrati. La Raggi ha preso carta e penna e ha scritto al prefetto Paola Basilone per frenare l’ondata di migranti da collocare in città "Vista la forte presenza migratoria e il continuo flusso di cittadini stranieri, serve una moratoria sui nuovi arrivi in città. Trovo impossibile, oltre che rischioso ipotizzare ulteriori strutture di accoglienza, peraltro di rilevante impatto e consistenza numerica sul territorio comunale". 
E Beppe Grillo sul suo blog scrive: "Chiusura dei campi rom, censimento di tutte le aree abusive e le tendopoli. Chi si dichiara senza reddito e gira con auto di lusso è fuori. Chi chiede soldi in metropolitana, magari con minorenni al seguito, è fuori".
Insomma, tutti a copiare il Salvini vecchia maniera, mentre il nuovo cambia pelle, modera le proprie posizioni e sembra iniziare la fase di allontanamento dal lepenismo in favore di un rinnovato leghismo istituzionale. Come una giostra dove chi stava da una parte, ora si ritrova dall'altra e tutti insieme appassionatamente sembrano avere ormai fisso il limite temporale delle elezioni. Cosa non si fa per il governo! 

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