Riforma pensioni news: si amplia la platea della ‘quota 41’

16 giugno 2017 ore 10:06, Luca Lippi
Il pensionamento con la quota 41 si apre a nuove categorie di lavoratori. Con la ‘Quota 41’ ci si è riferiti fino a ieri a una precisa categoria di lavoratori che, in condizioni particolari, possono andare in pensione in anticipo rispetto ai coetanei. Dal ‘nome’ scelto per questo nuovo provvedimento: ‘41’ si riferisce al numero di anni di contributi che un lavoratore deve aver versato e accumulato per poter chiedere l’assegno di previdenza sociale. In questa particolare casistica, però, sin dall’origine non rientrano tutti i tipi di dipendenti, ma soltanto i lavoratori cosiddetti ‘precoci’, ovvero chi ha cominciato a lavorare prima dei 19 anni. Il vantaggio per chi potrà usufruire della ‘Quota 41’ sta nel fatto di poter lasciare il mondo del lavoro senza alcun limite d’età e senza penalizzazioni sugli importi.
Riforma pensioni news: si amplia la platea della ‘quota 41’
La novità – La quota 41 dei lavoratori precoci potrà essere estesa anche a coloro che svolgono mansioni particolarmente pesanti e coloro che lavorano di notte. La Legge di Bilancio 2017, infatti, aveva previsto per i lavoratori precoci con almeno 41 anni di contributi di cui un anno versato prima del compimento del diciannovesimo anno di età, soltanto per invalidi, coloro che assistono familiari con grave disabilità, ai disoccupati a seguito di licenziamento coloro che sono addetti alle 11 mansioni gravose.
Da oggi il pensionamento con la quota 41, invece, sarà esteso anche a coloro che svolgono lavori usuranti e notturni che potranno, quindi, accedere alla pensione anticipata non solo con la quota 97,6 ma anche con la quota 41 prevista per i lavoratori precoci, a patto, però, di poter vantare l’anno di contributi versato prima dei 19 anni di età.
I lavoratori addetti alla cosiddetta ‘linea catena’, i conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo di capienza non inferiore a nove posti e i lavoratori notturni con almeno 64 notti lavorate l’anno potranno utilizzare, se più favorevole alla disciplina delle quote, potranno fare ricorso alla pensione anticipata con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età e senza penalizzazioni.

Quali categorie, dunque, rientrano nella ‘finestra’ di agevolazione previdenziale prevista dalla 'Quota 41'? – Oltre i lavoratori addetti alla cosiddetta ‘linea catena’, i conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo di capienza non inferiore a nove posti e i lavoratori notturni con almeno 64 notti lavorate, innanzitutto, potranno richiedere la pensione anticipata i disoccupati per licenziamento, risoluzione consensuale o dimissioni per giusta causa che non stiano percependo indennità da almeno tre mesi. Viene tesa una mano, inoltre, a quei lavoratori cui è stata attestata un’invalidità civile superiore o uguale al 75%, così come per i dipendenti che, da sei mesi, assistono un coniuge o un parente affetti da disabilità. Infine, possono dire addio al duro mondo lavorativo e godersi il meritato riposo anche tutti coloro che, da almeno sei anni continuativi, sono impegnati in un’occupazione usurante. Sotto questa tipologia, vengono catalogati i classici lavori “di fatica” come quello dell’operaio nel settore edile, degli addetti alle merci e dei macchinisti. Nel settore ospedaliero, si aggiungono i mestieri del personale sanitario, come infermieri e ostetriche. Nel campo educativo, invece, è considerato “lavoro usurante” anche quello delle educatrici d’asilo nido e delle insegnanti delle scuole per l’infanzia.

Criticità - Sono stati stanziati solo 650.000 euro per il 2017 e i ‘paletti’ che limitano le platee dei beneficiari, come per esempio il fatto che sono esclusi i disoccupati a seguito di scadenza di contratto, determinano un restringimento notevole della platea dei beneficiari. C’è da considerare che nello stanziamento ci sono anche i beneficiari di Ape Sociale. La Quota 41 approvata dal Governo non soddisfa però le esigenze dei lavoratori precoci: si tratta infatti di una misura riservata solo a lavoratori che si trovino in determinate situazioni di difficoltà, tassativamente determinate. La maggior parte dei lavoratori precoci, quindi, pur avendo alle spalle 41 anni di contribuzione, non potrà usufruire della Quota 41 e dovrà attendere per poter andare in pensione. Ad oggi la platea si allarga, segno che le richieste delle parti sociali non  restano inascoltate, oltretutto il ministro Poletti sta lavorando alla riforma e questo è un segno confortante di attenzione. Continua, comunque, la battaglia dei lavoratori precoci, che chiedono il riconoscimento della Quota 41 come diritto di tutti.

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autore / Luca Lippi
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