Pensioni a 67 anni: contro lo scatto ora le imprese non possono nulla

19 giugno 2017 ore 16:18, Luca Lippi
Sarebbe pronto un decreto per l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni dal 2019. In realtà non è una vera e propria novità. Il prolungamento è imposto dalla crescita della cosiddetta ‘aspettativa media di vita’, che è diventata parametro fondamentale del sistema previdenziale Inps. In pratica, per garantirne la sostenibilità. Fu istituito in base ad una legge del 2010 (governo Berlusconi) ed ha cadenza triennale. Solo che dal 2019 avrà un ritmo più spedito - due anni - così come stabilito dalla riforma Fornero. Da quando è stato introdotto l'età per la pensione è salita di undici mesi. Attenzione, i mesi in più si sommano sia al minimo di età richiesto per l'assegno di vecchiaia che al minimo di anni di contributi per la pensione anticipata.
Pensioni a 67 anni: contro lo scatto ora le imprese non possono nulla
Le imprese sono sul piede di guerre a scoppio ritardato, il decreto dovrebbe essere emanato dal governo dopo l’estate ed è legato ai fattori demografici e in particolare l’aumento della speranza di vita dopo i 65 anni, che si sta allungando sia per gli uomini sia per le donne.
La notizia ha immediatamente scatenato un coro di polemiche, che si è alzato dal weekend contro il governo. Tra i contrari al possibile decreto, ci sarebbe anche Unimpresa che, tramite il suo presidente, Maria Concetta Cammarata ha fatto sapere: “Un eventuale nuovo intervento sulla previdenza con l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni a partire dal 2019 penalizza sia i lavoratori sia le aziende. Per i lavoratori si allungherebbe ancora di più la vita lavorativa oltre le aspettative a lungo pianificate; per le aziende, si creerebbe ancora una volta un quadro di incertezza, con costi maggiori e con l’impossibilità di procedere al necessario ricambio occupazionale del quale trarrebbe benefici l’intera economia italiana.
 La certezza del diritto, soprattutto in campo fiscale e nel settore della previdenza, è un valore imprescindibile per chi fa impresa. Le continue riforme – ha aggiunto la vicepresidente di Unimpresa – così come i provvedimenti scritti male e in fretta, non gettano le basi per poter fare investimenti. E invece, negli ultimi anni, si sono susseguiti continui interventi normativi, in alcuni casi una vera e propria tela di Penelope, che hanno confuso le aziende del Paese”.
Se è vero che l’innalzamento dei requisiti previdenziali è un percorso già in atto in altri Paesi, sarebbe davvero difficile leggere la decisione del governo Gentiloni come popolare, soprattutto perché arriverebbe a ridosso delle elezioni politiche.
Nel frattempo, si sta lavorando a misure che potrebbero accompagnare il decreto, facendo da paracadute. Come l’Ape, l’anticipo pensionistico che ha debuttato sabato nella versione social, cioè quella riservata alle categorie deboli, come disoccupati, invalidi e persone che hanno svolto le attività gravose.
Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera, commentando l’ipotesi di un decreto direttoriale chiamato a innalzare l’età pensionabile a 67 anni, commenta la notizia additando il provvedimento un ‘un controsenso’: l’ipotesi di intervenire per aumentare l’età pensionabile contraddice infatti "l’attuale scelta dell’anticipo della pensione, attraverso l’Ape sociale e con il miglioramento della norme per i lavoratori precoci" ha detto Damiano. Tale innalzamento è comunque condizionato alla verifica da parte dell’Istat dell’incremento dell’aspettativa di vita e che l’istituto di statistica non ha ancora ufficialmente prodotto. 

#Pensioni #Etàpensionabile #Innalzamento #Aspettativadivita #NuovoAumento
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...