Usa, Justine chiama 911: polizia confonde iPhone con pistola e le spara

19 luglio 2017 ore 14:36, Micaela Del Monte
Aveva sentito dei rumori sospetti nel suo quartiere e spaventata aveva chiamato la polizia. Invece sono stati proprio quegli uomini che dovevano difenderla ad ucciderla. E' accaduto a Justine Damond, 40 anni, che all'arrivo degli agenti si era avvicinata alla pattuglia disarmata, in pigiama, con il cellulare in mano, ma prima ancora di ascoltare quello che Justine voleva riferire, l’agente seduto accanto al collega che guidava le ha sparato all’addome. Forse Mohamed Noor, poliziotto di 31 anni, da pochi in servizio, aveva scambiato il cellulare della donna per una pistola.  

Usa, Justine chiama 911: polizia confonde iPhone con pistola e le spara
LA DINAMICA
Justine, insegnante di yoga australiana, che viveva a Minneapolis, aveva sentito urlare una donna nel vicolo dietro casa: temeva che la stessero violentando e ha quindi chiamato il 911. Poi la 40enne ha fatto "una cosa che ogni australiano avrebbe fatto", come hanno raccontato i media di Canberra e dintorni, ovvero avvicinarsi. Ma le cose sono andate molto differentemente da come la donna si aspettava. Il somalo-americano Mohamed Noor le ha incredibilmente sparato all'addome uccidendola. 

ARMI, CITTADINI E POLIZIA 
Però non ci sono immagini registrate dell'accaduto, nonostante i poliziotti in servizio abbiano l'obbligo di accendere le body-cam, cioè le telecamere che riprendono 24h/24 gli interni di ogni "pantera". Certo è che questo caso suscita nuovamente una riflessione profonda sul rapporto tra gli Usa e le armi da fuoco. Negli Stati Uniti se ne contano 265 milioni tra pistole e fucili, più o meno una a testa. D'altronde, è un diritto costituzionale sancito dal secondo emendamento. Ma spaventano le cifre sulle vittime da armi da fuoco tra poliziotti, semplici cittadini e criminali. 

POLEMICHE
Il caso ha ovviamente scatenato polemiche sia in Australia che negli Stati Uniti. “Come può una donna in strada in pigiama che cerca aiuto dalla polizia essere ammazzata così?”, ha dichiarato il primo ministro Malcolm Turnbull in un’intervista. “È un omicidio scioccante”, ha aggiunto Turnbull. La famiglia della donna ha chiesto alle autorità statunitensi di fare immediata luce sulla vicenda e di punire i colpevoli. L’agente Matthew Harrity, collega di Noor e presente all’omicidio, ha dichiarato che il suo collega ha sparato dopo aver sentito un suono molto forte. Secondo Harrity, Damond avrebbe bussato al finestrino subito dopo questo suono e per questo il suo collega avrebbe sparato. Gli investigatori dello stato del Minnesota che indagano sull’accaduto hanno dichiarato che gli agenti sono intervenuti sul luogo della denunciata aggressione alle 23:30 ora locale di sabato 15 luglio.

LE INDAGINI 
I due poliziotti sono stati sospesi e l’agente Mohamed Noor è al momento indagato. Il dipartimento di polizia della città di Minneapolis sta intanto rivedendo la sua politica sulle telecamere in dotazione alle pattuglie. L’agente Noor non è nuovo a inchieste che mettano in dubbio il suo comportamento in servizio. Il poliziotto infatti era stato oggetto di altre tre indagini interne. Un’inchiesta è stata archiviata senza conseguenze mentre le altre due risultano ancora in corso. Per la legge statunitense i dettagli di tali indagini non possono essere rivelati.
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