Draghi: serve sovranità comune. Ecco cosa significa

19 maggio 2017 ore 10:29, Luca Lippi
Il presidente della Bce, Mario Draghi, sostiene da Tel Aviv che la crisi economica dell'Eurozona "è alle nostre spalle. La ripresa è solida e sempre più ampia, ma per l'Europa servono ulteriori progressi". Specifichiamo che Mario Draghi parla dell’Europa nel suo complesso, è utile ricordare che all’interno dell’eurozona ci sono Paesi che sono in forte crisi e in ‘debito di crescita’. In itlaia la crescita c’è ma ha numeri talmente esigui che il pericolo di stagnazione non è mai stato fugato.
Secondo Draghi in Europa occorre andare "oltre l'Unione economica e monetaria", serve più integrazione e "mettere insieme sovranità". Il discorso di cedere sovranità torna al primo posto tra le soluzioni alla crisi economica che inevitabilmente passa per l’incomprensione politica. In sostanza, per interpretare quello che afferma Draghi, i Paesi del blocco Europeo dovrebbero diventare una federazione di stati diversi nella quale si percepisca un comune senso di identità e un governo centrale che decida sulla spesa, sulle tasse e sul budget. Questo non si verifica nell’Eurozona dove i Paesi  non sono tutti uguali e allora il rischio dell’esperimento della moneta unica rischia di deflagare. Non creare uno stato unico europeo (e per questo è necessario che tutti i Paesi dell’eurozona cedano totalmente la loro sovranità) vanifica inevitabilmente il senso di una moneta unica che tende a ingigantire l’iniquità e la scarsa affezione per un’Europa sempre meno comprensibile.
Draghi: serve sovranità comune. Ecco cosa significa
 
Secondo il numero uno della Bce, occorre lavorare su "sicurezza, migranti, difesa e queste sfide possono essere indirizzate solo mettendo insieme sovranità".  L'integrazione europea, dice Draghi, "avviata all'indomani della Seconda Guerra mondiale, è stata la risposta al disperato bisogno di pace dei cittadini. Il sistema di trattati tra i governi che ha dominato le relazioni europee tra le due guerre e anche prima ha completamente fallito in quello per cui servono i governi: sicurezza e prosperità. Mettere insieme sovranità su temi di comune interesse è diventata la nuova base della cooperazione tra le nazioni europee. All'epoca un simile progetto sembrava audace e ottimistico, così come oggi sembra audace ed ottimistico chiedere maggiore integrazione. Ma i nostri fondatori avevano ragione. L'Europa ha conseguito pace, prosperità e stabilità politica per un periodo di tempo senza precedenti nella storia". 
L'architettura istituzionale dell'Unione economica e monetaria resta incompleta sotto diversi aspetti, ma questo non può essere un problema a carico esclusivamente della Bce, è anche una questione di politica. Sottolinea Mario Draghi:  "Quest'anno è il 60esimo anniversario del Trattato di Roma e il 25esimo anniversario del Trattato di Maastricht, che ha creato l'Unione monetaria. Tuttavia servono ulteriori progressi. La crisi ha messo in evidenza la debolezza strutturale della nostra costruzione e ci ha obbligato a muoverci. L'aggiustamento è iniziato con la creazione dell'unione bancaria. Ma il lavoro è lontano dall'essere esaurito e le sfide che dobbiamo affrontare vanno oltre l'Unione economica e monetaria. Riguardano sicurezza, migranti, difesa e queste sfide possono essere indirizzate solo mettendo insieme sovranità".
Poi il Governatore della Bce si è lasciato andare in considerazioni di carattere ideologico cercando di mandare un messaggio ai burocrati di Bruxelles:  "L'Ue e l'euro hanno sempre richiesto l'appoggio della maggioranza dei cittadini europei ma, spesso, si sentiva solo un'opposizione rumorosa. Ora questa maggioranza silenziosa ha ritrovato la sua voce, il suo orgoglio e la fiducia in se stessa. Solo lavorando insieme le nazioni europe e possono superare queste sfide, L'opportunità di un progresso è reale. La maggioranza silenziosa torna a farsi sentire in Europa".
Affermazioni, che pur non menzionando direttamente la recente vittoria alle presidenziali del centrista Emmanuel Macron, ai danni della anti euro Marine le Pen, e prima ancora ancora le elezioni generali in Olanda dove la destra anti europea non ha prevalso, sembrano riferirsi proprio a questi sviluppi politici. "Oggi possiamo percepire una crescente onda di energia che chiede una azione congiunta europea. L'Unione europea e l'euro hanno sempre richiesto il sostegno della maggioranza dei cittadini europei, ma spesso a farsi sentire sono state solo le rumorose voci dell'opposizione. Solo lavorando assieme, le nazioni europee possono superare le sfide. L'opportunità  di progredire è reale", ha detto ancora Draghi.   
Negli anni scorsi invece, secondo il capo della Bce "l'esplosione della crisi finanziaria nel 2008 e la conseguente crisi dei debiti pubblici in Europa avevano determinato una profonda recessione globale, un forte aumento della disoccupazione e  esposto le parti incompiute dell'architettura istituzionale europea. Un terreno fertile per dare voce alla retorica populista e nazionalistica". 
In conclusione, il discorso del presidente della Bce è populista al contrario rispetto ai populismi cui fa riferimento. Necessita una riforma sostanziale, due possibili riforme che aumenterebbero la capacità di reazione della politica economica: l’introduzione di un doppio mandato per la Bce, sulla falsariga della Fed americana, e una regola fiscale che consenta di scorporare gli investimenti pubblici dal deficit (la “regola d’oro”). Ma se ne possono citare altre, come gli eurobond e il sussidio di disoccupazione europeo. Le proposte ragionevoli non mancano. Quello che manca è la volontà politica di trasformarle in realtà. Fin’ora le proposte ragionevoli della Bce sono state quelle che prevedono di risolvere i problemi aumentando il debito in un’area economica che in media ha un debito pubblico pari al 96% del Pil. Auspicando poi che a incrementare maggiormente il debito (facendo finta contabilmente che non lo sia) siano i Paesi che già oggi alzano abbondantemente la media, fa credere che allo stato dell’arte di ragionevolezza non v’è traccia.

#Draghi #ZonaEuro #Sovranità #cessione 
autore / Luca Lippi
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