Alitalia commissariata non fallirà: i numeri

02 maggio 2017 ore 15:11, Luca Lippi
Alitalia commissariata, fallirà? La compagnia di bandiera è già tecnicamente fallita da tempo. Secondo uno studio sui bilanci storici di Alitalia operato da Mediobanca si legge molto chiaramente:Tra il 1974 ed il 2007 Alitalia ha cumulato perdite pari a 6,1 mld. di euro in moneta del 2014. La gestione di Alitalia, a far data dal 1974 e fino al 2007 relativamente alla gestione in bonis (3,3 mld. a valori 2014) e successivamente fino al giugno 2014 sotto la gestione commissariale (4,1 mld.), ha prodotto in via indicativa e approssimata un onere complessivo a carico del settore pubblico e della collettività stimabile in circa 7,4 mld. di euro”.  
Poi è arrivato anche il No, dopo il referendum interno, all’accordo fra azienda e sindacati (in sintesi: 2 miliardi di ricapitalizzazione in cambio di 1300 licenziamenti, su 12.000 circa dipendenti, e di un taglio strutturale degli stipendi di quasi il 10%) probabilmente il referendum accelererà la morte di Alitalia anche dal punto di vista legale. Il ragionamento dei dipendenti Alitalia che hanno votato ‘no’ è intuibile: per motivi di immagine ed elettorali nessun governo lascerà mai fallire Alitalia, nemmeno l’Alitalia attuale che è al 100% di privati.
Alitalia commissariata non fallirà: i numeri
L’ipotesi della nazionalizzazione è stata esclusa. Non solo per i circa 7,5 miliardi (stima di fonte Mediobanca per il periodo 2007-2014, simile a quella sugli aiuti di Stato totali erogati al gruppo Fiat ma in mezzo secolo) buttati dall’Italia per il salvataggio di un’azienda che perde quasi 2 milioni al giorno in un contesto di mercato in cui la redditività delle compagnie aeree è mediamente aumentata, ma perché per la vituperata Europa impedisce aiuti di Stato in presenza di un simile assetto societario. Per fortuna, salvare la vita delle persone con un sussidio è meglio che tenere in vita un’azienda fallita e senza più prospettive di fronte a concorrenti molto più grandi o molto più agili. 
Prima del fallimento si passa al commissariamento così come è stato appena deciso e dall’amministrazione controllata, è probabile che alla fine del 2017 in qualche modo si arrivi, grazie a un prestito ovviamente con soldi nostri che l’Ue fingerà di valutare per poi autorizzarlo. Poi forse lo smembramento, con il solito schema della bad company e gli asset buoni magari svenduti all’estero, perché siamo tutti patrioti ma a corrente alternata e di qualcosa Unicredit e Intesa dovranno pur rientrare. 
Il ‘No’ del 67% dei dipendenti è una scommessa del genere ‘too big to fail’, anche perché calcolando indotto e famiglie dei dipendenti il fallimento dell’Alitalia riguarderebbe almeno 30.000 persone e quasi tutte residenti a Roma e dintorni. Da qui anche il tifo dei Cinque Stelle per la nazionalizzazione. Ma salvare le persone è una cosa, salvare il carrozzone un’altra.
lo Stato si trova nel cul de sac delle norme europee (niente aiuti) e della doppia impopolarità: un salvataggio mascherato diventa insostenibile di fronte ai contribuenti; un fallimento e una liquidazione equivalgono a sganciare una bomba all’idrogeno su Roma. 
Il punto chiave di questa storia che ormai è tutta politica, si potrebbe riassumere in “non la faranno mai fallire”. I segni di una disperata manovra last minute ci sono tutti, il governo è circondato, e la pressione si fa sempre più pesante, il Movimento 5Stelle chiede la nazionalizzazione, il Pd deve recuperare un terzo di elettorato perso e poi ci sono le elezioni.  Lo tsunami demagogico è già in corso e i sindacati non sono in grado di assicurare che non scatti lo sciopero selvaggio. Alitalia non solo continuerà a volare, ma mai come in questo momento con Alitalia ‘si vota’.

#Alitalia #commssariamento #nonfallirà

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...