Kepler scopre 219 nuovi pianeti: secondo la NASA 10 sarebbero abitabili

20 giugno 2017 ore 8:10, Eleonora Baldo

Quante volte ci siamo posti le domande “C’è vita oltre la Terra? Esistono pianeti simili ad essa? Ed in caso di risposta affermativa quanti potrebbero essere?”:  a rispondere a tutte queste domande ci ha pensato la Nasa, nota agenzia spaziale americana, che poche ore fa ha divulgato al mondo i risultati ottenuti dopo quattro anni di attività dal telescopio Kepler, attraverso la sua opera di scandagliamento della galassia, particolarmente della porzione riguardante la cosiddetta “Costellazione del Cigno”, avvalendosi della tecnica, così definita dai tecnici del settore, di “transito” ovvero di osservazione della luminosità delle stelle madri in base alla quale è possibile stabilire se e quando un pianeta passi davanti ad una di esse – e contestualmente determinarne l’esistenza – proprio grazie alla variazione di luminosità dell’astro preso in analisi.

Ebbene, da ieri, con la scoperta di 219 nuovi pianeti esterni al Sistema solare, abbiamo la conferma che il numero di presenze astrali  nella galassia è salito a 4.034, di cui 2.335 possono essere definiti come pianeti e tra questi ben 30 hanno dimensioni simili alla Terra, mentre una decina di questi sarebbe allocata nella cosiddetta “fascia abitabile”, ovvero orbitante ad una distanza dal proprio astro tale da permettere all’acqua, la fonte di vita primaria, di rimanere allo stato liquido. Il catalogo così definito da Kepler, ha precisato Susan Thompson, coordinatrice dello stesso presso il Seti Institute di Mountain View, in California “è la base di partenza per rispondere ad una delle domande più interssanti dell’astronomia: quanti sono i pianeti simili alla Terra nella nostra galassia?”. Ora abbiamo una risposta, probabilmente non definitiva, ma comunque utile a stimolare il mondo della scienza verso nuove e ulteriori ricerche sull’universo astrale che circonda il nostro pianeta.

Kepler scopre 219 nuovi pianeti: secondo la NASA 10 sarebbero abitabili

Grazie agli studi condotti attraverso il telescopio Kepler è stato inoltre possibile suddividere gli esopianeti più piccoli in due categorie: quelli di natura rocciosa, di dimensioni simili alla Terra, e quelli gassosi di dimensioni inferiori a quelle di nettuno. Tra questi, oltre la metà risulterebbe priva di superficie, o comunque presente sotto una atmosfera schiacciante che li renderebbe inadeguati ad ospitare forme di vita. “Ci piace pensare a questo studio di classificazione dei pianeti come quello con cui i biologi identificano nuove specie animali” – ha commentato Benjamin Fulton, altro coordinatore dello studio, proveniente dall’Università delle isole Hawaii – “trovare due gruppi distinti di pianeti è come scoprire che mammiferi e lucertole formano due rami distinti dell’albero evolutivo”.

Sull’unicità dei dati raccolti dallo studio, infine, si è poi pronunciato Mario Perez, scienziato del programma, che ha messo in luce come si tratti dell’unica raccolta dati esistente finora che abbia messo in luce l’esistenza di pianeti aventi dimensioni e orbita simili a quelle del nostro pianeta, sottolineando come “comprendere quanto siano comuni nella galassia contribuirà alla progettazione di future missioni NASA”.

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