Non è così pazzo: perchè Kim Jong-Un sa di far comodo a Usa e Cina

21 aprile 2017 ore 10:28, intelligo
Lanci di missili approvati mentre navi da guerra e truppe americane si avvicinano alle coste del Mare del Giappone, proclami sulla prosecuzione del programma nucleare e voce grossa fatta persino alla Cina, che a Pyongyang manda da anni aiuti fondamentali alla sopravvivenza della popolazione. Ce ne sarebbe abbastanza da concludere che il leader supremo della Corea del Nord Kim Jong-un sia un pazzo che tiene in ostaggio il suo Paese e almeno un paio d'altri potenzialmente a tiro dei suoi razzi.
Ma la realtà – comunque sempre difficile da interpretare in un paese da sempre chiuso a qualunque influenza straniera – sembra rivelare una situazione differente. Il 33enne presidente coreano sa infatti che più ancora di lui, i suoi nemici
Non è così pazzo: perchè Kim Jong-Un sa di far comodo a Usa e Cina
americani e sudcoreani (ma pure i partner cinesi) temono la sua caduta.

Kim sa di essere al vertice di uno stato che è il più grande fallimento sociale ed economico degli ultimi settant'anni, con un PIL pro-capite quasi venti volte più basso di quello dei “fratelli” del Sud e un tasso di corruzione che secondo l'agenzia Transparency International è il secondo al mondo. Sa quindi che nel momento in cui il suo regime dovesse cadere 24 milioni di disperati si riverserebbero alle frontiere di Cina e Corea del Sud in fuga da violenze e miseria. Sarebbe un'emergenza umanitaria di proporzioni bibliche, molto maggiore di quella che sta coinvolgendo l'Europa con la guerra siriana, e che nessuna delle potenze coinvolte è pronta ad affrontare. A scanso di equivoci la Cina avrebbe già inviato 150mila soldati lungo il fiume Yalu, che segna il confine tra i due Paesi, per evitare ingressi indesiderati.
Seul non è meno preoccupata: numerosi esperti di geopolitica come il francese Bernard Guetta hanno fatto notare che in caso di caduta del regime la Corea del Sud non potrebbe esimersi dall'avviare un processo di riunificazione di due popoli che condividono cultura e lingua, ma il tasso di sviluppo del Nord è talmente differente da rendere difficilissima l'impresa (basti pensare a quanto difficile fu per la Germania Ovest farsi carico delle ben minori arretratezze di quella dell'Est), mentre la Cina non vorrebbe certo ritrovarsi una Corea unita a farle concorrenza nel Mar Giallo, punto di partenza di tutti i traffici commerciali verso Europa e Asia meridionale.
Donald Trump, dal canto suo, non sa come gestire una situazione delicatissima proprio mentre aveva deciso di diminuire gli interventi militari e diplomatici nel continente asiatico per concentrarsi solo su accordi economici. La minaccia di un intervento militare è in realtà un disperato tentativo di fare in modo che la Cina prenda in mano la situazione e riduca alla ragione il recalcitrante alleato, ma Pechino non sembra affatto intenzionata a gestire da sola la crisi perché per farlo dovrebbe garantire ulteriori e onerosi aiuti. E mentre tutti lo condannano, a Washington, Pechino e Seul tutti augurano silenziosamente lunga vita al tiranno Kim Jong-Un.

di Massimo Spread
#coreadelnord #Trump #cina

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