La password del giorno è: Populismo

21 febbraio 2017 ore 11:38, Paolo Pivetti
La password del giorno è: Populismo
“No al populismo!” In questo scorcio d’anni un fantasma s’aggira per l’Italia, anzi per l’Europa; anzi per tutto il mondo occidentale: il temuto fantasma del populismo. E così, l’antipopulismo è diventato una bandiera di combattimento che raccoglie sotto di sé i più disparati gruppi e interessi. 

Ma cos’è il populismo, questo nemico pubblico n° 1?
Se le parole hanno ancora un senso, dobbiamo cercare in esse una risposta.
Populismo ci viene dall’inglese di fine ‘800 populism, che a sua volta è la traduzione, costruita sull’ascendente latino populus, del russo narodnicestvo. È questo il nome assunto da un movimento culturale e politico che tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 aspirava ad avvicinare in Russia le classi colte alle masse popolari, e ad instaurare una sorta di socialismo rurale in opposizione al burocratismo zarista, ma in opposizione anche all’industrialismo occidentale.
Le origini del populismo nel mondo moderno sono dunque nobili origini. Tanto che anche negli Stati Uniti si sviluppò negli stessi anni, seppure con minor rilievo, un movimento simile con il Populist Party in difesa degli interessi dei contadini del Midwest che erano in conflitto con le grandi concentrazioni industriali e finanziarie.

Ma le parole hanno un loro destino, legato al destino delle idee che rappresentano. E così il populismo russo, con la sua visione romantica e idealista, fu spazzato via con l’irrompere sulla scena del ben più agguerrito marxismo, forte di una potente speculazione filosofica alle spalle e di un’impostazione ideologica tutta basata sulla lotta di classe. E quello americano non ebbe miglior sorte. E anche il nome stesso di populismo seguì la stessa ventura, sprofondato tra gli sconfitti della storia. Ad altri ismi sarebbe toccato di giocarsi il successo sul palcoscenico del Novecento: nazionalismo, colonialismo, fascismo, comunismo, nazismo, oltre all’usato sicuro socialismo, furono i protagonisti storici del “secolo delle idee assassine”.
Scomparso allora dalla civiltà occidentale, riutilizzato poi per un certo periodo in lontane terre sudamericane, il populismo sorprendentemente riapparire ai giorni nostri come incubo del mondo politicamente corretto. Eccolo qui, usato rigorosamente come spregiativo, per designare quei movimenti ed uomini politici che fanno appello alla pancia della gente, cioè a quella che non è la parte  più nobile del corpo, se non altro perché contiene l’intestino e il suo contenuto. Ma in più contiene certi sentimenti, il sentimento d’identità nazionale, il legame con la tradizione, che non si sa quanto siano graditi al pensiero unico dominante.
Resta il fatto che nella marmellata ideologica di questo inizio di millennio, dove è difficile distinguere tra i post di Zuckerberg e le prediche del Papa, il populismo sembra la sola forza decisa ad opporsi nettamente alla globalizzazione.
Non è uno scontro da poco.

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autore / Paolo Pivetti
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